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Trump spinge la pace e spera nel premio Nobel: “Non tollero ritardi”

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Il presidente Usa teme che una delle due parti faccia saltare l’intesa. I media svelano: “La svolta dopo le bombe israeliane su Doha”
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NEW YORK – «Apprezzo che Israele abbia temporaneamente interrotto i bombardamenti per dare la possibilità di completare il rilascio degli ostaggi e l’accordo di pace. Hamas deve agire rapidamente, altrimenti tutto sarà annullato. Non tollererò ritardi, né qualsiasi risultato che possa far sì che Gaza rappresenti nuovamente una minaccia. Facciamolo, velocemente. Tutti saranno trattati equamente». Donald Trump ha scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno delle risposte al suo piano di pace. Si capisce da questo messaggio pubblicato ieri sul social Truth, sommato alla partenza per l’Egitto dell’inviato Witkoff e del genero Kushner, allo scopo di negoziare in fretta i dettagli per l’applicazione dell’intesa. Questo nel timore che Hamas ci ripensi, magari facendo sponda con l’Iran invece del Qatar, dando al premier israeliano Netanyahu la giustificazione per rilanciare l’offensiva. E in serata ha rilanciato: «Quando Hamas accetterà l’intesa, il cessate il fuoco sarà immediato e inizierà …

NEW YORK – «Apprezzo che Israele abbia temporaneamente interrotto i bombardamenti per dare la possibilità di completare il rilascio degli ostaggi e l’accordo di pace. Hamas deve agire rapidamente, altrimenti tutto sarà annullato. Non tollererò ritardi, né qualsiasi risultato che possa far sì che Gaza rappresenti nuovamente una minaccia. Facciamolo, velocemente. Tutti saranno trattati equamente». Donald Trump ha scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno delle risposte al suo piano di pace. Si capisce da questo messaggio pubblicato ieri sul social Truth, sommato alla partenza per l’Egitto dell’inviato Witkoff e del genero Kushner, allo scopo di negoziare in fretta i dettagli per l’applicazione dell’intesa. Questo nel timore che Hamas ci ripensi, magari facendo sponda con l’Iran invece del Qatar, dando al premier israeliano Netanyahu la giustificazione per rilanciare l’offensiva. E in serata ha rilanciato: «Quando Hamas accetterà l’intesa, il cessate il fuoco sarà immediato e inizierà lo scambio tra ostaggi e prigionieri». Trump ci crede. Magari con qualche riserva, perché c’è sempre il rischio che Hamas abbia accettato il piano solo per evitare le conseguenze più pesanti del suo ultimatum, ma in realtà voglia già rinegoziarlo. Però il capo della Casa Bianca pensa che questa sia un’occasione per stabilizzare l’intero Medio Oriente, magari allargando gli Accordi di Abramo. E tutto per l’errore commesso dal premier israeliano Netanyahu, quando il 9 settembre scorso ha bombardato Doha.

Secondo la ricostruzione del New York Times, Trump era stato informato all’ultimo minuto da Netanyahu e si era infuriato, perché così boicottava la mediazione di Witkoff. Aveva subito chiamato l’emiro al Thani, ma era già troppo tardi, perché le bombe stavano cadendo. Il premier israeliano però aveva mancato il bersaglio, uccidendo una guardia qatarina invece dei leader di Hamas, riuniti proprio per discutere il piano di pace degli Usa.

Trump ne aveva approfittato per sfruttare lo sdegno dei leader arabi amici, Qatar, Arabia ed Egitto inclusi, premendo su Netanyahu allo scopo di costringerlo ad accettare il piano. Erano seguite trattative drammatiche, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, dove aveva riunito gli arabi e visto Bibi. Gli arabi volevano le scuse e la promessa di un processo per arrivare allo Stato palestinese; il premier israeliano voleva evitare questo punto, ottenendo la certezza del disarmo di Hamas e la possibilità di restare a Gaza. Il compromesso emerso è quello annunciato il 29 settembre nel vertice alla Casa Bianca con Netanyahu.

Ieri Trump ne ha parlato con Barak Ravid di Axios, ripetendo che «siamo vicini all’accordo». Ha spiegato come ha fatto pressione su Netanyahu, per la prima volta dall’inizio della guerra: «Gli ho detto: “Bibi, questa è la tua opportunità per vincere”. E lui ha accettato. Doveva accettare, perché non aveva scelta. Con me, devi farti andare bene quello che dico». Il presidente ha rivelato di aver parlato col premier venerdì, prima di chiedergli la fine dei raid. Sapeva che Netanyahu aveva riserve, ma «ogni Paese al mondo era a favore del nostro piano. Bibi era a favore. Hamas ha fatto molta strada, vuole l’accordo. Ora dobbiamo chiuderlo». Il leader turco Erdogan «è stato di grande aiuto», ma Netanyahu ha un’altra ragione forte per accettare: «Ha perso un sacco di sostegno nel mondo. Ora io posso ridarglielo».

I rischi sono due. Hamas potrebbe cercare di riaprire il negoziato, come dimostra il fatto che sostiene di non sapere dove siano tutti i corpi degli ostaggi morti. L’Iran lo aveva spinto ad attaccare il 7 ottobre, perché voleva far saltare l’allargamento degli Accordi di Abramo all’Arabia; ora potrebbe cercare di staccarlo dal Qatar, per far saltare il piano di pace allo stesso scopo. Netanyahu però ha ricordato a Trump la promessa di dargli il via libera militare, se Hamas non rispettasse le intese. Da qui l’urgenza di chiudere in fretta. Secondo Nbc News magari anche per ottenere l’agognato premio Nobel per la pace.

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