Francia, Macron ci riprova con un nuovo incarico a Lecornu
dalla nostra corrispondente Anais GinoriEmmanuel Macron con Sebastien Lecornu
PARIGI – Tocca di nuovo a lui, il “monaco soldato” macronista. Sébastien Lecornu, 39 anni, ex ministro della Difesa e fedelissimo del presidente, compie una parabola fulminea. Premier dimissionario di lunedì, premier in carica di venerdì. Dalle dimissioni al reincarico, cinque giorni di panico e frenetiche consultazioni, false piste e veti incrociati. Dopo aver tentato un riavvicinamento con la destra e lanciato qualche ballon d’essai verso la sinistra, Emmanuel Macron ha finito per riconoscere che la sua unica carta era Lecornu. Un fedelissimo «che non abbandona la nave alla deriva», come dicono nell’entourage del Presidente. In serata, in un comunicato asciutto, il premier rientrante ha spiegato di «accettare per dovere» il nuovo incarico. «Farò di tutto per riuscire in questa missione» ha aggiunto. «Dobbiamo porre fine a questa crisi politica, che sta esasperando i francesi, e a questa instabilità, che danneggia l’immagine e gli interessi della Francia».
La reazione dell’opposizio…
PARIGI – Tocca di nuovo a lui, il “monaco soldato” macronista. Sébastien Lecornu, 39 anni, ex ministro della Difesa e fedelissimo del presidente, compie una parabola fulminea. Premier dimissionario di lunedì, premier in carica di venerdì. Dalle dimissioni al reincarico, cinque giorni di panico e frenetiche consultazioni, false piste e veti incrociati. Dopo aver tentato un riavvicinamento con la destra e lanciato qualche ballon d’essai verso la sinistra, Emmanuel Macron ha finito per riconoscere che la sua unica carta era Lecornu. Un fedelissimo «che non abbandona la nave alla deriva», come dicono nell’entourage del Presidente. In serata, in un comunicato asciutto, il premier rientrante ha spiegato di «accettare per dovere» il nuovo incarico. «Farò di tutto per riuscire in questa missione» ha aggiunto. «Dobbiamo porre fine a questa crisi politica, che sta esasperando i francesi, e a questa instabilità, che danneggia l’immagine e gli interessi della Francia».
La reazione dell’opposizione è stata immediata. «Una vergogna democratica, un’umiliazione», ha tuonato Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National. A sinistra, il partito socialista mette le mani avanti e precisa che «non c’è nessun accordo con noi». Olivier Faure ha ribadito la minaccia di una mozione di sfiducia “immediata” se non verrà sospesa la riforma delle pensioni. All’Eliseo si lascia intendere che Macron sarebbe disposto a riaprire il dibattito parlamentare, prendendo in esame diverse ipotesi, tra cui quella della Cfdt, il sindacato riformista, che propone di rinviare di un anno, dal 2027 al 2028, l’applicazione della legge.
La nomina di Lecornu arriva in serata, dopo la riunione convocata all’Eliseo con i partiti contrari allo scioglimento del Parlamento e a nuove elezioni. Esclusi dall’invito il Rassemblement National di Marine Le Pen e la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Il confronto a porte chiuse, raccontano diversi partecipanti, si è fatto rapidamente teso. Anche perché Macron aveva già in mente di rinominare Lecornu, a cui aveva affidato lunedì, subito dopo le dimissioni, il compito di condurre nuove consultazioni. «La mia missione finisce qui», aveva dichiarato in tv mercoledì sera. E invece la missione ricomincia.
L’urgenza ora è una: presentare lunedì la legge di Bilancio, come impone la Costituzione e come chiedono i mercati. All’Eliseo spiegano che Macron ha dato a Lecornu “carta bianca” per formare il governo, con estrema destra ed estrema sinistra già pronte a presentare una mozione di censura questa settimana. La fragile alleanza con Les Républicains si è di fatto dissolta. «Il blocco comune è morto», ha dichiarato ieri Bruno Retailleau, presidente del partito, a proposito della coalizione tra destra e partiti centristi.
Il principale artefice della caduta del primo governo Lecornu, accusa Macron di imporre ancora un premier macronista invece di aprire a una figura di equilibrio. Il leader della destra si dice tuttavia disposto a «lavorare su una piattaforma comune», ma ormai non controlla più il partito. Il capogruppo dei deputati Laurent Wauquiez guida la fronda interna e spinge per un definitivo sganciamento dal macronismo. Anche il centro si sta disgregando. Gabriel Attal, ex premier e oggi leader di Renaissance, il partito presidenziale, ha rotto con Macron, accusandolo di essere «incapace di condividere il potere» e di «rifiutare ogni compromesso politico». Édouard Philippe, ex premier e capo del partito centrista Horizons, ha chiesto dimissioni di Macron, «dopo l’approvazione della Finanziaria». Il nuovo incarico a Lecornu non chiude la crisi, la rinvia solo.