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Yom Kippur di sangue, attacco alla sinagoga: due morti a Manchester

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Ebrei uccisi a coltellate davanti al luogo di culto, altri quattro feriti. Gli agenti fermano la mattanza. Israele critica il Regno Unito
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MANCHESTER – Con la morte nel cuore e sulla strada insanguinata, i residenti fissano il vuoto di questo orrore. Uomini con la kippah si abbracciano nelle lacrime e nel dolore. Ragazzi ortodossi, vestiti di nero con le ciocche “peot” sulle guance, si trincerano in un silenzio luttuoso. Una donna in tuta, Tali, si dice «terrorizzata: ci hanno accoltellato tutti, nel giorno più importante». L’anziano Walter Blum l’ha scampata bella: «Mi ero già incamminato, per fortuna cinque minuti più tardi…». Un negoziante musulmano poco lontano, che preferisce restare anonimo, promette: «Non ci divideranno».

Sono le 9.31 locali di ieri mattina e l’attentatore, il 35enne britannico di origine siriana Jihad al Shamie, passa all’azione fuori la sinagoga di Heaton Park Shul a Manchester proprio nel giorno dello Yom Kippur, il più sacro e solenne del calendario ebraico. Quando i fedeli accorrono in massa per osservare il digiuno, la riflessione, l’espiazione, nel giorno in cui Dio segna il loro destino de…

MANCHESTER – Con la morte nel cuore e sulla strada insanguinata, i residenti fissano il vuoto di questo orrore. Uomini con la kippah si abbracciano nelle lacrime e nel dolore. Ragazzi ortodossi, vestiti di nero con le ciocche “peot” sulle guance, si trincerano in un silenzio luttuoso. Una donna in tuta, Tali, si dice «terrorizzata: ci hanno accoltellato tutti, nel giorno più importante». L’anziano Walter Blum l’ha scampata bella: «Mi ero già incamminato, per fortuna cinque minuti più tardi…». Un negoziante musulmano poco lontano, che preferisce restare anonimo, promette: «Non ci divideranno».

Sono le 9.31 locali di ieri mattina e l’attentatore, il 35enne britannico di origine siriana Jihad al Shamie, passa all’azione fuori la sinagoga di Heaton Park Shul a Manchester proprio nel giorno dello Yom Kippur, il più sacro e solenne del calendario ebraico. Quando i fedeli accorrono in massa per osservare il digiuno, la riflessione, l’espiazione, nel giorno in cui Dio segna il loro destino dell’anno successivo. L’aggressore sceglie il 2 ottobre non solo per il valore simbolico, ma anche perché sa che avrebbe potuto fare quante più vittime possibili.

Ma la scia di sangue e terrore di Al Shamie si spezza a metà. Non solo per il pronto intervento, dopo sette minuti, della polizia di Manchester allertata da un cittadino. Ma anche perché, nel frattempo, alcuni coraggiosi fedeli insieme a security e volontari oramai onnipresenti fuori dalle sinagoghe, impediscono all’aggressore di entrare nel luogo di culto, dove viene respinto anche grazie al rabbino eroe Daniel Walker, che prontamente sbarra le porte prima che il nemico potesse continuare la strage. Dopo aver falcidiato diversi ebrei con la sua vettura per poi scendere e accoltellare all’impazzata, con una falsa cintura esplosiva. Prima dell’arrivo degli agenti, che lo abbattono con due colpi di pistola. Niente dubbi per gli inquirenti: è terrorismo. Alla fine, i morti sono due - più l’attentatore - e quattro i feriti.

Cala una coltre di orrore e paura a Crumpsall, periferia nord di Manchester, il quartiere a più alta concentrazione ebraica del nord dell’Inghilterra insieme alla vicina Prestwich. Gran parte di Middleton Road, il vialone dove sorge la sinagoga askenazi e brutalista Heaton Park Shul del 1967, viene presto sigillata a traffico, passanti e curiosi. Poco lontano, a cinquecento metri, viene blindata un’altra strada, White House Avenue, dove un raid della polizia arresta due persone in una villetta a schiera di mattoncini rossi e un’altra a Prestwich.

Il primo ministro Keir Starmer, con moglie e suoceri ebrei, torna in fretta e furia dal vertice sulla Difesa Ue a Copenaghen e convoca il “Cobra” per le emergenze nazionali. «Un individuo spregevole ha attaccato gli ebrei in quanto ebrei», annuncia in diretta tv, «sono sconvolto che questo possa accadere in un Paese che li ha accolti in fuga dal nazismo. La Gran Bretagna dovrà sconfiggere questo antisemitismo crescente. Manderò ancora più polizia a protezione e farò tutto il possibile per proteggervi». «Sono triste, perché nessuno deve vivere in questa paura», conclude Starmer prima di recarsi in serata in una sinagoga londinese con la moglie Victoria.

Ma se gli altri politici britannici - Farage incluso - evitano di strumentalizzare la tragedia, Israele non ci sta. E passa all’offensiva diplomatica per criticare pesantemente Starmer, che proprio qualche giorno fa, tra le polemiche, ha unilateralmente riconosciuto lo Stato palestinese. Il premier Netanyahu pubblica un post sibillino e velenoso sui social media: «Essere deboli contro i terroristi rafforza solo i terroristi». Molto più esplicito il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar: «Starmer ha fallito contro questa tossica ondata di antisemitismo, sempre più evidente nelle strade e nelle città britanniche. Chiediamo di più dal primo ministro». Mentre il presidente Herzog, solo tre giorni fa, ha scritto direttamente a re Carlo, rivela il Daily Mail: «Sua Maestà, faccia qualcosa perché nel suo Regno l’antisemitismo sta dilagando».

In una Manchester solitamente molto tollerante e solo qualche anno fa toccata da un’altra tragedia come la strage kamikaze di bambini al concerto di Ariana Grande, le manifestazioni pro-Palestina previste ieri sera vanno avanti. Lo stesso fuori Downing Street. Qualcuno urla: «Non ce ne frega niente di quanto accaduto alla sinagoga». A Crumpsall invece, in un quartiere pietrificato, dopo le lacrime della mattina, a sera scende la pioggia, su questo silenzio degli innocenti.

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