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Francia, Lecornu: “Mi fermo qui”. Nuovo premier in 48 ore: Macron guarda a sinistra

(afp)

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Il primo ministro dimissionario è intervenuto su “France 2”: “La maggioranza dell’Assemblea non vuole lo scioglimento”. I nomi che circolano sono quelli di Cazeneuve, Moscovici e Faure. Obiettivo approvazione della Finanziaria entro dicembre
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PARIGI – Altre quarantotto ore per trovare un governo di scopo che approvi la Finanziaria, evitando elezioni anticipate. «La situazione consente di nominare un nuovo primo ministro entro le prossime quarantotto ore» dice il premier dimissionario Sébastien Lecornu, dopo aver informato Emmanuel Macron sull’esito delle consultazioni degli ultimi due giorni. Alla guida di un governo durato appena quattordici ore, Lecornu sostiene che «esiste in parlamento una maggioranza contraria allo scioglimento dell’Assemblea nazionale».

Si parte quindi da questo esile filo dopo che la destra dei Républicains ha fatto cadere il neonato governo. La guerra interna tra il capogruppo dei deputati di destra, Laurent Wauquiez, e il presidente del partito, Bruno Retailleau rende quasi impossibile una posizione comune per le trattative. E così l'Eliseo ha cominciato a guardare a sinistra. Il primo segnale è arrivato dall’ex premier Élisabeth Borne che ha proposto la sospensione temporanea della riforma che po…

PARIGI – Altre quarantotto ore per trovare un governo di scopo che approvi la Finanziaria, evitando elezioni anticipate. «La situazione consente di nominare un nuovo primo ministro entro le prossime quarantotto ore» dice il premier dimissionario Sébastien Lecornu, dopo aver informato Emmanuel Macron sull’esito delle consultazioni degli ultimi due giorni. Alla guida di un governo durato appena quattordici ore, Lecornu sostiene che «esiste in parlamento una maggioranza contraria allo scioglimento dell’Assemblea nazionale».

Si parte quindi da questo esile filo dopo che la destra dei Républicains ha fatto cadere il neonato governo. La guerra interna tra il capogruppo dei deputati di destra, Laurent Wauquiez, e il presidente del partito, Bruno Retailleau rende quasi impossibile una posizione comune per le trattative. E così l'Eliseo ha cominciato a guardare a sinistra. Il primo segnale è arrivato dall’ex premier Élisabeth Borne che ha proposto la sospensione temporanea della riforma che porta l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Un’uscita non concordata con l’Eliseo, ma che Lecornu ha confermato come base di negoziato. «E' giusto discuterne». Questa nuova disponibilità dei macronisti ha aperto un canale nella gauche e in particolare con i socialisti ricevuti ieri da Lecornu. Dopo tre premier bruciati in meno di due anni, il capo dello Stato non ha molte alternative. L’urgenza è anche quella di rassicurare i mercati finanziari. Ieri Lecornu ha garantito che l’obiettivo è approvare una Finanziaria entro dicembre con un deficit mantenuto sotto il 5%. Parole che hanno fatto risalire la Borsa di Parigi e migliorare la performance dei titoli di Stato francesi.

L'unica certezza, ha spiegato Lecornu, è l'esistenza di una "maggioranza assoluta in parlamento che non vuole lo scioglimento" dell'Assemblée Nationale. «Anche se si tornasse a votare – osserva l’eurodeputato macronista Sandro Gozi – il risultato sarebbe molto simile, forse con un’estrema destra più forte ma senza una maggioranza chiara". "Se i socialisti decidessero di cooperare con il centro - aggiunge Gozi -sarebbe la vera novità politica di questa stagione politica».

Due sono le opzioni principali sul tavolo dell’Eliseo. La prima è un accordo di “non sfiducia” attorno al blocco centrale – Renaissance, Horizons, MoDem e una parte dei Républicains – con un’intesa tattica sui conti pubblici che preveda una maggiore tassazione dei redditi più alti, piuttosto che toccare la riforma delle pensioni. L’altra ipotesi, più rischiosa ma concreta, è la nomina di un primo ministro socialista e una coabitazione di fatto, sulla scia di quella del 1986 tra François Mitterrand e Jacques Chirac. Macron, in questo caso, farebbe un passo indietro mantenendo però il controllo di alcuni ministeri chiave come Difesa ed Esteri. I nomi che circolano sono quelli di Bernard Cazeneuve, Pierre Moscovici e lo stesso segretario socialista Olivier Faure.

Per Macron un governo di sinistra avrebbe il vantaggio di lasciare ai socialisti la gestione di un esecutivo in un contesto esplosivo, mettendoli alla prova. Una scelta che avrebbe anche l’effetto di spaccare la sinistra, isolando La France Insoumise, costretta a presentare una mozione di censura contro un governo dei "compagni" socialisti. All’Eliseo si discute anche di altre misure per un rinnovamento democratico, come un possibile referendum istituzionale per introdurre una quota proporzionale e “rafforzare” la Quinta Repubblica senza cambiarla.

L'Eliseo scoprirà le sue carte entro venerdì. Intanto le opposizioni già minacciano di fare cadere il prossimo governo. «Ora basta. Sfiduciamo qualsiasi futuro governo. La farsa è durata abbastanza»attacca Marine Le Pen che considera «assolutamente inevitabile» la dissoluzione dell’Assemblea o le dimissioni del Presidente. Anche la leader dei deputati della France Insoumise, Mathilde Panot, promette che il suo gruppo censurerà "qualsiasi governo che continui la politica macronista". L'idea di rivedere le regole del sistema previdenziale sta provocando anche pesanti critiche nella destra e nel campo macronista. Il ministro dell’Economia dimissionario, Roland Lescure, sottolinea che sospendere la riforma «costerebbe centinaia di milioni nel 2026 e miliardi nel 2027», ma ha anche ammesso che «tutti devono fare concessioni».

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