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Aerei, grido d’allarme degli equipaggi: “Noi stanchi e sotto stress, sicurezza a rischio”

Un'area riposo a bordo per l'equipaggio dell'aereo 

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Uno studio dell’Università di Gand (Belgio) intervista in forma anonima 6.900 tra piloti e assistenti di volo. Lamentano turni lunghi, poche ore di riposo e la difficoltà di farsi rispettare dai manager delle compagnie perché spesso sono lavoratori precari
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ROMA – Un assistente di volo racconta di sentirsi “un criminale solo perché mi sono ammalato”. Un collega riferisce le urla di un superiore: “Siete qui per vendere qualcosa ai passeggeri, chiaro?”. Parole e sfoghi che svelano lo stato d’animo di almeno alcuni dei piloti e degli assistenti di volo in servizio negli aerei europei.

Un’indagine dell’Università di Gand in Belgio – rilanciata in questi giorni dal quotidiano inglese The Guardian - spiega che tanti equipaggi sono sotto pressione per i turni lunghi, le poche ore di riposo, la difficoltà a farsi sentire perché lavoratori precari. A rischio, denunciano i ricercatori, c’è la sicurezza.

Lo studio sostiene che la pandemia ha peggiorato tutto. Molti comandanti esperti hanno lasciato la cloche, sostituiti da giovani con contratti a termine, più vulnerabili alle direttive dei manager. Se dieci anni fa l’82% dei piloti si sentiva libero di rifiutare un ordine quando poco prudente, oggi oltre la metà ammette di non avere più il coraggio…

ROMA – Un assistente di volo racconta di sentirsi “un criminale solo perché mi sono ammalato”. Un collega riferisce le urla di un superiore: “Siete qui per vendere qualcosa ai passeggeri, chiaro?”. Parole e sfoghi che svelano lo stato d’animo di almeno alcuni dei piloti e degli assistenti di volo in servizio negli aerei europei.

Un’indagine dell’Università di Gand in Belgio – rilanciata in questi giorni dal quotidiano inglese The Guardian - spiega che tanti equipaggi sono sotto pressione per i turni lunghi, le poche ore di riposo, la difficoltà a farsi sentire perché lavoratori precari. A rischio, denunciano i ricercatori, c’è la sicurezza.

Lo studio sostiene che la pandemia ha peggiorato tutto. Molti comandanti esperti hanno lasciato la cloche, sostituiti da giovani con contratti a termine, più vulnerabili alle direttive dei manager. Se dieci anni fa l’82% dei piloti si sentiva libero di rifiutare un ordine quando poco prudente, oggi oltre la metà ammette di non avere più il coraggio di opporsi.

Trasformati in venditori

E non va meglio in cabina. Qui il conflitto è evidente: garantire la sicurezza dei passeggeri o spingere le vendite di profumi e alcolici? Sempre più assistenti si sentono trasformati in venditori, in contrasto con la missione che li ha portati a bordo.

Protetti dall’anonimato, gli intervistati confidano altre loro preoccupazioni. Quasi un pilota su tre esita a dichiararsi inadatto al volo anche se stanco o malato. La preoccupazione è di essere sospeso dalla guida o addirittura, in casi estremi, addirittura licenziato.

Tra gli assistenti la percentuale sale alla metà. “Il 42% del personale – scrivono gli studiosi – è convinto che la programmazione dei voli sia considerata più importante della sicurezza”.

“Mi sento un numero”

E così la quotidianità in cabina si trasforma in un “modello a groviera”: gli strati di protezione sarebbero bucati uno dopo l’altro (a volte, non sempre) per ragioni di profitto.

Il prezzo lo pagano i lavoratori: non tutti sono in pieno equilibrio sul piano psicologico, il 78% si sente “disumanizzato”. “La mia compagnia mi tratta come un numero, non come una persona”, denuncia un assistente. “Conta il profitto, non il nostro benessere”.

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