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Accordo su Gaza. Ostaggi, ritiro Idf, il futuro della Striscia: i punti del piano

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Le tappe decise a Sharm el Sheik, ma anche le incognite sul controllo di Gaza. Ecco cosa sappiamo dell’intesa
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Gerusalemme – L’ultimo ostacolo attorno alle 13 ora italiana, quando qui in Israele il governo si riunirà per dire ufficialmente “sì”. Sono previste tensioni, sono possibili dimissioni (in particolare, i ministri dell’ultradestra) ma è difficile pensare che Benjamin Netanyahu possa sfilarsi di fronte all’enorme pressione che Donald Trump esercita da ore.

L’accordo per la prima fase del cessate il fuoco sarà approvato e inizierà il conto alla rovescia per il ritorno degli ostaggi israeliani, la liberazione dei prigionieri palestinesi, il ritiro dell’Idf. E, forse, per cominciare a immaginare il futuro di un territorio, la Striscia di Gaza, dove 67mila persone sono morte in due anni, 168mila sono state ferite, due milioni hanno perso casa, scuola, speranze, sogni.

I tempi dell’intesa: 24 ore per il ritiro, poi 72 per gli ostaggi

Un funzionario della Casa Bianca dice alla Cnn che "una volta votato a favore, Israele dovrà ritirarsi sulla linea, il che dovrebbe richiedere meno di 24 …

Gerusalemme – L’ultimo ostacolo attorno alle 13 ora italiana, quando qui in Israele il governo si riunirà per dire ufficialmente “sì”. Sono previste tensioni, sono possibili dimissioni (in particolare, i ministri dell’ultradestra) ma è difficile pensare che Benjamin Netanyahu possa sfilarsi di fronte all’enorme pressione che Donald Trump esercita da ore.

L’accordo per la prima fase del cessate il fuoco sarà approvato e inizierà il conto alla rovescia per il ritorno degli ostaggi israeliani, la liberazione dei prigionieri palestinesi, il ritiro dell’Idf. E, forse, per cominciare a immaginare il futuro di un territorio, la Striscia di Gaza, dove 67mila persone sono morte in due anni, 168mila sono state ferite, due milioni hanno perso casa, scuola, speranze, sogni.

I tempi dell’intesa: 24 ore per il ritiro, poi 72 per gli ostaggi

Un funzionario della Casa Bianca dice alla Cnn che "una volta votato a favore, Israele dovrà ritirarsi sulla linea, il che dovrebbe richiedere meno di 24 ore". Dopo che Israele se ne sarà andato, scatterà il termine di 72 ore per il rilascio degli ostaggi israeliani. I vivi torneranno a casa fra domenica a lunedì: seguiranno i corpi dei morti e solo dopo i prigionieri palestinesi.

Gli ostaggi: come funzionerà il rilascio

A uscire per primi, accompagnati dagli uomini e dalle donne del Comitato internazionale della Croce rossa, saranno i venti israeliani vivi. Poi inizieranno le operazioni per riportare a casa i corpi di chi è stato ucciso il 7 ottobre o è morto in prigionia: sempre secondo Cnn, Hamas non è in grado di individuare una decina di corpi, sepolti sotto le macerie o in aree devastate dai bombardamenti.

Un dettaglio su cui si lavorerà ancora ma che non pregiudicherà l’accordo perché già noto a Israele.

I prigionieri palestinesi, il lodo Barghouti

Secondo la Bbc, Israele ha respinto il rilascio di Marwan Barghouti, nonostante l'insistenza di Hamas sul suo rilascio. Gli altri nomi su cui non c’è accordo sono Abdullah Barghouti, Ahmed Saadat, Hassan Salama, Abbas al-Sayyed. Uomini che Israele considera le menti degli attacchi che hanno sconvolto il Paese a inizio degli anni Duemila. Ad uscire saranno 250 ergastolani su 285 e 1700 persone arrestate a Gaza in questi due anni. Hamas ha chiesto che in questo gruppo siano inclusi alcuni degli uomini delle sue brigate scelte Al Nukba, Israele non vuole: sono gli uomini che hanno eseguito l’attacco del 7 ottobre 2023.

Gli aiuti alla popolazione della Striscia

Entreranno immediatamente: 400 camion al giorno nella primissima fase, con un incremento progressivo. Bisognerà capire cosa potrà entrare: c’è bisogno di scavatori, di tende e di prefabbricati oltre che di cibo e medicine.

Il ritiro dell’Idf da Gaza, eccetto Rafah

L’idf dovrebbe lasciare “gran parte” del territorio della Striscia, mantenendo una presenza a Rafah, zona di confine con l’Egitto e per anni punto caldo del contrabbando di armi e materiali vietati, secondo Israele. Ma restano dettagli importanti da chiarire su questo punto. L’operazione è pronta da giorni e non dovrebbe richiedere più di 24 ore.

Hamas e la deposizione delle armi

Hamas si è impegnata a deporre le armi, ma non a uscire dal processo politico. A fare da garante su questo punto ci sono i Paesi arabi: Qatar e Turchia per primi, chiamati a vigilare su quella che già si annuncia come una delle questioni più delicate delle prossime settimane.

Il ruolo degli Stati Uniti

Donald Trump potrebbe arrivare qui in Israele nelle prossime ore: Netanyahu lo ha invitato a parlare alla Knesset, una mossa che serve anche a placare le tensioni con l’ala più a destra del suo governo, che questo accordo non lo vuole.

Il futuro della Striscia e le incognite

Resta pieno di incognite. Chi governerà la Striscia? Come funzionerà l’organismo internazionale presieduto da Donald Trump e guidato da Tony Blair? Chi parlerà per i palestinesi? Davvero i Paesi arabi riusciranno a garantire il disarmo di Hamas? E Trump che Israele non cancelli (di nuovo, come ha già fatto) l’accordo dopo il ritorno degli ostaggi. Domande ancora tutte aperte.

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