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Trump apre alle modifiche ma avverte Hamas sul piano: “Accettate o vi annientiamo”

(agf)

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Al via oggi le trattative in Egitto, il leader Usa ottimista: “Ci vorrà qualche giorno, Bibi vuole la pace”. I miliziani chiedono la liberazione di Marwan Barghouti
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New York – Trump spinge per la liberazione degli ostaggi e la pace a Gaza, anche se non tutti i punti del suo piano che verranno negoziati a partire da oggi in Egitto sono stati già accettati in maniera definitiva. Hamas da una parte e Netanyahu dall’altra frenano, perché proprio da questi dettagli potrebbe dipendere la loro sopravvivenza. La possibilità di fermare la guerra dipende ora da come gli americani riusciranno a gestire questa dinamica e indirizzarla vero una soluzione duratura e condivisa.

Ieri mattina Trump ha risposto ad alcune domande della Cnn, ripetendo l’avvertimento che se Hamas non accetterà il suo piano verrà «completamente annientato». Quindi ha evitato il giudizio del senatore repubblicano Lindsey Graham, secondo cui i responsabili dell’attacco del 7 ottobre hanno già rigettato l’intesa, perché non intendono disarmare, chiedono di tenere Gaza sotto il controllo palestinese e legano la liberazione degli ostaggi all’esito dei negoziati: «Vedremo, solo il tempo lo d…

New York – Trump spinge per la liberazione degli ostaggi e la pace a Gaza, anche se non tutti i punti del suo piano che verranno negoziati a partire da oggi in Egitto sono stati già accettati in maniera definitiva. Hamas da una parte e Netanyahu dall’altra frenano, perché proprio da questi dettagli potrebbe dipendere la loro sopravvivenza. La possibilità di fermare la guerra dipende ora da come gli americani riusciranno a gestire questa dinamica e indirizzarla vero una soluzione duratura e condivisa.

Ieri mattina Trump ha risposto ad alcune domande della Cnn, ripetendo l’avvertimento che se Hamas non accetterà il suo piano verrà «completamente annientato». Quindi ha evitato il giudizio del senatore repubblicano Lindsey Graham, secondo cui i responsabili dell’attacco del 7 ottobre hanno già rigettato l’intesa, perché non intendono disarmare, chiedono di tenere Gaza sotto il controllo palestinese e legano la liberazione degli ostaggi all’esito dei negoziati: «Vedremo, solo il tempo lo dirà», ha risposto laconicamente il presidente. Nello stesso tempo ha ribadito la convinzione che Netanyahu voglia la pace: «Bibi sì».

Poco dopo, partendo per la celebrazione del 250esimo anniversario della Navy, è sceso nel dettaglio: «Il piano è un ottimo affare per Israele ed è un ottimo affare per tutti. Volete riavere indietro i vostri ostaggi, giusto? È un ottimo affare per Israele. È un ottimo affare per il mondo arabo, quello musulmano e il mondo intero». Sui tempi, «sono in corso trattative proprio ora. Hanno iniziato i negoziati negli ultimi due giorni. Vedremo come andrà a finire. Ma ho sentito dire che sta andando molto bene». Quanto alle riserve di Hamas, «non abbiamo bisogno di flessibilità, perché tutti l’hanno praticamente accettato. Ci saranno sempre dei cambiamenti. Ma il piano di Hamas è incredibile. Avrete la pace in Medio Oriente per la prima volta, in 3.000 anni. Recupereremo gli ostaggi quasi immediatamente. Le trattative sono in corso, probabilmente ci vorranno un paio di giorni». Tuttavia la delegazione Usa composta dall’inviato Witkoff e dal genero presidenziale Kushner secondo indiscrezioni raccolte dai media israeliani potrebbe arrivare in Egitto solo mercoledì. E il segretario di Stato Rubio, ha usato un tono più prudente: «I negoziati non sono ancora la fine della guerra», anche perché se portassero ad un risultato positivo, «non puoi creare una struttura di governo a Gaza senza Hamas in tre giorni».

Aldilà dell’interesse politico personale che il premier israeliano potrebbe avere a proseguire la guerra, il timore è che Hamas non accetti davvero il piano, non disarmi e non consenta un governo a Gaza senza la sua partecipazione. La paura maggiore poi è che invece di seguire le sollecitazioni del Qatar per una soluzione, torni ad ascoltare l’Iran che ha interesse a far saltare l’intesa per evitare l’allargamento degli Accordi di Abramo a tutti gli arabi sunniti e il suo isolamento. Quindi vuole restare con un piede dentro la Striscia.

Quando Hamas ha detto che non aveva il controllo di tutti gli ostaggi, ha confermato il timore che facesse il doppio gioco, accettando il piano solo di facciata per evitare di essere «annientato», ma puntando in realtà a continuare il negoziato. Ieri ha fatto trapelare che avrebbe avviato la ricerca dei corpi da restituire, ma la notizia è poi stata smentita. Sempre ieri ha rivelato i nomi dei più noti detenuti palestinesi da scambiare. Tra di loro c’è anche il leader palestinese Marwan Barghouti. Trump sembra non fidarsi, Netanyahu meno. Dalla dinamica fra loro due, e dal comportamento reale di Hamas, dipende ora la possibilità di fermare la guerra.

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