✕

Attacchi alla Flotilla, spunta l’ipotesi del sottomarino israeliano

Ascolta l'audio

Le barche potrebbero essere state colpite il mese scorso al largo della Tunisia e della Grecia da droni lanciati dal mare. Su ordine diretto di Netanyahu. A rivelarlo sono fonti dell’intelligence americana alla Cbs
2 minuti di lettura

Il sottomarino e la Flotilla. Nella vicenda della spedizione umanitaria diretta a Gaza bloccata dalle forze israeliane restano ancora da chiarire le misteriose aggressioni dai velieri nelle acque tunisine e in quelle greche. Attacchi condotti da droni con ordigni classificati come “non letali” ma comunque molto pericolosi: granate stordenti, urticanti e soprattutto incendiarie. Esiste però un aspetto che merita approfondimento. Il canale tv Cbs ha citato due fonti anonime dell’intelligence americana secondo le quali le incursioni dell’8 e 9 novembre davanti al porto tunisino di Sidi Bou Said sono state condotte da un sottomarino israeliano con la diretta approvazione del primo ministro Benjamin Netanyahu.

In quelle notti i droni hanno preso di mira la barca “Family” battente bandiera portoghese e poi la britannica “Alma”. Le granate – verosimilmente proiettili da 40 millimetri – hanno provocato un principio di incendio che è stato spento dalle persone a bordo, causando una serie …

Il sottomarino e la Flotilla. Nella vicenda della spedizione umanitaria diretta a Gaza bloccata dalle forze israeliane restano ancora da chiarire le misteriose aggressioni dai velieri nelle acque tunisine e in quelle greche. Attacchi condotti da droni con ordigni classificati come “non letali” ma comunque molto pericolosi: granate stordenti, urticanti e soprattutto incendiarie. Esiste però un aspetto che merita approfondimento. Il canale tv Cbs ha citato due fonti anonime dell’intelligence americana secondo le quali le incursioni dell’8 e 9 novembre davanti al porto tunisino di Sidi Bou Said sono state condotte da un sottomarino israeliano con la diretta approvazione del primo ministro Benjamin Netanyahu.

In quelle notti i droni hanno preso di mira la barca “Family” battente bandiera portoghese e poi la britannica “Alma”. Le granate – verosimilmente proiettili da 40 millimetri – hanno provocato un principio di incendio che è stato spento dalle persone a bordo, causando una serie di danni. L’uso di armi incendiarie contro i civili è proibito dalle leggi internazionali, senza eccezioni di sorta.

"C**, questa è un'esplosione", attivista della Flotilla racconta in diretta l'attacco dei droni


Al momento, non risulta che ci siano state iniziative legali per accertare la responsabilità delle aggressioni. Le rivelazioni della Cbs però non sono state smentite dalle autorità statunitensi, mentre quelle israeliane non hanno risposto alla richiesta di commento del canale televisivo.

I sottomarini israeliani

La Marina dello Stato ebraico dispone di sei sottomarini della classe “Dolphin”. Sono stati costruiti in Germania dalla ThyssenKrupp e in gran parte finanziati dal governo tedesco: sono battelli a propulsione convenzionale, derivati dai diffusi U209 ma con numerose modifiche che li rendono in grado di lanciare missili a lungo raggio, potenzialmente dotati di testata nucleare. Il loro raggio di azioni gli permette di raggiungere qualsiasi località del Mediterraneo restando in immersione. Diversi analisti sostengono che l’ultimo di questi sommergibili, il “Drakon”, disponga di una sezione speciale destinata all’impiego di droni volanti. Il battello nello scorso agosto era ancora in Germania, dove stava completando i test: non è chiaro se nel frattempo sia diventato operativo. Non occorrono però modifiche particolari per utilizzare i quadricotteri lanciagranate, adottati da molti reparti delle Israel Defense Forces e usati durante la campagna nella Striscia di Gaza con munizioni dello stesso tipo di quelle filmate negli episodi tunisini e in quelli avvenuti successivamente nei porti cretesi.

Nave umanitaria per Gaza, ecco le immagini dell'attacco israeliano

I dubbi

Nonostante i “Dolphin” si muovano sott’acqua, per utilizzare i droni devono emergere e generare onde radio per pilotarli, lasciando una traccia che può essere rilevata da aerei e navi militari. E dalla primavera 2022 il Canale di Sicilia è un passaggio strettamente sorvegliato, per controllare le iniziative sopra e sotto le onde della flotta di Putin. Ci sono le unità della missione italiana “Mare Sicuro”, quelle della Nato che pattugliano il Mediterraneo e i velivoli Poseidon dell’Us Navy che dalla base siciliana di Sigonella dedicano grande attenzione alle coste del Nord Africa. Possibile che questa triplice vigilanza non abbia colto l’emersione di un sottomarino israeliano?


Il profilo di questi mezzi è molto simile ai Kilo russi, l’incubo delle marine occidentali perché estremamente silenziosi durante la navigazione subacquea. In più i tecnici dello Stato ebraico sono maestri nelle contromisure elettroniche, ossia i sistemi che disturbano radar e comunicazioni. Proprio questa consapevolezza di superiorità in passato ha fatto commettere agli equipaggi israeliani qualche passo falso, che potrebbe offrire una pista per verificare se le rivelazioni della Cbs sono fondate o meno.

Leggi i commenti