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I bimbi in festa ora sognano la cioccolata

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La giornalista palestinese: “Le persone esitano a mettersi in cammino, ma sono sollevate perché il giorno del ritorno non è più lontano, anche se c’è chi teme che la tregua non duri, come accaduto a marzo”
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Al Mawasi (Striscia di Gaza) – Le strade sono piene di bambini, sono i più felici che la guerra sia finita. C’è chi intona canti di «tregua - tregua - tregua» e chi spara in aria per festeggiare. Tutti si congratulano a vicenda perché la guerra è finita e stanno bene, molti sono tristi per aver perso i loro cari durante il conflitto. I giornalisti gioiscono, la paura di essere presi di mira è finita.

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Molti cittadini hanno cercato di tornare alle loro case, tra loro i residenti del nord recentemente sfollati al sud, ma l’esercito li ha colpiti con un drone. Le persone esitano a mettersi in cammino, ma sono sollevate perché il giorno del ritorno non è più lontano, anche se c’è chi teme che la tregua non duri, come accaduto a marzo.

Da mercoledì notte Gaza è comunque in festa, perché tutti non aspettavamo che questo momento. Per me la gioia è stata immensa. Non devo più vivere nella paura dei bomba…

Al Mawasi (Striscia di Gaza) – Le strade sono piene di bambini, sono i più felici che la guerra sia finita. C’è chi intona canti di «tregua - tregua - tregua» e chi spara in aria per festeggiare. Tutti si congratulano a vicenda perché la guerra è finita e stanno bene, molti sono tristi per aver perso i loro cari durante il conflitto. I giornalisti gioiscono, la paura di essere presi di mira è finita.

(afp)

Molti cittadini hanno cercato di tornare alle loro case, tra loro i residenti del nord recentemente sfollati al sud, ma l’esercito li ha colpiti con un drone. Le persone esitano a mettersi in cammino, ma sono sollevate perché il giorno del ritorno non è più lontano, anche se c’è chi teme che la tregua non duri, come accaduto a marzo.

Da mercoledì notte Gaza è comunque in festa, perché tutti non aspettavamo che questo momento. Per me la gioia è stata immensa. Non devo più vivere nella paura dei bombardamenti e dell’odioso suono delle esplosioni. Presto potrò comprare il pollo per i figli di mia sorella. Potrò accompagnarli a scuola senza il terrore costante di perderne uno. La loro madre potrà finalmente comprare loro la cioccolata e le patatine, che adorano e chiedono sempre.

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Ahlam, 34 anni, accanto a noi, dice: «Finalmente posso ridere quanto voglio. Voglio tornare alla mia casa a est di Khan Younis. Mi manca allevare le galline. Sono entusiasta di questo accordo storico che ci ha salvati».

Mio fratello Mohammed, 28 anni, è felicissimo e spera che il valico di Rafah venga riaperto presto, così da poter viaggiare per le cure mediche di nostra madre e per un po’ di svago. Dice che la guerra gli ha rubato la vita. C’era un senso di angoscia per i ripetuti sfollamenti, e abbiamo ancora nel cuore la sofferenza di aver vissuto per strada senza riparo per tanti giorni. E anche mio padre è pazzo di gioia. Vuole tornare a casa e sogna di vederci tutti seduti di nuovo a tavola per il pranzo.

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