Parigi – In una giornata densa, tra l’omaggio al Panthéon per Robert Badinter che abolì la pena di morte e la conferenza diplomatica su Gaza con ministri europei e arabi, Emmanuel Macron ha continuato la sua maratona di consultazioni. Incontri riservati, telefonate, contatti discreti. Il presidente francese è alla ricerca del suo sesto primo ministro in meno di due anni e ha promesso di annunciarlo entro stasera. Macron non ha ancora parlato pubblicamente della crisi aperta dopo le dimissioni lampo di Sébastien Lecornu, alla guida del governo più breve della Quinta Repubblica.
Come sempre, la strategia di Macron resta indecifrabile anche per i più vicini. Pochi scommettono su un’apertura a sinistra, anche se circolano ancora i nomi de…
Parigi – In una giornata densa, tra l’omaggio al Panthéon per Robert Badinter che abolì la pena di morte e la conferenza diplomatica su Gaza con ministri europei e arabi, Emmanuel Macron ha continuato la sua maratona di consultazioni. Incontri riservati, telefonate, contatti discreti. Il presidente francese è alla ricerca del suo sesto primo ministro in meno di due anni e ha promesso di annunciarlo entro stasera. Macron non ha ancora parlato pubblicamente della crisi aperta dopo le dimissioni lampo di Sébastien Lecornu, alla guida del governo più breve della Quinta Repubblica.
Come sempre, la strategia di Macron resta indecifrabile anche per i più vicini. Pochi scommettono su un’apertura a sinistra, anche se circolano ancora i nomi dell’ex premier socialista Bernard Cazeneuve, già in corsa e poi scartato, e dell’ex segretario del sindacato Cfdt, Laurent Berger. Un’altra figura evocata con insistenza è Pierre Moscovici, oggi presidente della Corte dei conti, apprezzato per la sua competenza economica e la credibilità internazionale, capace di rassicurare Bruxelles e i mercati finanziari. Ma anche su questo nome, riferiscono fonti vicine all’Eliseo, Macron appare esitante.
Neppure il profilo centrista di Jean-Louis Borloo, 74 anni, già ministro con Chirac e Sarkozy, sembra convincerlo. Borloo gode però dell’appoggio del capo dei Républicains Bruno Retailleau, l’uomo che ha fatto cadere il governo Lecornu. Figura di compromesso, «né di sinistra né macroniana», Borloo rappresenterebbe il candidato ideale per una coabitazione pragmatica. Intanto Retailleau ha posto condizioni rigide per un eventuale sostegno al prossimo governo, niente sospensione della riforma delle pensioni, una linea che rende difficile l’intesa con i socialisti.
Macron potrebbe, come spesso accade, sorprendere tutti. Scegliere un tecnocrate neutrale, un volto poco noto, o al contrario tornare a un fedelissimo della sua cerchia. Non è escluso nemmeno un clamoroso ritorno di Lecornu, che pure ha assicurato di non voler restare a Matignon, sede del governo, dopo aver condotto con disciplina «da soldato» le consultazioni.
L’obiettivo del prossimo esecutivo è garantire l’approvazione in parlamento della legge di Bilancio entro dicembre ed evitare nuove elezioni, chieste invece con forza dal Rassemblement National e dalla France Insoumise. Per Macron, e per la Francia, la priorità è anche rassicurare Bruxelles. Dal Lussemburgo, dove ha partecipato all’Eurogruppo, il ministro dimissionario dell’Economia Roland Lescure ha provato a dare rassicurazioni. «La Francia avrà un bilancio per il 2026», ha detto, garantendo che Parigi rispetterà gli impegni presi con l’Ue. «Una maggioranza parlamentare vuole dare stabilità — ha aggiunto — e concorda sul fatto che serve una manovra credibile e un bilancio che mantenga la parola data ai nostri partner europei».