MANCHESTER – Le autorità lo hanno subito identificato dopo aver compiuto la strage a Manchester, nel giorno dello Yom Kippur, nel quartiere a forte presenza ebraica di Crumpsall. Eppure, secondo fonti investigative, Jihad al Shamie, 35 anni, britannico di origine siriana, non era sotto osservazione da parte delle autorità. Ovvero, non sarebbe stato segnalato al programma anti-terrorismo “Prevent”, dove cittadini, investigatori e persino insegnanti possono denunciare persone con atteggiamenti sospetti o segnali di radicalizzazioni, bambini e teenager inclusi.
Insomma, a differenza di altri terroristi del Regno, segnalati da Prevent ma poi fatalmente sfuggiti alla sorveglianza, Jihad al Shamie, testa rasata e una barba nera lunga e incolta sopra i vestiti scuri, sarebbe un estremista islamista e avrebbe covato con discrezione l’odio verso gli ebrei. Per poi passare all’attacco, in tre fasi, in quella che sin dall’inizio era una missione suicida: investire quanti più fedeli all’esterno …
MANCHESTER – Le autorità lo hanno subito identificato dopo aver compiuto la strage a Manchester, nel giorno dello Yom Kippur, nel quartiere a forte presenza ebraica di Crumpsall. Eppure, secondo fonti investigative, Jihad al Shamie, 35 anni, britannico di origine siriana, non era sotto osservazione da parte delle autorità. Ovvero, non sarebbe stato segnalato al programma anti-terrorismo “Prevent”, dove cittadini, investigatori e persino insegnanti possono denunciare persone con atteggiamenti sospetti o segnali di radicalizzazioni, bambini e teenager inclusi.
Insomma, a differenza di altri terroristi del Regno, segnalati da Prevent ma poi fatalmente sfuggiti alla sorveglianza, Jihad al Shamie, testa rasata e una barba nera lunga e incolta sopra i vestiti scuri, sarebbe un estremista islamista e avrebbe covato con discrezione l’odio verso gli ebrei. Per poi passare all’attacco, in tre fasi, in quella che sin dall’inizio era una missione suicida: investire quanti più fedeli all’esterno della sinagoga; scendere dalla vettura - poi fatta esplodere dagli investigatori - e accoltellarne altri; e infine entrare in sinagoga per continuare la mattanza, anche con la minaccia di una cintura esplosiva, che poi la polizia ha definito falsa.
Uno stratagemma non nuovo dei terroristi islamici per guadagnare tempo e spazio nelle loro stragi, come negli accoltellamenti di Streatham, periferia sud di Londra, nel 2000. Non a caso, nonostante il pronto intervento della polizia, in un video virale online gli agenti urlano: «State lontani, ha una bomba!», prima di uccidere Al Shamie.
A quanto si apprende, Al Shamie è giunto nel Regno Unito da bambino e ha ottenuto la cittadinanza britannica nel 2006, quando era ancora minorenne. Ieri pomeriggio sono state arrestate altre tre persone, in White House Avenue poco distante dalla sinagoga e a Langley Crescent a Prestwich, un’altra zona dove la comunità ebraica è numerosa, adiacente a Crumpsall. Al momento, i fermati non possono essere identificati per questioni legali. Ma si tratta di due uomini di età intorno ai 30 anni e di una donna ultra 60enne. Secondo le autorità, sono sospettati di preparazione, complicità e istigazione di atti terroristici. I vicini di casa con cui abbiamo parlato a White House Avenue sostengono di non conoscerli e chi ha assistito al loro arresto dice di non averli mai visti in giro. Se non fossero residenti, avrebbero potuto aver affittato l’appartamento di recente, ma non è confermato.
Di certo, il Regno Unito non vedeva un attacco terrorista di questo tipo dal 15 ottobre 2023, quando Ahmed Ali Alid accoltellò a morte un 70enne ad Hartlepool «in protesta contro la guerra a Gaza». Di certo, ora il background siriano di Jihad al Shamie scatenerà nuove polemiche anti-migranti, con in prima linea il re della destra Nigel Farage, che già vola nei sondaggi.