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Il Papa esorta i vescovi a resistere a Trump: “Vicini ai migranti”

(ansa)

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“Sono con voi”, ha detto Leone XIV a una delegazione che gli ha portato lettere di latinos a rischio deportazione
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CITTÀ DEL VATICANO – Papa Leone XIV ha incoraggiato i vescovi degli Stati Uniti a «esprimersi con fermezza» contro le politiche anti-migranti adottate da Donald Trump: lo ha riferito monsignor Mark Seitz, vescovo di El Paso, alla frontiera con il Messico, nonché presidente della commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale Usa. Il vescovo Seitz ha guidato un piccolo gruppo di vescovi e assistenti sociali impegnati nella pastorale dei migranti latino-americani a una udienza con il Papa ieri mattina. «Il nostro Santo Padre è personalmente molto preoccupato per queste questioni», ha dichiarato a Reuters il vescovo di El Paso dopo l’udienza. «Ha espresso il desiderio che la Conferenza episcopale degli Stati Uniti si pronunci con fermezza su questo tema. Significa molto per tutti noi sapere che lui desidera personalmente che continuiamo a parlare apertamente», ha detto monsignor Seitz.

Del gruppo ricevuto in Vaticano facevano parte anche gli esponenti di The Hope Border Instit…

CITTÀ DEL VATICANO – Papa Leone XIV ha incoraggiato i vescovi degli Stati Uniti a «esprimersi con fermezza» contro le politiche anti-migranti adottate da Donald Trump: lo ha riferito monsignor Mark Seitz, vescovo di El Paso, alla frontiera con il Messico, nonché presidente della commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale Usa. Il vescovo Seitz ha guidato un piccolo gruppo di vescovi e assistenti sociali impegnati nella pastorale dei migranti latino-americani a una udienza con il Papa ieri mattina. «Il nostro Santo Padre è personalmente molto preoccupato per queste questioni», ha dichiarato a Reuters il vescovo di El Paso dopo l’udienza. «Ha espresso il desiderio che la Conferenza episcopale degli Stati Uniti si pronunci con fermezza su questo tema. Significa molto per tutti noi sapere che lui desidera personalmente che continuiamo a parlare apertamente», ha detto monsignor Seitz.

Del gruppo ricevuto in Vaticano facevano parte anche gli esponenti di The Hope Border Institute, associazione cattolica attiva sul confine tra Stati Uniti e Messico. Al nuovo Papa, nato a Chicago, hanno assicurato: «Noi stiamo con lei». E Leone XIV, a quanto hanno riferito, nel corso dell’incontro ha replicato: «Voi state con me e io sto con voi».

Il vescovo di El Paso e gli altri ospiti hanno portato al Pontefice un pacchetto di lettere di migranti latinos terrorizzati dalle misure repressive e dal rischio di deportazione conseguenza della stretta imposta da Donald Trump. «Non possono uscire», ha scritto Maria, una donna originaria del Guatemala che ha ottenuto l’asilo e vive a San Francisco ma ha diversi parenti negli Usa che non sono ancora legali: «Hanno paura di fare la spesa, di andare in chiesa e quindi restano a casa», prosegue la lettera riportata dall’Associated Press: «Il Papa deve parlare con Trump e chiedergli di riflettere su ciò che sta facendo agli immigrati. Il Papa deve supplicare Trump e Trump deve ascoltarlo. Trump deve cambiare il suo comportamento». Un’altra lettera, riportata da Reuters, descrive un’altra famiglia composta da due membri che non hanno il permesso legale di soggiornare negli Stati Uniti e hanno paura di uscire di casa per timore di essere deportati: «Credo che il Papa dovrebbe parlare apertamente contro le incursioni e il trattamento ingiusto che la comunità sta subendo», si legge nella missiva scritta in spagnolo.

Papa Leone, che oggi pubblica la sua prima esortazione apostolica Dilexi Te dedicata all’“amore dei poveri”, migranti compresi, martedì sera ha ricevuto anche un gruppo di più di cento responsabili della pastorale ispanica degli Stati Uniti – continuamente a contatto con i migranti legali e illegali – ringraziandoli per il loro lavoro. E al Giubileo dei migranti, domenica scorsa, ha ricordato «la storia di tanti nostri fratelli migranti, il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione». Gli immigrati, ha detto il Papa, «non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!».

L’altroieri scorso, uscendo dalla sua residenza a Castel Gandolfo, Prevost ha preferito non commentare la decisione di Trump di inviare l’esercito nelle strade della sua città, Chicago. Ma la settimana prima aveva risposto a una giornalista americana che gli domandava un’opinione sul premio previsto dall’arcidiocesi di Chicago – e contestatissimo dai cattolici conservatori e pro life – a un senatore democratico impegnato a favore dei migranti, ma anche del diritto all’aborto, affermando: «Chi dice che sono contro l’aborto ma che sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti», ha detto, «non so se sia pro life».

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