Nitzana (Sud di Israele) – Un ministro che minaccia centinaia di attivisti stranieri inginocchiati a terra con le mani bloccate dietro la schiena, gridando loro «terroristi», poi mostra il carcere di massima sicurezza dove ha ordinato che vengano portati, sottolineando che è stato preparato per Hamas.
Gli uomini e le donne della Freedom Flotilla ieri sono stati protagonisti involontari degli ultimi dell’ultimo video-show del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.
Da mesi, Ben Gvir irrompe sui social con immagini simili: negli ultimi prima di ieri c’è lui che insulta i palestinesi alla Spianata delle Moschee, o umilia il leader palestinese Marwan Barghouti in cella: «Chiunque si metta nei guai con il popolo di Israele, chiunque uccida i nostri figli e le nostre donne, lo spazzeremo via». Lo scopo è sempre lo stesso: dimostrare ai suoi elettori – la frangia più estrema e violenta del movimento dei coloni – che lavora per loro. Comportamenti che - a tratti – sono stati conda…
Nitzana (Sud di Israele) – Un ministro che minaccia centinaia di attivisti stranieri inginocchiati a terra con le mani bloccate dietro la schiena, gridando loro «terroristi», poi mostra il carcere di massima sicurezza dove ha ordinato che vengano portati, sottolineando che è stato preparato per Hamas.
Gli uomini e le donne della Freedom Flotilla ieri sono stati protagonisti involontari degli ultimi dell’ultimo video-show del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.
Da mesi, Ben Gvir irrompe sui social con immagini simili: negli ultimi prima di ieri c’è lui che insulta i palestinesi alla Spianata delle Moschee, o umilia il leader palestinese Marwan Barghouti in cella: «Chiunque si metta nei guai con il popolo di Israele, chiunque uccida i nostri figli e le nostre donne, lo spazzeremo via». Lo scopo è sempre lo stesso: dimostrare ai suoi elettori – la frangia più estrema e violenta del movimento dei coloni – che lavora per loro. Comportamenti che - a tratti – sono stati condannati anche da Benjamin Netanyahu. Che poi però ha sempre lasciato correre, considerando che i sei seggi di Otzma Yehudit (Potere ebraico, il partito di Ben Gvir) sono importanti nella tenuta del governo.
Dell’esecutivo attualmente al potere, Ben Gvir (che controlla la polizia e tutte le forze di sicurezza interne) è - insieme al titolare delle Finanze Bezalel Smotrich - l’anima più estrema. Ed estremista: seguace di Meir Kahane e del suo movimento Kach (messo al bando come terrorista), si distinse fin da giovane per la retorica violenta, a cui spesso fece seguire le azioni, accumulando diverse condanne. Nel 1995 salì sul palco di una manifestazione della destra estrema mostrando l’emblema della Cadillac rubato dalla macchina dell’allora primo ministro Yitzak Rabin, fautore di un accordo con i palestinesi. «Come siamo arrivati a questo, possiamo arrivare a lui», disse. Tre settimane dopo, Rabin veniva assassinato da un estremista cresciuto alla sua stessa scuola di pensiero.
A lungo ai margini della vita politica per le sue idee, Ben Gvir è stato portato al centro nel 2022, quando Benjamin Netanyahu non riuscì, con i suoi alleati tradizionali, a raccogliere abbastanza voti per formare un governo e si rivolse a lui e Smotrich con una mossa che lasciò senza parole milioni di israeliani.
Sin dal momento del suo arrivo al potere, il ministro ha modificato - rendendolo sempre più duro - il paradigma dei rapporti con i palestinesi. Le passeggiate sulla Spianata delle Moschee nel giorno dell’anniversario della distruzione del Tempio. La promozione di ufficiali con idee simili alle sue in posizioni chiave del sistema carcerario o di quello della sicurezza interna. I maltrattamenti ai detenuti arabi. La distribuzione di armi agli estremisti. Il supporto incondizionato ai più violenti fra i coloni ebrei, compresi quelli che vogliono rioccupare Gaza: tutti motivi che hanno portato cinque Paesi occidentali - Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia – a imporre sanzioni contro di lui. E la Ue a proporle.