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"I messaggi notturni con Witkoff e i contatti con 8 leader di Hamas”. I retroscena della trattativa

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Gershon Baskin negoziatore del soldato Shalit rivela come si è arrivati all’accordo di Sharm el Sheikh: “L’inviato Usa mi ha chiesto di convincere i capi dei miliziani che gli Usa sono affidabili. Per la prima volta le delegazioni nemiche nella stessa stanza”
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GERUSALEMME – “Negli ultimi mesi sono stato in contatto diretto con otto leader di Hamas, con tre di loro abbiamo avuto lunghe discussioni. Witkoff mi diceva di intercedere con loro per convincerli della serietà delle intenzioni americane”. Questo è solo uno dei retroscena sulla trattativa di Sharm el-Sheikh rivelati da Gershon Baskin, il 69enne giornalista israeliano famoso per aver negoziato con Hamas, tra il 2006 e il 2011, la liberazione del soldato Gilat Shalit. Il suo ruolo dopo il 7 Ottobre è sempre stato sfumato, non è mai stato chiaro quanto fosse effettivamente dentro ai colloqui per i cessate il fuoco. Stando a quanto scrive oggi su WhatsApp era dentro tanto.

“L’accordo si poteva fare un anno fa”

Baskin sostiene che lo stesso accordo firmato a Sharm el-Sheikh, negli stessi termini, poteva essere siglato già nel settembre 2024. “Era la proposta nota come ‘l’accordo delle tre settimane’, l’ho ricevuta per iscritto e con un messaggio vocale sia in arabo che in inglese”, racc…

GERUSALEMME – “Negli ultimi mesi sono stato in contatto diretto con otto leader di Hamas, con tre di loro abbiamo avuto lunghe discussioni. Witkoff mi diceva di intercedere con loro per convincerli della serietà delle intenzioni americane”. Questo è solo uno dei retroscena sulla trattativa di Sharm el-Sheikh rivelati da Gershon Baskin, il 69enne giornalista israeliano famoso per aver negoziato con Hamas, tra il 2006 e il 2011, la liberazione del soldato Gilat Shalit. Il suo ruolo dopo il 7 Ottobre è sempre stato sfumato, non è mai stato chiaro quanto fosse effettivamente dentro ai colloqui per i cessate il fuoco. Stando a quanto scrive oggi su WhatsApp era dentro tanto.

“L’accordo si poteva fare un anno fa”

Baskin sostiene che lo stesso accordo firmato a Sharm el-Sheikh, negli stessi termini, poteva essere siglato già nel settembre 2024. “Era la proposta nota come ‘l’accordo delle tre settimane’, l’ho ricevuta per iscritto e con un messaggio vocale sia in arabo che in inglese”, racconta Baskin. “Ma in quel momento la risposta dei negoziatori israeliani fu che il primo ministro non era d’accordo a terminare la guerra. La proposta arrivò sulla scrivania del presidente Biden, ma il suo incaricato, Bret McGurk, si rifiutò di sostituirla al pessimo accordo che stava negoziando”.

L’incontro con Witkoff ad Abu Dhabi

Riferisce di un incontro con Ronen Bar, allora capo dello Shin Bet prima che Netanyahu ne pretendesse la rimozione, avvenuto il 26 dicembre 2024, tre settimane prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. “Mi venne chiesto di non utilizzare i miei canali riservati perché, mi disse, tra tre settimane ci sarebbe stato un accordo per il cessate il fuoco”, spiega Baskin.

“Da allora il mio principale sforzo è stato quello di comunicare con Steve Witkoff e trovare un modo per creare un canale informale tra la parte americana e Hamas, sapendo che la negoziazione non doveva per forza passare dalla parte israeliana. Israele avrebbe accettato qualunque cosa Trump avesse imposto”. Baskin ha l’occasione di agganciare l’inviato speciale del presidente americano a una conferenza sui Bitcoin ad Abu Dhabi, nel dicembre 2024. “Andai lì insieme a Samer Sinijlawi (attivista palestinese di Fatah, ndr), riuscimmo a parlargli, a scambiarci i biglietti da visita e a dargli un articolo che io e Samer avevamo scritto”.

La delegazione di Hamas 

L’attacco israeliano in Qatar

Stando al suo racconto, l’8 settembre scorso Hamas riceve dal primo ministro del Qatar la proposta americana per il cessate il fuoco, “che avevo contribuito a redigere insieme ai negoziatori di Hamas”. Ma il 9 settembre Israele bombarda l’edificio dove si trovava Khalil al-Hayya, il capo dei negoziatori del movimento islamista palestinese, insieme ad altri leader del politburo.

“Gli americani mi chiesero di comunicare alla leadership di Hamas che gli Stati Uniti non avevano alcun ruolo nell’attacco. Il 10 settembre, alle 1.22 del mattino, Steve Witkoff mi inviò il seguente messaggio: ‘Non abbiamo avuto nulla a che fare con questo. Loro (gli israeliani) si sono scusati con noi. La loro dichiarazione lo conferma. E il post del Presidente su Truth Social lo attesta’”.

“Abbiamo un piano”

Il negoziatore di Shalit dice di aver lavorato, dal giorno dell’attacco di Doha fino al 19 settembre, per convincere Hamas che gli Stati uniti erano affidabili. “Il 19 settembre, a tarda sera, Witkoff mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Abbiamo un piano’. Avemmo una lunga conversazione e quanto mi spiegò mi sembrava una buona idea. Gli ho dato alcuni suggerimenti su come convincere Hamas. Mi chiese ancora di intercedere con la leadership di Hamas sulla serietà delle azioni di Trump”.

Il retroscena di Baskin si ferma qui, perché poi la scena si è spostata a Sharm el-Sheikh e lui non era presente. Sostiene che le delegazioni di Hamas e di Israele, “per la prima volta nella storia”, si siano sedute nella stessa stanza, una di fronte all’altra, ma un funzionario israeliano che era a Sharm el-Sheikh al Times of Israel smentisce la circostanza. “Sono le immagini della tv egiziana ad aver tratto molti in inganno”, dice la fonte

“Non so cosa è stato deciso lì e cosa è ancora da decidere”, scrive Baskin. “La cosa più importante è la dichiarazione di entrambe le parti che la guerra è finita e non riprenderà. Trump merita il Nobel per la pace”.

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