COPENAGHEN – Investire su un muro di droni che protegga anche il fronte sud. E in particolare l’Italia, esposta alla minaccia di incursioni russe. È il messaggio che Giorgia Meloni consegna durante il Consiglio europeo di Copenaghen. Chiedendo agli altri leader presenti di investire per questo obiettivo risorse adeguate, al pari di quelle che si intende destinare al confine orientale.
Bisogna tornare a qualche giorno fa, per comprendere al meglio quanto sta accadendo in queste ore durante il vertice ospitato dal palazzo reale danese. Quando pochi giorni fa Volodymyr Zelensky ha indicato pubblicamente sui social l’Italia come un possibile, prossimo obiettivo di un attacco di droni russi, non ha parlato a caso. E non si è trattato solo di un messaggio utile a mettere pressione su Palazzo Chigi, in questa fase più prudente degli anglo-francesi nel sostegno a Kiev. Anche a Roma si discute del rischio ventilato dal presidente ucraino, pur non possedendo elementi specifici per poter definir…
COPENAGHEN – Investire su un muro di droni che protegga anche il fronte sud. E in particolare l’Italia, esposta alla minaccia di incursioni russe. È il messaggio che Giorgia Meloni consegna durante il Consiglio europeo di Copenaghen. Chiedendo agli altri leader presenti di investire per questo obiettivo risorse adeguate, al pari di quelle che si intende destinare al confine orientale.
Bisogna tornare a qualche giorno fa, per comprendere al meglio quanto sta accadendo in queste ore durante il vertice ospitato dal palazzo reale danese. Quando pochi giorni fa Volodymyr Zelensky ha indicato pubblicamente sui social l’Italia come un possibile, prossimo obiettivo di un attacco di droni russi, non ha parlato a caso. E non si è trattato solo di un messaggio utile a mettere pressione su Palazzo Chigi, in questa fase più prudente degli anglo-francesi nel sostegno a Kiev. Anche a Roma si discute del rischio ventilato dal presidente ucraino, pur non possedendo elementi specifici per poter definire la minaccia circostanziata e incombente. Velivoli senza pilota sono infatti in grado di essere lanciati dalle basi aeree russe della Cirenaica. Quelle date in “appalto” dal generale Haftar alle truppe di Mosca. Un avamposto di Putin che affaccia sul Mediterraneo. E che dista pochissimo, che si trova a breve distanza in termini di tempo di volo, dalle coste siciliane.
Quando arriva al summit continentale, dunque, Meloni ha già chiaro l’obiettivo politico da perseguire. «Una cosa – precisa - va detta sui droni e sui “muri”: dobbiamo ricordare che i confini dell’Alleanza sono molto estesi. Per cui se facciamo l’errore di guardare solo a fianco est e di dimenticare quello sud, rischiamo di non essere risolutivi. Affronteremo una discussione molto franca».
L’altro dettaglio che la premier non rivela è questo: l’Italia è disponibile a ragionare di piano anti-droni, ma a due condizioni. Che guardi anche a Sud e che possa essere utilizzato anche per monitorare i flussi illegali di migranti. O almeno, questa è l’idea che circola nell’esecutivo. E che presenta anche un vantaggio rispetto all’opinione pubblica: Roma può più facilmente giustificare investimenti ingenti su questo terreno militare se è capace di sostenere anche che il “muro” può risultare utile per frenare l’immigrazione irregolare. Che poi questo davvero accada, è tutto un altro discorso.
A Copenaghen si discute anche delle opzioni legali rispetto all’abbattimento di droni. La Germani annuncia l’obiettivo di varare una legge che lo consenta, senza vincoli. È evidente che il tema non riguarda il singolo ingresso di un drone nello spazio aereo nazionale: se costituisce un pericolo, viene abbattuto. Semmai, riguarda la necessità di costruire una cornice legale per dare vita a strutture preposte specificamente a questo compito difensivo.
Per il resto, la premier mantiene un approccio prudente anche rispetto all’atteggiamento da tenere nei confronti di Putin. «La Russia – dice - ha la necessità di non far notare che l’offensiva estiva è fallita. Ciononostante, dobbiamo avere sangue freddo e non rispondere alle provocazioni, ma attrezzarci». A New York, pochi giorni fa, era stata più netta. E dopo aver sempre richiamato al “sangue freddo”, aveva però sostenuto che sconfinamenti nello nei cieli di altri Paesi avrebbe potuto comportare l’abbattimento dei caccia russi.