COPENAGHEN – «Dobbiamo mantenere sicuri i nostri cieli». Le parole pronunciate ieri dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, risuonerebbero abbastanza scontate se non fossero state pronunciate in un luogo non abituale. Per la prima volta, infatti, un capo dell’Alleanza militare ha preso parte alla riunione collegiale della Commissione europea. Segno che ormai l’emergenza sicurezza rappresenta la prima parola d’ordine nel Vecchio Continente.
Del resto, non è un caso che la sicurezza e l’intelligence di mezza Europa stia collaborando con le autorità danesi per rendere tranquillo il Consiglio europeo straordinario che si riunisce oggi a Copenaghen. Le quotidiane incursioni di droni provenienti con molta probabilità dalla Russia costituiscono un’attività minatoria proprio nei confronti dei leader Ue. Che discuteranno proprio di Difesa e di come continuare ad aiutare l’Ucraina nella sua battaglia per resistere all’aggressione di Mosca. Per coadiuvare l’attività di controllo del…
COPENAGHEN – «Dobbiamo mantenere sicuri i nostri cieli». Le parole pronunciate ieri dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, risuonerebbero abbastanza scontate se non fossero state pronunciate in un luogo non abituale. Per la prima volta, infatti, un capo dell’Alleanza militare ha preso parte alla riunione collegiale della Commissione europea. Segno che ormai l’emergenza sicurezza rappresenta la prima parola d’ordine nel Vecchio Continente.
Del resto, non è un caso che la sicurezza e l’intelligence di mezza Europa stia collaborando con le autorità danesi per rendere tranquillo il Consiglio europeo straordinario che si riunisce oggi a Copenaghen. Le quotidiane incursioni di droni provenienti con molta probabilità dalla Russia costituiscono un’attività minatoria proprio nei confronti dei leader Ue. Che discuteranno proprio di Difesa e di come continuare ad aiutare l’Ucraina nella sua battaglia per resistere all’aggressione di Mosca. Per coadiuvare l’attività di controllo del Paese scandinavo sono arrivate truppe e tecnici da Francia, Germania, Polonia e anche Usa. Prova che l’allarme è alto. E in effetti le strade del centro appaiono supercontrollate.
L’esecutivo europeo intende dunque sottoporre ai 27 il piano per costruire il cosiddetto “muro di droni”. Il progetto verrà presentato entro novembre e dovrebbe essere dettagliato in primavera. Ma verrà discusso da oggi. Si tratta però di un’operazione complicata che non vede uniti tutti i 27 Stati membri. «Abbiamo convocato questa riunione — ha spiegato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen — per discutere della situazione della sicurezza nell’Unione europea e, naturalmente, per ascoltare le opinioni. Preservare la pace è sempre stato un nostro compito fondamentale». A suo giudizio, «abbiamo bisogno di progetti bandiera della difesa. Sul fianco orientale bisogna agire ora. L’Europa deve fornire una risposta forte e unita alle incursioni dei droni russi».
Per il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, «l’iniziativa del muro dei droni è eccellente. In Polonia e in Estonia è chiaro che sono stati i russi». Segno che Ue e Nato possono procedere insieme. Anche se, accusa l’Intelligence di Mosca, i Servizi segreti ucraini starebbero preparando «una provocazione clamorosa in Polonia», con un attacco con commando e droni su «infrastrutture critiche» per incolpare Russia e Bielorussia e trascinarle in guerra con la Nato.
Ovviamente la difesa europea a questo punto può avanzare di pari passo con il sostegno all’Ucraina. Sono due facce della stessa medaglia. Anzi, von der Leyen è convinta che se l’Ue si muove con decisione si può arrivare ad una «svolta». Il prestito a Kiev finanziato con i beni russi congelati serve a questo. Anche se la soluzione tecnica per utilizzare le proprietà di Mosca senza che si configuri come una confisca, non è affatto semplice. L’idea di ricorrere a bond da ripagare quando la Russia riparerà i danni di guerra, non ha ancora rintracciato una strada giuridicamente accettabile in primo luogo dalla Bce. Il via libera potrebbe essere il prossimo 10 ottobre in occasione della riunione dell’Ecofin (i ministri finanziari) ma non tutti scommettono sulla possibilità di chiudere la partita così rapidamente.
Bisogna considerare inoltre che l’Ucraina va aiutata ma può essere anche una risorsa: ha infatti acquisito una esperienza e una tecnologia all’avanguardia sui droni molto utile alla difesa europea. E infatti Kiev ha organizzato una missione in questo senso in Danimarca che rappresenta un vero e proprio test per la costruzione del futuro scudo di velivoli senza pilota. Di sicuro, ripetono a Bruxelles, «non ci faremo intimorire» dalle possibili ritorsioni russe sia sul nuovo pacchetto di sanzioni sia sull’uso dei beni congelati. «Il fabbisogno finanziario dell’Ucraina per il 2026 e il 2027 — si legge in un documento congiunto Svezia-Finlandia — è stimato in 130 miliardi di euro». E i beni del Cremlino bloccati in Europa ammontano ad una cifra analoga: 140 miliardi di euro.