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Yigal Carmon: “Il piano non risolve nulla, la guerra continuerà per 10 anni”

(reuters)

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L’intervista al fondatore del centro di ricerca Memri: “Sono pessimista. Al Cairo si finirà per discutere solo dello scambio di prigionieri. Si può raggiungere un accordo ma poi il conflitto continuerà”
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GERUSALEMME – Yigal Carmon dice spesso cose scomode. Molti lo considerano un uomo di destra: lui ci ride su, e ricorda il suo percorso nella sinistra. Che piacciano o no, le sue analisi sono spesso corrette. Pochi mesi prima del 7 ottobre, il fondatore del centro di ricerca Memri – 79 anni, un passato nell’intelligence, consulente dei premier Shamir e Rabin, molto ascoltato al Pentagono - fu uno dei pochi a mettere in guardia dalle conseguenze che la politica del governo Netanyahu (privilegiare la difesa dei coloni in Cisgiordania alla sorveglianza del confine con Gaza) avrebbe potuto avere. Subito dopo disse che la guerra sarebbe durata anni, e non settimane o mesi. Non basta: è stato il primo a rivelare i legami fra l’entourage del primo ministro e il Qatar, molto prima che quella vicenda sfociasse in un’inchiesta giudiziaria qui chiamata Qatargate.

Carmon, siamo davanti a una svolta?

«Dipende dai punti di vista. Se prendiamo la situazione complessiva, per me siamo davanti a un rito…

GERUSALEMME – Yigal Carmon dice spesso cose scomode. Molti lo considerano un uomo di destra: lui ci ride su, e ricorda il suo percorso nella sinistra. Che piacciano o no, le sue analisi sono spesso corrette. Pochi mesi prima del 7 ottobre, il fondatore del centro di ricerca Memri – 79 anni, un passato nell’intelligence, consulente dei premier Shamir e Rabin, molto ascoltato al Pentagono - fu uno dei pochi a mettere in guardia dalle conseguenze che la politica del governo Netanyahu (privilegiare la difesa dei coloni in Cisgiordania alla sorveglianza del confine con Gaza) avrebbe potuto avere. Subito dopo disse che la guerra sarebbe durata anni, e non settimane o mesi. Non basta: è stato il primo a rivelare i legami fra l’entourage del primo ministro e il Qatar, molto prima che quella vicenda sfociasse in un’inchiesta giudiziaria qui chiamata Qatargate.

Carmon, siamo davanti a una svolta?

«Dipende dai punti di vista. Se prendiamo la situazione complessiva, per me siamo davanti a un ritorno alla situazione del 1948. E non è una bella notizia».

Cosa intende?

«Il riconoscimento dello Stato di Palestina fatto dai francesi, così come è, prevede il diritto al ritorno dei profughi palestinesi: che vuol dire cancellare Israele, visto che dal punto di vista demografico la bilancia è decisamente a loro favore. Non basta. In Europa le piazze gridano: “From the river to the sea”: e noi dove dovremmo andare? Infine, molte persone pensano che Hamas abbia accettato il piano Trump: non è così, Hamas ha solo accettato di deporre le armi, che non vuol dire sparire. Per Israele questo è inaccettabile. Metta tutto insieme e vedrà che siamo tornati indietro».

E quindi?

«In Europa avete l’idea che dopo la guerra viene la pace. Che è quello che è accaduto a voi dopo la Seconda guerra mondiale. Ma allora il regime che si combatteva, quello nazista, fu annientato. Non è questo il caso. Mi dispiace se suono pessimista: ma qui dopo la guerra ci sarà ancora guerra. La stessa guerra, non un’altra. Questo piano non risolve i problemi, non c’è una visione accettabile per il futuro».

Ha fatto male Netanyahu ad accettarlo, a suo parere?

«Non ha avuto scelta, non c’era altra via di uscita. Dire no avrebbe voluto dire uccidere gli ostaggi: senza nessuna altra possibilità. In questo momento, è troppo anche per lui».

Quanto ha contato Trump in questa equazione?

«Moltissimo. Questo piano è Trump. Senza Trump non c’è piano».

E ora che succede?

«Che al Cairo si parlerà di ostaggi. E solo di ostaggi. Presumo si arriverà a un compromesso su questo. Ma il resto dei punti resteranno in secondo piano. E saranno quelli che faranno risorgere il problema».

Lei non lascia spazio alla speranza..

«Mi dispiace. Ma l’ho detto all’inizio che questa guerra sarebbe durata dieci anni. E non ho cambiato idea».

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