È arrivato da più parti il plauso al piano del presidente statunitense Donald Trump per porre fine a quasi due anni di guerra nella Striscia di Gaza. A partire dal Cremlino. «La Russia sostiene e accoglie sempre con favore qualsiasi sforzo di Trump volto a porre fine alla tragedia in corso» e auspica «che questo piano venga attuato e contribuisca a una conclusione pacifica in Medio Oriente», ha detto il portavoce Dmitrij Peskov. Ricordando che Mosca ha mantenuto i contatti con tutte le parti in conflitto ed è pronta a contribuire alla sua risoluzione se richiesto. Pur continuando a coltivare il suo legame personale col premier israeliano Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin ha infatti ripetutamente ospitato a Mosca il leader palestinese Mahmoud Abbas e i vertici di Hamas. Che però non hanno ancora dato una risposta.
Il piano richiede che Hamas si arrenda e deponga le armi in cambio della fine dei combattimenti, degli aiuti umanitari per i palestinesi e della promessa di ricostruzio…
È arrivato da più parti il plauso al piano del presidente statunitense Donald Trump per porre fine a quasi due anni di guerra nella Striscia di Gaza. A partire dal Cremlino. «La Russia sostiene e accoglie sempre con favore qualsiasi sforzo di Trump volto a porre fine alla tragedia in corso» e auspica «che questo piano venga attuato e contribuisca a una conclusione pacifica in Medio Oriente», ha detto il portavoce Dmitrij Peskov. Ricordando che Mosca ha mantenuto i contatti con tutte le parti in conflitto ed è pronta a contribuire alla sua risoluzione se richiesto. Pur continuando a coltivare il suo legame personale col premier israeliano Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin ha infatti ripetutamente ospitato a Mosca il leader palestinese Mahmoud Abbas e i vertici di Hamas. Che però non hanno ancora dato una risposta.
Il piano richiede che Hamas si arrenda e deponga le armi in cambio della fine dei combattimenti, degli aiuti umanitari per i palestinesi e della promessa di ricostruzione a Gaza. A garantire l’ingresso degli aiuti sarebbero «le Nazioni Unite e le sue agenzie», che ieri hanno fatto sapere di essere in contatto «con le varie parti in merito agli sforzi di pace» e di accogliere «con favore ogni mediazione».
Anche Pechino si è detta disposta a collaborare per una «risoluzione globale, giusta e duratura», ha detto il portavoce della diplomazia Guo Jiakun. Favorevole all’iniziativa anche il premier indiano Narendra Modi: «Offre una via praticabile verso una pace, una sicurezza e uno sviluppo sostenibili e a lungo termine per il popolo palestinese e israeliano, come per la più ampia regione dell’Asia occidentale». Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invece ribadito che «la Turchia continuerà a contribuire al processo al fine di stabilire una pace giusta e duratura».
Sostegno a Trump è arrivato anche da Bruxelles e da diversi Paesi europei. «La Ue è pronta ad aiutare a raggiungere l’obiettivo», ha commentato Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la politica estera. La premier italiana Giorgia Meloni ha definito il piano un «progetto ambizioso», ed esortato «tutte le parti a cogliere questa opportunità». Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz la proposta di Trump è «la migliore possibilità per porre fine alla guerra». Ora non resta che «Hamas accetti e spiani la strada alla pace».
Stesso appello da Emmanuel Macron. «Hamas non ha altra scelta che rilasciare immediatamente tutti gli ostaggi e seguire questo piano», ha detto il presidente francese perorando «una pace duratura nella regione, basata sulla soluzione dei due Stati e sui principi approvati da 142 Stati membri dell’Onu su iniziativa di Francia e Arabia Saudita». Il premier britannico Keir Starmer si è detto invece «grato per la leadership del presidente Trump». «È ora che la violenza cessi», si è augurato infine il premier spagnolo Pedro Sánchez che di recente ha definito la condotta di Israele un “genocidio”. «La soluzione dei due Stati, con Israele e Palestina che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, è l’unica soluzione possibile».