Volontari italiani portano in Ucraina il Giubileo: “Il primo concerto a Kharkiv dal 2022”
di Iacopo ScaramuzziE’ un po’ un Giubileo all’incontrario. “Invece che andare a Roma, andiamo in una città martoriata”, racconta Angelo Moretti. Un gruppo di volontari italiani parte mercoledì primo ottobre e porta il “Giubileo della speranza in Ucraina”, destinazione Kiev e Kharkiv, la città metropolitana più vicina al fronte di guerra russo. Lì in onore del gruppo degli ospiti italiani avverrà un piccolo miracolo, sarà riaperta la sala concerti chiusa da quando l’esercito di Mosca la bombardò: “A Kharkiv non c’è un concerto dal 2022”, dice Moretti.
Una delegazione composita
Lui è presidente ed animatore del progetto Mean, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, e guida in Ucraina un gruppo di centodieci attivisti provenienti dall’associazionismo cattolico e da quello laico, prevalentemente italiani ma ci sono anche alcune presenze da Belgio, Inghilterra e Portogallo. Ci sono Azione cattolica, Acli, gli scout di Agesci e Masci, la fondazione Gariwo della foresta dei giusti, il movimento Base di Marco B…
E’ un po’ un Giubileo all’incontrario. “Invece che andare a Roma, andiamo in una città martoriata”, racconta Angelo Moretti. Un gruppo di volontari italiani parte mercoledì primo ottobre e porta il “Giubileo della speranza in Ucraina”, destinazione Kiev e Kharkiv, la città metropolitana più vicina al fronte di guerra russo. Lì in onore del gruppo degli ospiti italiani avverrà un piccolo miracolo, sarà riaperta la sala concerti chiusa da quando l’esercito di Mosca la bombardò: “A Kharkiv non c’è un concerto dal 2022”, dice Moretti.
Una delegazione composita
Lui è presidente ed animatore del progetto Mean, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, e guida in Ucraina un gruppo di centodieci attivisti provenienti dall’associazionismo cattolico e da quello laico, prevalentemente italiani ma ci sono anche alcune presenze da Belgio, Inghilterra e Portogallo. Ci sono Azione cattolica, Acli, gli scout di Agesci e Masci, la fondazione Gariwo della foresta dei giusti, il movimento Base di Marco Bentivogli, ci sono docenti come Marianella Sclavi, c’è Marcello Bedeschi per l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, ci sono consiglieri comunali e sindaci. La rete è nata nel 2022 tramite tam tam telefonico: “Quando c’è stata l’invasione della Russia ci siamo detti: non prossimo stare a guardare questa guerra vicina a casa nostra, facciamo qualcosa di concreto. Non basta parlare, non basta l’indignazione social, andiamo”, spiega Moretti. Una prima spedizione arrivò al confine polacco per aiutare gli ucraini in fuga, poi l’impegno è evoluto: “Volevamo andare oltre il discorso dell’aiuto umanitario e creare un contatto tra la società civile italiana e quella ucraina, perché non basta quello tra i governi”.
Società civile al centro
E’ nata così l’idea delle missioni in Ucraina, iniziative che nel corso degli anni hanno portato a recapitare raccolte fondi per l’inverno, a regalare un pulmino all’ospedale pediatrico di Kiev, a costruire un “peace village” a Brovary, a 20 chilometri da Kiev, dove ragazzi, anziani e famiglie passano le giornate, oltre ad accogliere famiglie ucraine in Italia per l’estate. Quella giubilare, dal primo al 5 ottobre, sarà la quattordicesima spedizione. La delegazione italiana partirà dalla Polonia, farà una prima tappa a Kiev, dove nella cattedrale di Sant’Alessandro si svolgerà una celebrazione con il nunzio apostolico e il vescovo latino della capitale, seguiranno incontro con l’ufficio nazionale anticorruzione ucraino e il Centro di giustizia riparativa, perché “già oggi bisogna attivarsi per il dopo-guerra, sperando che arrivi presto”, dice Moretti, gli ucraini “dovranno convivere con il vicino russo, e ora è il momento di ascoltarli e raccogliere le loro testimonianze”.
Bombe su Ciajkovskij
Il 3 ottobre i volontari italiani arriveranno a Kharkiv per momenti spirituali ma anche incontri con gli sportivi locali, gli artisti (gli studenti italiani collaboreranno alla realizzazione di un’opera d’arte pensata da Michelangelo Pistoletto), e poi un concerto dell’orchestra filarmonica locale. Verranno rispettati tutti i limiti imposti dalla legge marziale vigente, nella sala non saranno presenti più di 200 persone, ma sarà un piccolo grande segno di rinascita: “Sale di musica, cinema, teatri sono chiusi”, racconta il capo missione italiana, “l’ultimo concerto è del 24 febbraio 2022”. I russi bombardarono, ironia della sorte era in scena lo Schiaccianoci di Ciajkovskij, compositore che più russo non si può.
I corpi civili europei di pace
La tela che i volontari italiani vanno tessendo ha l’ambizione di preparare in modo artigianale un futuro di pace. Nell’olimpo dell’organizzazione ci sono nomi come Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi, ma non solo. Una delle proposte che il progetto Mean ha concepito con i rappresentanti della società civile ucraina e ora sta caldeggiando presso le istituzioni europee è un’idea di Alexander Langer, l’intellettuale pacifista altoatesino morto suicida nel 1995, i Corpi civili di pace europei. “Oggi la resistenza va aiutata”, spiega Moretti, “ma se domani ci dovesse essere una tregua nel Donbass bisogna accompagnarla. Il cessate-il-fuoco è una bella parola ma la tregua è il momento in cui nei villaggi scattano violenze trasversali e vendette tra fazioni, e per evitarlo bisogna organizzare per tempo una presenza di professionisti e volontari da schierare per gestire il conflitto e favorire la de-escalation, anche per evitare quello che è accaduto nel 2014 quando gli accordi di Minsk vennero siglati ma poi non vennero fatti rispettare. Dove non arrivano i caschi blu dovrebbe intervenire l’Europa”. Angelo Moretti ne è convinto: i viaggi in Ucraina stanno intessendo una rete che sarà utile quando finalmente taceranno le armi: “Non possiamo sentirci estranei”.