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Blanche Léridon: “Possibile una campagna lampo ma l’esito delle urne è incerto”

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L’intervista alla politologa: “Emmanuel Macron resta l’unico a poter nominare il primo ministro, e nulla lascia pensare che sia disposto a scegliere un capo di governo di sinistra”
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PARIGI – Le probabilità che queste consultazioni portino a un risultato concreto sono estremamente basse», osserva la politologa Blanche Léridon, direttrice editoriale dell’Institut Montaigne e specialista di questioni democratiche e istituzionali.

Sébastien Lecornu ha una missione impossibile?

«La scelta di affidare a lui le consultazioni è in sé problematica. Un primo ministro dimissionario dovrebbe limitarsi ad assicurare la continuità dello Stato, soprattutto in caso di urgenza o di minaccia grave. Non ha la legittimità per svolgere un ruolo politico attivo. L’unica, esile possibilità di sbocco di queste consultazioni potrebbe essere un’apertura verso sinistra. Se si sommano i partiti centristi, socialisti ed ecologisti, si supera la soglia dei 300 seggi. Ma Emmanuel Macron resta l’unico a poter nominare il primo ministro, e nulla lascia pensare che sia disposto a scegliere un capo di governo di sinistra».

Se non ci sarà intesa in parlamento, cosa farà Emmanuel Macron?

«Lo scena…

PARIGI – Le probabilità che queste consultazioni portino a un risultato concreto sono estremamente basse», osserva la politologa Blanche Léridon, direttrice editoriale dell’Institut Montaigne e specialista di questioni democratiche e istituzionali.

Sébastien Lecornu ha una missione impossibile?

«La scelta di affidare a lui le consultazioni è in sé problematica. Un primo ministro dimissionario dovrebbe limitarsi ad assicurare la continuità dello Stato, soprattutto in caso di urgenza o di minaccia grave. Non ha la legittimità per svolgere un ruolo politico attivo. L’unica, esile possibilità di sbocco di queste consultazioni potrebbe essere un’apertura verso sinistra. Se si sommano i partiti centristi, socialisti ed ecologisti, si supera la soglia dei 300 seggi. Ma Emmanuel Macron resta l’unico a poter nominare il primo ministro, e nulla lascia pensare che sia disposto a scegliere un capo di governo di sinistra».

Se non ci sarà intesa in parlamento, cosa farà Emmanuel Macron?

«Lo scenario più probabile resta lo scioglimento del Parlamento. Macron potrebbe anche tentare un’ultima mossa e nominare un nuovo primo ministro soltanto per aprire il dibattito sulla legge di bilancio visto che la legge finanziaria avrebbe già dovuto essere presentata all’Assemblée nationale e siamo in una situazione inedita non solo dal punto di vista politico ma anche della tenuta dei conti pubblici».


In caso di dissoluzione, quale sarebbe il calendario elettorale?

«L’Eliseo potrebbe optare per una campagna breve, una ventina di giorni, come nel 2024. Oppure concedere il termine massimo previsto dalla Consultazione, ovvero 40 giorni. Più la decisione verrà rinviata, più ci si avvicinerà alle elezioni amministrative di marzo. Condurre contemporaneamente una campagna nazionale e comunale è complicato per i partiti. Non sono gli stessi temi, né le stesse logiche che mobilitano l’elettorato».

Macron ha interesse a sciogliere rapidamente l’Assemblea?

«Il campo presidenziale è quello che ha più da perdere. Alcune proiezioni, da prendere con molta cautela finché non si entra in periodo elettorale, indicano che il suo partito potrebbe perdere fino alla metà dei suoi deputati. Il blocco centrale arretra, mentre la sinistra guadagna terreno. Lo si è visto chiaramente nei sondaggi con la dinamica intorno a Raphaël Glucksmann rispetto a Gabriel Attal».


Le dimissioni di Macron sono un’ipotesi credibile?

«Non ci credo affatto. E’ però interessante constatare come un tema che appariva del tutto barocco solo pochi mesi fa sia diventato quasi normale. Questa volta non sono soltanto La France Insoumise o il Rassemblement National a evocare l’idea delle dimissioni, ma anche un ex primo ministro di Macron, Édouard Philippe, lui stesso candidato all’Eliseo. È una vera svolta politica. Se Macron si dimettesse, il suo successore probabilmente vorrebbe sciogliere l’Assemblea nazionale. Ma nulla garantisce che il quadro politico che uscirebbe dalle urne sarebbe più chiaro o più stabile. Potremmo anzi ritrovarci con la stessa frammentazione di oggi, se non peggiore».

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