Astana (Kazakhstan) – Le guerre distraggono dalle grandi sfide epocali, dalle vere attese delle popolazioni, come la difesa dell’ambiente». Nevischio. Paesaggio sovietico. Grattacieli a perdita d’occhio. L’inno kazako risuona poderoso nel palazzo presidenziale. Sergio Mattarella è ad Astana per una missione che è insieme diplomatica, geopolitica, commerciale. Bisogna «fare il possibile per la pace e la collaborazione internazionale, rilanciare il multilateralismo, che significa pari dignità degli Stati. Invece affiorano comportamenti unilaterali e ricorsi alla forza militare che speravamo fossero ormai banditi», dice preoccupato.
Qui Mosca, la cui influenza è ancora forte, è il buon vicino. Mattarella per tutto il giorno non a caso non cita mai né la Russia né l’Ucraina. Ripete però tante volte la parola pace. Perché il Kazakhstan offre un altro modello: «I rapporti positivi» italo-kazaki sono un esempio di come dovrebbe andare il mondo. Costruiti nel segno dell’amicizia, «vanno a ben…
Astana (Kazakhstan) – Le guerre distraggono dalle grandi sfide epocali, dalle vere attese delle popolazioni, come la difesa dell’ambiente». Nevischio. Paesaggio sovietico. Grattacieli a perdita d’occhio. L’inno kazako risuona poderoso nel palazzo presidenziale. Sergio Mattarella è ad Astana per una missione che è insieme diplomatica, geopolitica, commerciale. Bisogna «fare il possibile per la pace e la collaborazione internazionale, rilanciare il multilateralismo, che significa pari dignità degli Stati. Invece affiorano comportamenti unilaterali e ricorsi alla forza militare che speravamo fossero ormai banditi», dice preoccupato.
Qui Mosca, la cui influenza è ancora forte, è il buon vicino. Mattarella per tutto il giorno non a caso non cita mai né la Russia né l’Ucraina. Ripete però tante volte la parola pace. Perché il Kazakhstan offre un altro modello: «I rapporti positivi» italo-kazaki sono un esempio di come dovrebbe andare il mondo. Costruiti nel segno dell’amicizia, «vanno a beneficio delle popolazioni». Ammette di apprezzare il loro ancoraggio «ai criteri della carta delle Nazioni unite». Anche «questi valori ci uniscono». Nel freddo pungente del mattino va in scena il colloquio col presidente Qasym-Jomart Tokayev, che ricorda come l’Italia abbia investito negli ultimi vent’anni 7,5 miliardi di euro, le 250 nostre aziende che operano nel Paese, l’interscambio supera i dieci miliardi di dollari e i quattromila studenti kazaki che studiano nelle nostre università. E questa visita è un altro passo per fare di più.
Il Kazakhstan ci fornisce carbone (soprattutto), gas e petrolio ed ama il Made in Italy. Hanno appena dedicato una via a Marco Polo e ad Almaty hanno aperto l’Istituto italiano di cultura. Entri in uno dei tanti centri commerciali, dove rifugiarsi quando si gela (lo scorso Natale si registrarono meno 46 gradi) e ti imbatti subito nelle insegne di Cucinelli, Zegna, Dolce e Gabbana. Siamo il primo partner commerciale europeo e il terzo - dopo Russia e Cina - a livello globale. «Siete lontani e allo stesso vicini», dice il Capo dello Stato incontrando una delegazione di imprenditori italiani. Un Paese a cavallo tra Oriente e Occidente. «Un’area strategica», l’ha definita Mattarella. «I rapporti sono eccellenti, ma li possiamo ulteriormente accrescere».
Astana, un’ex steppa battuta da venti siberiani, è la prima tappa di un viaggio di quattro giorni, che proseguirà in Azerbaigian. È davvero una strana città, senza un suo centro, costruita da zero negli ultimi trent’anni per edificare una Capitale che si allontanasse da Almaty, il vecchio cuore, troppo vicino alla Cina. Ma seppur confinante con il regno di Putin - ha fatto parte dell’Urss sino al 1991 - il Kazakhstan ha saputo mantenere autonomia e voglia di prosperità. Il che la rende preziosa in un contesto impazzito.