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Crisi politica in Francia, da Bruxelles nessun aiuto sui conti francesi

(agf)

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La Commissione è preoccupata dalla crisi ma non può fare sconti sul risanamento del deficit
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STRASBURGO – «Se crolla la Francia, crolla anche l’Europa». La frase più ricorrente che si ascolta nei palazzi delle Istituzioni europee è proprio questa. La paura che la crisi di Parigi possa investire l’intera Unione è quella più ricorrente. E anche dentro la Commissione questa analisi sta diventando molto condivisa.

Ieri un portavoce di Palazzo Berlaymont si è trincerato dietro un «no comment» in merito alle dimissioni del premier Sebastien Lecornu e alla richiesta del presidente Emmanuel Macron di compiere un ennesimo tentativo di varare un nuovo governo. Eppure la preoccupazione è crescente. Perchè a differenza delle difficoltà che in passato avevano attraversato altri Stati membri dell’Unione, questa non ha un epicentro economico ma solo politico. I mercati - è l’osservazione costante - non stanno guidando la crisi ma la stanno subendo. Non a caso la borsa di Parigi non ha registrato un vero e proprio crollo e le tensioni sul debito pubblico francese hanno fatto crescere lo spr…

STRASBURGO – «Se crolla la Francia, crolla anche l’Europa». La frase più ricorrente che si ascolta nei palazzi delle Istituzioni europee è proprio questa. La paura che la crisi di Parigi possa investire l’intera Unione è quella più ricorrente. E anche dentro la Commissione questa analisi sta diventando molto condivisa.

Ieri un portavoce di Palazzo Berlaymont si è trincerato dietro un «no comment» in merito alle dimissioni del premier Sebastien Lecornu e alla richiesta del presidente Emmanuel Macron di compiere un ennesimo tentativo di varare un nuovo governo. Eppure la preoccupazione è crescente. Perchè a differenza delle difficoltà che in passato avevano attraversato altri Stati membri dell’Unione, questa non ha un epicentro economico ma solo politico. I mercati - è l’osservazione costante - non stanno guidando la crisi ma la stanno subendo. Non a caso la borsa di Parigi non ha registrato un vero e proprio crollo e le tensioni sul debito pubblico francese hanno fatto crescere lo spread con i Bund tedeschi senza però arrivare all’esplosione dei tassi. E infatti la Bce, che pure aveva predisposto alcune misure difensive, alla fine non è intervenuta in maniera massiccia.

Proprio questa circostanza allarma ulteriormente. Perchè se il nuovo tentativo di Lecornu fallisse, sarebbe inevitabile ricorrere a nuove elezioni. «E cosa accadrebbe - si chiedono a Bruxelles - se anche in quel caso non si potesse formare una maggioranza in grado di esprimere un esecutivo?». Una crisi strutturale che paralizzerebbe l’Europa almeno fino al 2027 - anno della tornata presidenziale - ma soprattutto verrebbe meno uno dei pilastri della costruzione europea. Lo spettro è che possa essere un’assenza irreversibile proprio mentre l’Ue deve affrontare una sfida esistenziale con la Russia.

Le istituzioni europee, inoltre, si sentono disarmate dinanzi a questa situazione. Anche l’idea di aiutare Parigi allentando i vincoli e la procedura sul deficit appare impraticabile. Una circostanza sfavorevole è stata la recente procedura per deficit eccessivo nei confronti della Romania. «Come adottare due pesi e due misure - è il quesito che si pongono a Bruxelles - su questo tema? Impossibile». Senza contare che anche altri Paesi, come l’Italia, potrebbero protestare.

Senza contare che le eventuali nuove urne darebbero l’estrema destra, ossia il Resemblement National, in ascesa. E guarda caso ieri Jordan Bardella, il fedelissimo di Marine Le Pen, ha confermato la sfiducia a Ursula von der Leyen per «cacciare Macron» e «salvare l’Europa». Ma si tratterebbe di un’Europa ben diversa da quella costruita fin qui. Molto più vicina a Mosca. L’incubo dell’Unione è proprio questo.

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