COPENAGHEN – Mentre l’allarme militare continua a scuotere il Continente, il Consiglio europeo informale ha dato un colpo di freno al progetto “Muro di droni”. Se ne riparlerà al vertice di fine ottobre, dopo che la Commissione Ue avrà messo a punto una nuova road map. Il tutto è stato discusso a Copenaghen mentre la Polonia ha fatto alzare in volo i suoi jet per bloccare il possibile ingresso di droni “nemici”. E mentre la Francia ha fatto sapere di aver fermato una “nave fantasma” della flotta russa da cui molto probabilmente sono partiti i droni che hanno invaso lo spazio aereo danese. Lo stesso presidente francese, Emmanuel Macron, ha parlato di «gravi responsabilità» individuate sull’imbarcazione. Nello stesso tempo sia la Germania, sia Copenaghen hanno annunciato di essere pronti ad abbattere i velivoli che entrano nel loro spazio aereo. E pure il capo dell’Eliseo è su una linea analoga: «In linea con la dottrina dell’ambiguità strategica, si può dire che nulla è escluso». Un cl…
COPENAGHEN – Mentre l’allarme militare continua a scuotere il Continente, il Consiglio europeo informale ha dato un colpo di freno al progetto “Muro di droni”. Se ne riparlerà al vertice di fine ottobre, dopo che la Commissione Ue avrà messo a punto una nuova road map. Il tutto è stato discusso a Copenaghen mentre la Polonia ha fatto alzare in volo i suoi jet per bloccare il possibile ingresso di droni “nemici”. E mentre la Francia ha fatto sapere di aver fermato una “nave fantasma” della flotta russa da cui molto probabilmente sono partiti i droni che hanno invaso lo spazio aereo danese. Lo stesso presidente francese, Emmanuel Macron, ha parlato di «gravi responsabilità» individuate sull’imbarcazione. Nello stesso tempo sia la Germania, sia Copenaghen hanno annunciato di essere pronti ad abbattere i velivoli che entrano nel loro spazio aereo. E pure il capo dell’Eliseo è su una linea analoga: «In linea con la dottrina dell’ambiguità strategica, si può dire che nulla è escluso». Un clima da guerra dunque. Del resto la premier danese Frederiksen su questo è stata esplicita: «La guerra ibrida è già in corso».
Eppure il summit non è riuscito a individuare una strada percorribile né sul “Muro dei droni” né sull’utilizzo dei beni russi confiscati. Il tutto è rinviato al consiglio europeo formale di fine ottobre entro il quale i 27 hanno chiesto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di preparare una road map per la difesa comune. La leader dell’esecutivo europeo insiste sulla necessità di procedere rapidamente e ha spiegato: «Rafforzerà i confini sulla terraferma, in mare e in aria. Non proteggerà solo gli Stati in prima linea, ma contribuirà anche alla sicurezza della nostra Unione europea». «E per quanto la Russia cerchi di metterci alla prova – ha proseguito - cerca anche di seminare divisione e ansia nelle nostre società. Non permetteremo che ciò accada».
Ma appunto non tutti sono convinti di concentrare su Palazzo Berlaymont la responsabilità dell’azione. E sebbene il presidente del consiglio Ue, Antonio Costa, abbia spiegato che la Commissione si assumerà «sempre maggiori responsabilità», la risposta dei governi nazionali è stata: «Non esiste». Hanno chiesto il coinvolgimento dei ministeri della Difesa. Basti pensare alla prudenza con cui il francese Macron ha commentato l’iniziativa sui droni: «Diffido dei termini un po’ frettolosi. Esistono delle “cupole di ferro” per gli europei o dei muri di droni? Le cose sono più sofisticate, più complesse. In realtà, dobbiamo avere sistemi di allerta precoce avanzati per anticipare meglio la minaccia. Bisogna dissuadere con capacità di tiro a lungo raggio, con capacità balistiche europee». I paesi più impegnati nei confini con la Russia, invece, premono molto di più. «Dobbiamo prepararci ancora di più - ha detto il premier finlandese, Petteri Orpo -. Dobbiamo essere pronti perché la Russia non si fermerà». Per l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, si tratta di «terrorismo di Stato».
Anche sull’uso dei beni russi per finanziare l’Ucraina, una soluzione ancora non è stata individuata. Ma in molti, a partire dalla Bce, hanno avvertito che non è possibile correre il rischio di confiscare le proprietà straniere. Il Belgio su questo è irremovibile, ma anche la Francia è piuttosto prudente sull’idea di bloccare quei fondi dando l’idea che chi investe in Europa non ha la certezza che quella scelta sia tutelata dal diritto.