Sorvoli su Monaco: chiuso l’aeroporto nel giorno dell’unità tedesca
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO –Turisti sdraiati su brandine improvvisate in una sala d’aeroporto che sgranocchiano merendine, costretti ad aspettare che il cielo si liberi dai droni. Forse l’immagine più plastica di una minaccia che sta raggiungendo il cuore dell’Europa, che ieri ha lambito le Alpi. Certo, le autorità tedesche ancora non si esprimono ufficialmente sull’origine dei droni avvistati giovedì sera vicino alle piste di uno dei maggiori aeroporti europei, quello di Monaco di Baviera. Ma quelle incursioni che hanno costretto il capoluogo bavarese ad annullare tutti i voli poco dopo le dieci di sera - 17 sono stati cancellati, 15 dirottati su Stoccarda, Norimberga, Vienna e Francoforte - fanno pensare ad azioni sempre più spavalde di Mosca per provocare l’Europa e la Nato. Nella «città più a nord dell’Italia» come viene spesso chiamata, tremila passeggeri sono rimasti a piedi e sono stati costretti a passare la notte sulle brandine organizzate dalle autorità aeroportuali o in alberghi vicini. Ieri …
BERLINO –Turisti sdraiati su brandine improvvisate in una sala d’aeroporto che sgranocchiano merendine, costretti ad aspettare che il cielo si liberi dai droni. Forse l’immagine più plastica di una minaccia che sta raggiungendo il cuore dell’Europa, che ieri ha lambito le Alpi. Certo, le autorità tedesche ancora non si esprimono ufficialmente sull’origine dei droni avvistati giovedì sera vicino alle piste di uno dei maggiori aeroporti europei, quello di Monaco di Baviera. Ma quelle incursioni che hanno costretto il capoluogo bavarese ad annullare tutti i voli poco dopo le dieci di sera - 17 sono stati cancellati, 15 dirottati su Stoccarda, Norimberga, Vienna e Francoforte - fanno pensare ad azioni sempre più spavalde di Mosca per provocare l’Europa e la Nato. Nella «città più a nord dell’Italia» come viene spesso chiamata, tremila passeggeri sono rimasti a piedi e sono stati costretti a passare la notte sulle brandine organizzate dalle autorità aeroportuali o in alberghi vicini. Ieri mattina i voli sono poi ripresi regolarmente, poi in serata un nuovo allarme e una nuova chiusura. Il governatore della Baviera, Markus Soeder, ha dichiarato che «non siamo più del tutto in tempi di pace, come eravamo finora». E il leader della Csu ha annunciato che martedì prossimo il governo regionale varerà una legge per consentire alla polizia di catturare o abbattere i droni. «D’ora in poi deve valere in principio: non attendere ma abbatterli».
Il suo compagno di partito e ministro dell’Interno Alexander Dobrindt sta cercando di proporre la stessa legge al livello federale ma sta incontrando resistenze nella maggioranza di governo. E uno dei problemi è anche l’attribuzione delle competenze: se un drone sorvolasse un aeroporto dovrebbe intervenire la polizia, se venisse avvistato nei pressi di un sito militare, l’esercito.
Un’ incursione era stata registrata nei giorni scorsi anche su infrastrutture critiche in due regioni del nord della Germania, lo Schleswig-Holstein e il Meclemburgo-Pomerania. Ma ieri la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha avanzato l’ipotesi che i droni su Monaco possano essere stati un regalo di Vladimir Putin alla Germania nel giorno delle solenni celebrazioni per i 35 anni dalla riunificazione.
A ricordare la fine delle due Germanie è arrivato a Saarbruecken anche il presidente francese Emmanuel Macron. E anche il suo discorso, insieme a quello del cancelliere Friedrich Merz, sono stati all’insegna del vento gelido che spira da Mosca ma anche delle minacce all’ordine democratico che arrivano ormai anche dall’altro lato dell’Atlantico. Dopo decenni di pace, l’Europa sta vivendo «purtroppo una nuova epoca di aggressioni», di guerra contro l’Ucraina e di attacchi ibridi, di manipolazione delle informazioni e di violazioni degli spazi aerei, ha sottolineato il capo dell’Eliseo. «Ma siamo riusciti a restare uniti». Perciò sia Macron sia Merz hanno lanciato un appello per la «rinascita» delle democrazie, assediate da «un asse di Stati autocratici».
Il presidente francese non si è nascosto dietro a un dito: l’Europa è minacciata anche da «social media controllati da importanti imprenditori americani o grandi aziende cinesi» che inquinano il dibattito pubblico.