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L’Italia dona a Kiev oltre 200 blindati cingolati per il trasporto delle truppe

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I veicoli corazzati sono stati ribattezzati “Camillini” perché ricordavano il gelato racchiuso tra due biscotti
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Un lungo treno filmato in transito tre giorni fa nella stazione di Treviso; altri convogli fotografati in Slovenia; autoarticolati che si aggirano nel traffico. Trasportano tutti veicoli corazzati italiani, più o meno vecchi, prelevati dai magazzini dove sono stati accumulati gli equipaggiamenti resi inutili dalla fine della Guerra Fredda. Armi che oggi sembrano avere preso la strada del conflitto ucraino.

Gli aiuti militari concessi dal nostro governo alla resistenza di Kiev sono segreti: l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere mantenuto una cortina di silenzio su quanto viene donato, mentre le altre nazioni hanno scelto una trasparenza totale. Ma anche le fonti ucraine sostengono che quei mezzi in viaggio verso Nord sono il contributo alla lotta del loro esercito.

In maggioranza sono vetusti. Si tratta di blindati cingolati per il trasporto delle truppe: i VCC-1, prodotti dalla Oto Melara della Spezia modificando i leggendari M-113 statunitensi. Negli anni Settanta si de…

Un lungo treno filmato in transito tre giorni fa nella stazione di Treviso; altri convogli fotografati in Slovenia; autoarticolati che si aggirano nel traffico. Trasportano tutti veicoli corazzati italiani, più o meno vecchi, prelevati dai magazzini dove sono stati accumulati gli equipaggiamenti resi inutili dalla fine della Guerra Fredda. Armi che oggi sembrano avere preso la strada del conflitto ucraino.

Gli aiuti militari concessi dal nostro governo alla resistenza di Kiev sono segreti: l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere mantenuto una cortina di silenzio su quanto viene donato, mentre le altre nazioni hanno scelto una trasparenza totale. Ma anche le fonti ucraine sostengono che quei mezzi in viaggio verso Nord sono il contributo alla lotta del loro esercito.

In maggioranza sono vetusti. Si tratta di blindati cingolati per il trasporto delle truppe: i VCC-1, prodotti dalla Oto Melara della Spezia modificando i leggendari M-113 statunitensi. Negli anni Settanta si decise di incrementare la protezione contro i proiettili, applicando una lastra d’acciaio su ciascuna fiancata. In maniera geniale, Radio Fante li ha ribattezzati “Camillino”, perché ricordavano il gelato racchiuso tra due biscotti: all’epoca costava 50 lire e veniva pubblicizzato con il pistolero Coccobill disegnato da Jacovitti.

Negli anni Novanta, con la riduzione delle forze armate, i “Camillini” sono stati allineati assieme a migliaia di altri corazzati nel gigantesco deposito a cielo aperta di Lenta, in provincia di Vercelli: le foto satellitari mostrano che molte decine sono state rimosse negli scorsi mesi. È verosimile, come accaduto per i cannoni semoventi M109 concessi dal governo Draghi, che i VCC1 verranno completamente revisionati prima di entrare sui campi di battaglia.

Che se ne fanno gli ucraini, impegnati in un conflitto dominato dai droni? Offrono comunque una difesa dalle bombe volanti più piccole e oggi in Europa non ci sono alternative: la guerra distrugge quantità enormi di materiali mentre i livelli di produzione sono bassissimi. Inoltre i “Camillini”, come le altre versioni dell’M113, hanno una grande dote: sono totalmente meccanici, senza dipendere da strumentazioni elettroniche. Nonostante l’età, sono robusti e soprattutto i meccanici locali – abituati a gestire i trattori delle coltivazioni di cereali – riescono sempre a ripararli: se necessario, forgiano i pezzi lesionati e li rispediscono in fretta al fronte. I mezzi più moderni e sofisticati invece vanno spediti in officine specializzate in Polonia: ogni guasto li rende inservibili per mesi.

Secondo i canali web di Kiev, l’Italia starebbe consegnando 240 VCC1; altre fonti parlano di 400 esemplari: una parte però sarebbe in condizioni pessime e verrebbe “cannibalizzata” per ottenere ricambi. Il numero sarebbe comunque significativo per le necessità dell’esercito ucraino: su ciascun mezzo trova posto una squadra di sette soldati e possono servire pure per trasferire munizioni o rifornimenti.

Più moderne le autoblindo a sei ruote Puma fotografate in Slovenia. Sono di progettazione italiana, concepite negli anni Ottanta ed entrate in servizio con grande lentezza: l’impiego in Afghanistan ha evidenziato che non resistevano all’esplosione degli ordigni nascosti nel terreno – i cosiddetti Ied, l’arma favorita della guerriglia jihadista – e così sono stati progressivamente eliminati dalle dotazioni. Vengono considerate autoblindo di buone capacità: nel Donbass la minaccia viene dall’alto, non dal basso, e quindi possono contribuire alle operazioni in maniera valida.

Ogni tanto siti come Itamilradar segnalano voli di cargo militari che da Pisa raggiungono l’aeroporto polacco di Rzeszów, l’hub degli aiuti occidentali all’Ucraina: l’ultimo il 13 settembre è stato un bimotore C-27J. Cosa trasportino è segreto: i cittadini italiani sono gli unici tenuti all’oscuro di cosa il loro Paese stia facendo per la resistenza di Kiev.

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