COPENAGHEN – L’Ucraina entra nel “Muro di droni” europeo e chiede a Trump i missili a lungo raggio Tomahawk. Al vertice della Comunità politica europea, composta da 44 Paesi del Continente, si conferma il patto di ferro tra Kiev e Bruxelles. Anzi il presidente ucraino, Volodimyr Zelensky, offre all’Unione la sua esperienza sui droni per la costruzione del sistema europeo che dovrebbe contrastare le incursioni russe. E nello stesso tempo mostra più di fiducia nel rapporto con gli Usa. «Facciamo il possibile – ha detto il leader ucraino - per avere gli Usa dalla nostra parte. Quando Putin ha mentito a Trump dicendo che avrebbero occupato il nostro territorio, che in un mese sarebbero stati a Pokrovsk, in due in tutto l’est, in 3-4 mesi a Kiev. Ho visto cose strane e ho dovuto smascherare queste narrazioni, è importante essere forti sul campo di battaglia».
E ora, appunto, attende i missili americani a lunga gittata: «La decisione spetta a Donald». Ma a lanciare l’allarme è il segre…
COPENAGHEN – L’Ucraina entra nel “Muro di droni” europeo e chiede a Trump i missili a lungo raggio Tomahawk. Al vertice della Comunità politica europea, composta da 44 Paesi del Continente, si conferma il patto di ferro tra Kiev e Bruxelles. Anzi il presidente ucraino, Volodimyr Zelensky, offre all’Unione la sua esperienza sui droni per la costruzione del sistema europeo che dovrebbe contrastare le incursioni russe. E nello stesso tempo mostra più di fiducia nel rapporto con gli Usa. «Facciamo il possibile – ha detto il leader ucraino - per avere gli Usa dalla nostra parte. Quando Putin ha mentito a Trump dicendo che avrebbero occupato il nostro territorio, che in un mese sarebbero stati a Pokrovsk, in due in tutto l’est, in 3-4 mesi a Kiev. Ho visto cose strane e ho dovuto smascherare queste narrazioni, è importante essere forti sul campo di battaglia».
E ora, appunto, attende i missili americani a lunga gittata: «La decisione spetta a Donald». Ma a lanciare l’allarme è il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che intervistato dal Tg1 afferma: «Siamo tutti in pericolo, i più avanzati missili russi potrebbero colpire Roma, Amsterdam o Londra a cinque volte la velocità del suono e non possono essere intercettati con i nostri sistemi tradizionali. Significa che siamo tutti sul fronte orientale, non solo l’Estonia, la Polonia o la Romania, ma anche l’Italia».
Al centro della discussione dei leader a Copenaghen, quindi, è rimasto il sostegno all’Ucraina. «Il nostro obiettivo rimane – dicono la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e del Consiglio europeo, Antonio Costa - un’Ucraina forte e libera. La Russia deve sapere che l’Ue ha la volontà e i mezzi per continuare a sostenere Kiev fino a una pace giusta e duratura».
Zelesnky ha avuto diverse bilaterali: con il Cancelliere Merz (al quale ha chiesto i Patriot) e con la premier Giorgia Meloni. Uno dei punti approfonditi riguarda l’uso dei beni russi congelati che dovrebbero finanziare l’Ucraina. Il via libera ai quasi 140 miliardi di euro già disponibili ancora non c’è, la soluzione tecnica per evitare che si configuri come una confisca non è stata individuata e l’obiettivo è indicarla al Consiglio europeo di fine ottobre. Anche se rimangono le resistenze di alcuni partner come Belgio e Ungheria. «Non siamo ladri», ha sentenziato Viktor Orbàn sempre in difesa di del Cremlino. Ma, ha avvertito la premier danese, Mette Frederiksen, «non ci sono alternative». Secondo Merz, allora, «con ogni probabilità tra tre settimane ci sarà una decisione concreta». «Se tre anni e mezzo fa fossimo stati così decisi – ha attaccato il Cancelliere nella riunione a porte chiuse – non saremmo a questo punto».
Anche Meloni, che ha avuto un colloquio con lo stesso Merz, è stata ferma sulle sanzioni alla Russia e su quelle “secondarie”, ossia ai Paesi che acquistano petrolio e gas da Mosca. Con una eccezione: l’India. A suo giudizio, infatti, non si possono mettere sullo stesso piano Cina e India anche considerando che l’Ue sta discutendo un accordo sul commercio con Delhi.