Hamas è pronto a rilasciare gli ostaggi, ma non a uscire dalla vita politica dei palestinesi di Gaza. Il gruppo armato ha risposto al piano per la tregua di Trump e Netanyahu: un sì condizionato, arrivato sotto l’enorme pressione americana, turca e qatarina, in cui accetta lo scambio tra rapiti israeliani e prigionieri palestinesi ma chiede di negoziare su diversi aspetti. A cominciare da un calendario preciso per il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, dai termini del disarmo e dalle garanzie inequivocabili che la guerra non riprenderà. «Inizieremo i negoziati su tutte le questioni relative al movimento e alle sue armi», dichiara uno dei leader all’estero, Moussa Abu Marzouk. Una risposta politica, che ha spinto il presidente Trump a chiedere a «Israele di fermare subito i bombardamenti. Credo che siano pronti per una pace duratura», bisogna discutere «i dettagli per liberare gli ostaggi».
Nel documento pubblicato su Telegram, Hamas plaude «agli sforzi arabi, islamici e i…
Hamas è pronto a rilasciare gli ostaggi, ma non a uscire dalla vita politica dei palestinesi di Gaza. Il gruppo armato ha risposto al piano per la tregua di Trump e Netanyahu: un sì condizionato, arrivato sotto l’enorme pressione americana, turca e qatarina, in cui accetta lo scambio tra rapiti israeliani e prigionieri palestinesi ma chiede di negoziare su diversi aspetti. A cominciare da un calendario preciso per il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, dai termini del disarmo e dalle garanzie inequivocabili che la guerra non riprenderà. «Inizieremo i negoziati su tutte le questioni relative al movimento e alle sue armi», dichiara uno dei leader all’estero, Moussa Abu Marzouk. Una risposta politica, che ha spinto il presidente Trump a chiedere a «Israele di fermare subito i bombardamenti. Credo che siano pronti per una pace duratura», bisogna discutere «i dettagli per liberare gli ostaggi».
Nel documento pubblicato su Telegram, Hamas plaude «agli sforzi arabi, islamici e internazionali, nonché del presidente Trump, che chiedono la fine della guerra, lo scambio di prigionieri, l’invio immediato di aiuti, il rifiuto dell’occupazione della Striscia e dello sfollamento del popolo palestinese» e annuncia di essere pronta a rilasciare i circa 20 israeliani ancora vivi, e i morti, e a discutere i dettagli dello scambio con i prigionieri palestinesi. Non specifica se accetterà il disarmo totale, ma nei contatti con i mediatori degli ultimi giorni aveva chiesto una distinzione tra armi offensive e armi difensive, considerate un diritto del popolo palestinese. Il gruppo chiede ulteriori negoziati anche sul futuro dello stato di Palestina, a cui il piano Trump accenna in modo molto vago. Hamas accetta di «consegnare l’amministrazione della Striscia di Gaza a un organismo palestinese di indipendenti (tecnocrati) basato sul consenso nazionale palestinese e sostenuto dal sostegno arabo e islamico», ma dopo un «negoziato tra le diverse fazioni palestinesi in «un quadro nazionale inclusivo», al quale Hamas vuole «contribuire responsabilmente». Una mossa per contare ancora nel dopoguerra a Gaza agganciandosi all’Anp. Dice Abu Marzouk: «Abbiamo raggiunto un consenso nazionale per trasferire l’amministrazione di Gaza a figure indipendenti, con l’Autorità Nazionale Palestinese come autorità di riferimento». Marzouk però ammette la difficoltà nella liberazione degli ostaggi: «Consegnare gli ostaggi e i corpi entro 72 ore è teorico e irrealistico nelle attuali circostanze», per via dei bombardamenti e perché Hamas non ha il controllo su tutti i rapiti.
Il Qatar ha accolto con favore la posizione dei miliziani annunciando che avvierà da subito contatti con l’Egitto e gli Stati Uniti per «continuare i colloqui sul piano e arrivare a una fine della guerra».
Poche ore prima della risposta di Hamas, Trump aveva lanciato un ultimatum al gruppo palestinese, intimandogli di accettare l’accordo entro le 18 di domenica altrimenti a Gaza si sarebbe scatenato l’inferno. «È l’ultima chance, se l’accordo non verrà raggiunto, l’inferno, come nessuno ha mai visto prima, si scatenerà contro Hamas. Ci sarà la pace in Medio Oriente in un modo o nell’altro», aveva scritto. Ieri il presidente americano ha parlato al telefono anche con il leader turco Erdogan, rientrato nella partita di Gaza dopo la visita a Washington in cui ha incassato promesse di lauti contratti per la Difesa in cambio di una sua mediazione sul conflitto in Medio Oriente e quello in Ucraina.