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Così Netanyahu è riuscito a cambiare il piano Trump per la pace a Gaza

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Dal confronto tra il testo della bozza in 21 punti del 27 settembre e quello pubblicato dalla Casa Bianca emergono due punti cruciali: il disarmo dei miliziani e le tre fasi del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia
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Durante la trasferta negli Stati Uniti Benjamin Netanyahu è riuscito a far modificare il piano Trump per Gaza, rendendolo ancor più favorevole a Israele e più difficile da accettare per Hamas. Soprattutto su due questioni cruciali: il disarmo dei miliziani e il ritiro delle Israeli defence forces (Idf) dalla Striscia. Lo si capisce mettendo a confronto il testo della bozza in 21 punti rivelata dal Times of Israel il 27 settembre scorso, approvata dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e preventivamente sottoposta ai Paesi arabi e musulmani, con il testo pubblicato ufficialmente dalla Casa Bianca due giorni dopo, mentre era in corso l’incontro tra Netanyahu e il presidente americano.

Il disarmo di Hamas

Il governo israeliano ha sempre posto, come condizione primaria per trattare il cessate il fuoco permanente, il disarmo delle Brigate al Qassam, la milizia di Hamas responsabile del pogrom del 7 Ottobre. Hamas da sempre si oppone.

Al punto 6 della bozza si legge che, in cas…

Durante la trasferta negli Stati Uniti Benjamin Netanyahu è riuscito a far modificare il piano Trump per Gaza, rendendolo ancor più favorevole a Israele e più difficile da accettare per Hamas. Soprattutto su due questioni cruciali: il disarmo dei miliziani e il ritiro delle Israeli defence forces (Idf) dalla Striscia. Lo si capisce mettendo a confronto il testo della bozza in 21 punti rivelata dal Times of Israel il 27 settembre scorso, approvata dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e preventivamente sottoposta ai Paesi arabi e musulmani, con il testo pubblicato ufficialmente dalla Casa Bianca due giorni dopo, mentre era in corso l’incontro tra Netanyahu e il presidente americano.

Il disarmo di Hamas

Il governo israeliano ha sempre posto, come condizione primaria per trattare il cessate il fuoco permanente, il disarmo delle Brigate al Qassam, la milizia di Hamas responsabile del pogrom del 7 Ottobre. Hamas da sempre si oppone.

Al punto 6 della bozza si legge che, in caso di accordo e una volta che i 48 ostaggi (tra vivi e morti) saranno riconsegnati, ai membri di Hamas che si impegneranno “alla pacifica coesistenza” sarà garantita l’amnistia, mentre ai membri che vogliono lasciare la Striscia sarà assicurato “un passaggio sicuro” verso paesi disposti ad accoglierli.

Nello scritto ufficiale, però, è stato aggiunto un dettaglio fondamentale: si legge che l’amnistia sarà data solo a coloro che riconsegneranno le armi (“decommission their weapons”). Concetto ripetuto anche nel punto 13, in cui è stato inserito il “processo di smilitarizzazione sotto la supervisione di osservatori indipendenti”. Nella bozza non c’era.

Le Idf rimarranno nella Striscia

Ancor più vistoso è il cambiamento riguardante il ritiro delle truppe israeliane. Nella bozza, al punto 3, si diceva che le forze armate in caso di accordo “si ritireranno dalle linee di battaglia seguendo la proposta Witkoff presentata per il rilascio degli ostaggi”. Non è specificato a quale delle tante proposte dell’inviato di Trump ci si riferisca, ma al punto 16 veniva chiarito che le Idf “riconsegneranno progressivamente il territorio di Gaza che hanno occupato”.

Nel piano pubblicato dalla Casa Bianca, invece, si parla di ritiro “fino alla linea concordata”: si intuisce, concordata tra Trump e Netanyahu. Viene allegata una mappa che distingue tre fasi di arretramento all’interno della Striscia di Gaza: la prima, di qualche chilometro appena rispetto alle posizioni attuali, per favorire il rilascio degli ostaggi; la seconda da attuarsi solo quando la temporanea forza di stabilizzazione internazionale (Isf) sarà dispiegata a Gaza; la terza, e ultima, prevede il ritiro delle Idf nella zona cuscinetto lungo il confine con Israele, sempre quindi in territorio palestinese.

In sostanza, non è previsto per ora il ritiro completo dalla Striscia di Gaza, e l’arretramento dell’esercito “sarà fatto in base a criteri, e con tempistiche, che saranno concordati tra le Idf, l’Isf, i garanti e gli Stati Uniti”, recita il nuovo punto 16.

Anp, Cisgiordania e Qatar

Nella bozza era previsto anche un punto, il 18, in cui Israele si impegnava a non colpire più il suolo del Qatar. Dal piano ufficiale è sparito, pur essendo Netanyahu stato costretto da Trump a scusarsi con il premier qatariota al Thani per il raid del 9 settembre scorso contro un complesso edilizio di Doha dove si stavano riunendo i capi di Hamas.

Della Cisgiordania non si parla, né nella bozza né nella versione finale del piano: Trump aveva dichiarato che non avrebbe permesso a Israele l’annessione, ma durante la conferenza stampa alla Casa Bianca con Netanyahu è stato molto meno netto. E l’Autorità nazionale palestinese, stabiliscono entrambe le versioni, avrà un ruolo solo in un secondo tempo e solo se si sottoporrà a un programma di riforme ritenuto soddisfacente da Israele.

“Mai lo Stato palestinese”

Infine, lo Stato della Palestina. Sia nella bozza, sia nel piano pubblicato dalla Casa Bianca, si dice che questo accordo per Gaza e la riforma dell’Anp costituiscono “il percorso credibile verso l’autodeterminazione e la sovranità statale palestinese, che noi riconosciamo come aspirazione del popolo palestinese”. Ma Netanyahu, appena uscito dall’incontro col tycoon e prima di salire sull’aereo che lo ha riportato in Israele, ha voluto rassicurare così i suoi sostenitori. “Lo Stato della Palestina non ci sarà mai”.

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