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Al via l’evacuazione di Kramatorsk: inizia l’inverno più duro dell’Ucraina

(afp)

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Kiev chiede alle famiglie con bambini di lasciare la più grande città del Donetsk ancora nelle sue mani. Nelle trattative con Trump, Putin ha chiesto il controllo totale della regione
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Le autorità ucraine hanno deciso l’evacuazione delle famiglie con bambini da Kramatorsk, la più grande città rimasta nelle mani di Kiev nel Donetsk. L’ordine riguarda solo alcuni quartieri e una serie di villaggi circostanti, ma potrebbe essere presto allargato all’intero centro urbano. Vladimir Putin nelle trattative con Donald Trump di metà agosto ha chiesto il controllo di tutta questa regione, conquistata soltanto parzialmente dalle sue truppe: Kramatorsk è di fatto la capitale della zona ucraina.

Prima dell’invasione gli abitanti erano 150 mila; a giugno si stimava fossero 53mila. Nonostante i bombardamenti aerei e i razzi, finora avevano cercato di portare avanti una vita normale: scuole, bar, ristoranti e negozi erano aperti. Cinque giorni fa per la prima volta le vie della città sono state colpite da un drone russo guidato con un cavo in fibra ottica: una minaccia contro cui ci sono poche difese. Da allora questi raid si sono moltiplicati.

Il fronte è ancora lontano: dist…

Le autorità ucraine hanno deciso l’evacuazione delle famiglie con bambini da Kramatorsk, la più grande città rimasta nelle mani di Kiev nel Donetsk. L’ordine riguarda solo alcuni quartieri e una serie di villaggi circostanti, ma potrebbe essere presto allargato all’intero centro urbano. Vladimir Putin nelle trattative con Donald Trump di metà agosto ha chiesto il controllo di tutta questa regione, conquistata soltanto parzialmente dalle sue truppe: Kramatorsk è di fatto la capitale della zona ucraina.

Prima dell’invasione gli abitanti erano 150 mila; a giugno si stimava fossero 53mila. Nonostante i bombardamenti aerei e i razzi, finora avevano cercato di portare avanti una vita normale: scuole, bar, ristoranti e negozi erano aperti. Cinque giorni fa per la prima volta le vie della città sono state colpite da un drone russo guidato con un cavo in fibra ottica: una minaccia contro cui ci sono poche difese. Da allora questi raid si sono moltiplicati.

Il fronte è ancora lontano: dista venti chilometri e ci sono fortificazioni costruite sin dal 2014, quando i secessionisti filorussi sono riusciti a occupare brevemente la città. L’esercito di Mosca però ha iniziato a bersagliare tutte le retrovie, cercando di rendere impossibili i movimenti. Le strade principali sono state ricoperte di reti per fermare i droni, spesso però gli invasori ricorrono pure a missili e a bombe plananti da mezza tonnellata, scagliate contro camion e auto civili.

Il problema principale per la popolazione è la distruzione delle reti di elettricità e gas, che lasciano le abitazioni al freddo e al buio. Per gli stessi motivi anche il sindaco di Sloviansk, la seconda città per importanza del Donetsk ucraino, ha chiesto agli anziani e ai bambini di andare via. In questa località la situazione è addirittura peggiore, perché cannonate e bombardamenti sono diventati intensi. Ieri ci sono stati sette feriti e trentatre abitazioni sono state incendiate.

L’avanzata russa è lentissima, condotta con pochi soldati e tantissimi droni. Di fronte alla resistenza opposta dalle città-fortezza che proteggono i confini del Donetsk ucraino – Pokrovsk è sotto assedio da un anno -, c’è l’impressione che Mosca voglia spostare il baricentro dell’offensiva più a sud e concentrare le forze nella regione di Dnipro. L’obiettivo sarebbe quello di circondare i villaggi e sfruttare il terreno pianeggiante per mettere in crisi le arterie che fanno arrivare uomini e munizioni nel Donbass.

Il quadro generale indica come Putin stia sempre più portando avanti una guerra di attrito, nel tentativo di obbligare il governo di Kiev ad accettare le sue pretese. Gli attacchi sul fronte mirano a causare il maggior numero di perdite, incrementando il divario tra le risorse umane dei due Paesi. Le bombe volanti Shahed-Geran e i missili si accaniscono sulle fabbriche che alimentano la produzione bellica nazionale. Ma soprattutto il Cremlino ha lanciato una campagna senza precedenti contro le infrastrutture energetiche, in risposta anche agli assalti dei droni ucraini che continuano a danneggiare le raffinerie di petrolio russe.

Ogni giorno centrali elettriche, tralicci, stazioni di distribuzione della corrente vengono smantellate dalla pioggia di ordigni e ci sono blackout ovunque, soprattutto a Sumy e Kharkiv. Mosca ha alzato il tiro sulle condotte e sulle riserve di gas naturale, interrompendo così anche l’attività degli impianti centralizzati di riscaldamento tipici dell’era sovietica: interi quartieri in tutto il Paese hanno i termosifoni spenti mentre di notte il termometro è già sceso a quattro gradi. Il governo Zelensky ha chiesto aiuto all’Europa per ottenere elettricità e gas ma a preoccupare è la tenuta delle reti ucraine, sottoposte a uno stillicidio di bombardamenti. Nei giorni scorsi sono stati danneggiati pure gli elettrodotti di una centrale nucleare nei pressi di Mykolaiyv e quella di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, da ormai diciassette giorni dipende dai generatori diesel. Si rischiano ricadute ambientali enormi: ieri i russi hanno fatto saltare in aria la condotta di ammoniaca che collega la città industriale di Togliattigrad a Odessa, una tubatura sovietica rimasta in funzione fino al 2022. L’esplosione ha generato una nuvola tossica non lontano da Rusyn Yar, nella “zona grigia” del Donetsk contesa dai due eserciti, e c’è il sospetto che sia stata provocata per costringere i difensori a ritirarsi.

Un altro tabù è caduto: per tre anni e mezzo le ferrovie sono state risparmiate dal conflitto, permettendo gli spostamenti di persone e merci. Adesso non più. Da Sumy a Kharkiv e a Chernihiv, binari e treni nelle regioni orientali sono diventati un bersaglio. Anche in questo caso, c’è uno scambio di accuse. Gli ucraini sono stati i primi a fare fuoco su convogli e snodi della linea ferrata, nel tentativo di ostacolare l’afflusso di nuove truppe verso il fronte. La ritorsione però è più feroce ed estesa. “L’obiettivo della Russia è seminare il caos – ha denunciato ieri Zelensky -: vuole esercitare una pressione psicologica sulla popolazione colpendo le infrastrutture energetiche e ferroviarie”. Per l’ucraina il quarto inverno di guerra si annuncia ancora più drammatico, con un vortice di violenza che aumenta senza sosta.

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