✕

La svolta di popolari e Ecr, oggi diranno sì alla difesa europea: “Risorse Ue contro minacce russe”

Ascolta l'audio

Il Parlamento europeo, dinanzi alle minacce del Cremlino, spinge per un’azione unitaria che tenga conto della necessità di tutelare la pace con «tutti gli sforzi diplomatici»
2 minuti di lettura

STRASBURGO – «Il Parlamento europeo insiste sull’urgente necessità di progredire verso un’autentica Unione europea della difesa». Dopo le ultime aggressioni russe, le invasioni dello spazio aereo, le minacce dei droni e il programmato disimpegno Usa dall’Europa, Popolari europei e destra Ecr cambiano rotta. Dopo le frenate dei mesi scorsi accettano apertamente di lavorare ad una difesa comune. Questo è infatti uno dei passaggi della risoluzione che sarà votata stamattina dall’aula di Strasburgo. E l’assoluta novità consiste in un accordo trasversale: il documento è firmato dai capigruppo di Ppe, S&D, Renew, Verdi e Ecr (il gruppo conservatore cui è iscritto anche Fratelli d’Italia).

Non solo. La risoluzione, che dovrebbe quindi contare su una maggioranza molto ampia, ha ricevuto il via libera informale della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e soprattutto dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Si tratta di una vera e propria inversione di marcia per popolari e …

STRASBURGO – «Il Parlamento europeo insiste sull’urgente necessità di progredire verso un’autentica Unione europea della difesa». Dopo le ultime aggressioni russe, le invasioni dello spazio aereo, le minacce dei droni e il programmato disimpegno Usa dall’Europa, Popolari europei e destra Ecr cambiano rotta. Dopo le frenate dei mesi scorsi accettano apertamente di lavorare ad una difesa comune. Questo è infatti uno dei passaggi della risoluzione che sarà votata stamattina dall’aula di Strasburgo. E l’assoluta novità consiste in un accordo trasversale: il documento è firmato dai capigruppo di Ppe, S&D, Renew, Verdi e Ecr (il gruppo conservatore cui è iscritto anche Fratelli d’Italia).

Non solo. La risoluzione, che dovrebbe quindi contare su una maggioranza molto ampia, ha ricevuto il via libera informale della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e soprattutto dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Si tratta di una vera e propria inversione di marcia per popolari e conservatori che fino ad ora avevano glissato sul progetto unitario.

Il presupposto è il cosiddetto “muro di droni” per fermare le incursioni di Mosca. Ma lo svolgimento costituisce un passo avanti nel percorso di integrazione europea. Viene così proposto un «semestre europeo della difesa» e si sottolinea che «solo attraverso un maggiore coordinamento e la messa in comune delle risorse l’Ue può rispondere efficacemente alle crescenti minacce della Russia». Addirittura si chiede la formazione di «una struttura europea di comando e controllo» con «la condivisione di intelligence, logistica comune e interoperabilità». Un embrione del futuro esercito comune. Che ovviamente avrà il compito di mantenere la cooperazione con la Nato.

Insomma il Parlamento europeo, dinanzi alle minacce del Cremlino, spinge per un’azione unitaria che tenga conto della necessità di tutelare la pace con «tutti gli sforzi diplomatici». L’Eurocamera conferma poi l’impegno a prevedere nuove sanzioni contro la Russia e ad «approvare immediatamente» l’uso dei beni russi congelati per finanziare Kiev al fine di «mantenere e aumentare il nostro sostegno alle esigenze militari dell’Ucraina, compresa la difesa anti-droni».

Del resto ieri mattina la stessa presidente della Commissione Ue aveva rimarcato esigenze analoghe avvertendo che il Vecchio Continente è ormai nel bel mezzo di «una guerra ibrida» cui «si deve rispondere» tutti insieme. E il primo passo, a suo giudizio, sarebbe la dotazione «urgente di una capacità strategica di risposta» con «un piano paneuropeo». E non è un caso che von der Leyen abbia voluto precisare che il “muro di droni” potrà monitorare anche il fianco sud e affrontare tutte le minacce compresa la criminalità internazionale e le migrazioni illegali. Una mano tesa ai Paesi del Sud Europa e in particolare all’Italia.

Il cambio di rotta, però, nasce da una constatazione: i singoli Stati non sono in grado di tenere testa al Cremlino sul piano militare senza l’aiuto degli Usa. Dal punto di vista economico il “ReArm Europe” che poi è diventato “Readiness 2030” non è sufficiente a creare una barriera difensiva efficace. Come non lo è il Quadro finanziario pluriennale, il Bilancio Ue, che ha messo in campo in questo settore una quota di risorse maggiore rispetto al passato ma comunque non sufficiente. E se si avvia il progetto di una «un’autentica Unione europea della difesa» difficilmente si potrà fare a meno di nuovo debito comune.

Leggi i commenti