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Mosca avverte Trump: “Spirale di escalation con i Tomahawk a Kiev”

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Lo zar rilancia: “Stiamo vincendo, conquistati 5mila chilometri”. Ma il Cremlino teme l’effetto deterrenza dei missili a lungo raggio
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NEW YORK – Il Cremlino avverte che la fornitura dei missili Tomahawk all’Ucraina rappresenterebbe una «grave spirale di escalation» anche perché «possono essere equipaggiati con testate nucleari», che in realtà Kiev non possiede. Quindi aggiunge che segnerebbe anche il sostanziale ingresso degli Stati Uniti nella guerra contro la Russia, perché senza l’aiuto dei militari americani non potrebbero essere impiegati. Ma sono solo le abituali tattiche intimidatorie di Mosca, ormai note a tutti.

La verità è che Putin teme questo passo di Trump, non solo perché sul piano politico segnerebbe la fine della luna di miele con l’ex amico di Washington, ma anche perché i vettori a lunga gittata creerebbero una forte deterrenza, in grado di cambiare l’equazione sul terreno. Come aveva detto Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, «non avrei nemmeno la necessità di usarli. Il solo fatto di averli sarebbe un monito per Mosca, perché saprebbe che se attaccasse le nostre strutture logistic…

NEW YORK – Il Cremlino avverte che la fornitura dei missili Tomahawk all’Ucraina rappresenterebbe una «grave spirale di escalation» anche perché «possono essere equipaggiati con testate nucleari», che in realtà Kiev non possiede. Quindi aggiunge che segnerebbe anche il sostanziale ingresso degli Stati Uniti nella guerra contro la Russia, perché senza l’aiuto dei militari americani non potrebbero essere impiegati. Ma sono solo le abituali tattiche intimidatorie di Mosca, ormai note a tutti.

La verità è che Putin teme questo passo di Trump, non solo perché sul piano politico segnerebbe la fine della luna di miele con l’ex amico di Washington, ma anche perché i vettori a lunga gittata creerebbero una forte deterrenza, in grado di cambiare l’equazione sul terreno. Come aveva detto Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, «non avrei nemmeno la necessità di usarli. Il solo fatto di averli sarebbe un monito per Mosca, perché saprebbe che se attaccasse le nostre strutture logistiche militari, saremmo in grado di rispondere colpendo in profondità nel suo territorio». Putin ha risposto indirettamente il giorno del suo compleanno, suonando i tamburi di guerra. «L’Ucraina colpisce in profondità ma questo non giocherà a suo favore», ha detto. «L’iniziativa strategica rimane nelle mani delle forze armate russe. Quest’anno abbiamo liberato quasi 5.000 chilometri quadrati di territorio».

Lunedì Trump aveva detto che «in sostanza ho preso la decisione sulla fornitura dei Tomahawk», chiesta a più riprese da Zelensky. Non ha rivelato la sua inclinazione, ma ha aggiunto che «voglio sapere come li userebbero, perché non intendo favorire un’escalation». Ieri è tornato sul tema, ribadendo la sua frustrazione: «Pensavo sarebbe stata la guerra più facile da finire, e invece è più difficile del Medio Oriente». Quindi ha ripetuto di «essere stato molto deluso da Putin».

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha risposto avvertendo rappresenterebbe una «grave escalation», anche perché le testate nucleari possono essere montate sui Tomahawk. L’Ucraina in realtà ha rinunciato a tutte le armi atomiche presenti sul suo territorio dopo il crollo dell’Urss, proprio per tranquillizzare Mosca e chiarire che la sua indipendenza non avrebbe rappresentato una minaccia strategica, ma la verità è spesso irrilevante nella comunicazione russa. Peskov ha sottolineato che la fornitura «non sarà in grado di cambiare la situazione sul campo di battaglia per Kiev. Ma è importante tenere presente che questi missili possono essere equipaggiati con testate nucleari». Così il portavoce di Putin ha creato lo spazio per una marcia indietro di Trump: «Sappiamo che dovremo attendere, forse, dichiarazioni più chiare. Per quanto riguarda le forniture di armi, di solito vengono inviate e poi seguono le dichiarazioni. Così funzionava sotto l’amministrazione Biden. Aspettiamo e vediamo come andranno le cose questa volta».

Trump è imprevedibile e potrebbe cambiare idea in ogni momento, ma la realtà strategica è diversa da come la descrive Peskov. Zelensky non ha testate nucleari e gli Usa manterrebbero il veto sulle modalità di uso dei Tomahawk. Avendoli, però, Kiev scoraggerebbe gli attacchi contro le sue infrastrutture o potrebbe rispondere, togliendo a Mosca un vantaggio essenziale.

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