Regno Unito, Starmer: “Le espulsioni di migranti regolari che vuole Farage sono razziste e immorali”
dal nostro inviato Antonello GuerreraLIVERPOOL - “Le politiche di espulsioni di massa, anche di migranti regolari, annunciate da Nigel Farage sono razziste e immorali”. Keir Starmer è politicamente in difficoltà ma non esita ad attaccare il re della Brexit e del partito di destra Reform Uk che, a differenza del Labour del primo ministro britannico, sta volando nei sondaggi.
Anche per questo, Starmer ieri è passato all’offensiva, per cercare di riunire il suo partito e la base contro la minaccia Farage, che proprio la settimana scorsa ha annunciato la deportazione di centinaia di migliaia di immigrati, inclusi quelli legali, qualora vincesse le prossime elezioni e arrivasse a Downing Street. “I piani di espulsioni di migranti del leader di Reform UK, inclusi quelli che hanno il diritto legale di rimanere qui a vita, sono razzisti e immorali”, ha dichiarato Starmer alla Bbc, “distruggerebbero le basi della nostra società diversa e tollerante. Verrebbero espulsi i nostri vicini, i cittadini della nostra comunità, che lavora…
LIVERPOOL - “Le politiche di espulsioni di massa, anche di migranti regolari, annunciate da Nigel Farage sono razziste e immorali”. Keir Starmer è politicamente in difficoltà ma non esita ad attaccare il re della Brexit e del partito di destra Reform Uk che, a differenza del Labour del primo ministro britannico, sta volando nei sondaggi.
Anche per questo, Starmer ieri è passato all’offensiva, per cercare di riunire il suo partito e la base contro la minaccia Farage, che proprio la settimana scorsa ha annunciato la deportazione di centinaia di migliaia di immigrati, inclusi quelli legali, qualora vincesse le prossime elezioni e arrivasse a Downing Street. “I piani di espulsioni di migranti del leader di Reform UK, inclusi quelli che hanno il diritto legale di rimanere qui a vita, sono razzisti e immorali”, ha dichiarato Starmer alla Bbc, “distruggerebbero le basi della nostra società diversa e tollerante. Verrebbero espulsi i nostri vicini, i cittadini della nostra comunità, che lavorano nei nostri ospedali, nelle nostre scuole. Questo non è patriottismo. Questi non sono patrioti”.
“Stavolta, siamo di fronte a una battaglia diversa, che deciderà il futuro di questo Paese e l’anima della nostra società”, continua Starmer, che ieri ha aperto la conferenza annuale del Labour a Liverpool, cercando di coagulare consenso intorno alla sua figura come ultimo baluardo contro lo spauracchio Farage. “Non dico che chi voterà per lui è automaticamente un razzista, comprendo le preoccupazioni della gente. Ma immaginate per esempio se Farage diventasse primo ministro”, aggiunge il leader laburista, “e a cosa potrebbe accadere alla nostra Coalizione dei Volenterosi per l’Ucraina con lui al potere, che cercherebbe di ingraziarsi Putin. Questa è una battaglia che deciderà chi siamo. È la battaglia della nostra vita”.
In ogni caso, a meno che Starmer non decidesse di anticiparle (e non è escluso), le prossime elezioni nel Regno Unito sono previste nel 2029. Nel frattempo, il primo ministro deve risollevarsi il prima possibile per evitare guai politicamente fatali, visto che un suo rivale interno al partito, il sindaco di Manchester Andy Burnham, è già uscito allo scoperto contestando la leadership di Sir Keir. Secondo un ultimo sondaggio YouGov, Starmer è il primo ministro più impopolare della storia, addirittura più di Liz Truss dopo la sua catastrofica manovra di bilancio nel 2022. Ciò soprattutto a causa del flop delle sue politiche anti immigrazione, le clamorose e umilianti retromarce sulla riforma del welfare e dei benefit e un carisma ai minimi, che non attecchisce. Presentarsi “soltanto” come ultimo baluardo contro l’avanzata di Farage verso Number 10, basterà a Starmer per sopravvivere politicamente?