Francia, lo stupore dei leader per il Lecornu bis. Il premier: “Non sarò schiavo dei partiti”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - «Voglio avanzare nell'interesse dei francesi con un governo che non sia prigioniero dei partiti» dice Sébastien Lecornu, di nuovo premier in carica. Come primo atto del suo nuovo mandato, Lecornu è andato a visitare un commissariato per ribadire l'importanza della sicurezza nelle priorità dell'esecutivo. Ma le prossime ore sono dedicate alle consultazioni per formare il governo e approvare in consiglio dei ministri la Finanziaria questo lunedì.
È il termine ultimo previsto secondo la Costituzione, con la necessità di dare alla Francia una legge di Bilancio per il 2026. Il consiglio dei ministri dovrà presentare il testo che poi passerà nelle forche caudine del parlamento, dovendo in teoria essere approvato entro fine dicembre. Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon vogliono presentare all'Assemblée Nationale una mozione di sfiducia già questa settimana, quindi è urgente per Lecornu garantirsi un patto di non sfiducia con Républicains o con i socialisti.
Sulla composizione del gov…
PARIGI - «Voglio avanzare nell'interesse dei francesi con un governo che non sia prigioniero dei partiti» dice Sébastien Lecornu, di nuovo premier in carica. Come primo atto del suo nuovo mandato, Lecornu è andato a visitare un commissariato per ribadire l'importanza della sicurezza nelle priorità dell'esecutivo. Ma le prossime ore sono dedicate alle consultazioni per formare il governo e approvare in consiglio dei ministri la Finanziaria questo lunedì.
È il termine ultimo previsto secondo la Costituzione, con la necessità di dare alla Francia una legge di Bilancio per il 2026. Il consiglio dei ministri dovrà presentare il testo che poi passerà nelle forche caudine del parlamento, dovendo in teoria essere approvato entro fine dicembre. Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon vogliono presentare all'Assemblée Nationale una mozione di sfiducia già questa settimana, quindi è urgente per Lecornu garantirsi un patto di non sfiducia con Républicains o con i socialisti.
Sulla composizione del governo, il capo dello Stato ha dato "carta bianca" al premier redivivo, l'idea è scegliere profili più tecnici proprio per non cadere nei veti incrociati. Lecornu ha ribadito di volere ministri che "non hanno ambizioni presidenziali". Lui stesso ha garantito di non voler correre per l'Eliseo.
I Républicains hanno avuto una prima riunione per decidere come comportarsi con il nuovo governo. Il presidente del partito di destra, Bruno Retailleau, ha escluso di partecipare al nuovo esecutivo e quindi lascerà anche il dicastero dell'Interno che ha guidato nell'ultimo anno. «Lo ringrazio e ne prendo atto» ha risposto seccamente Lecornu. Anche il presidente del Senato, Gérard Larcher, peso massimo della destra, appoggia la linea di non partecipazione al governo Lecornu bis. Di segno opposto invece la posizione di Laurent Wauquiez, capogruppo dei deputati dei Républicains, che vogliono un accordo con il premier, anche per paura di un ritorno alle urne.
Non è chiaro se la linea di Retailleau potrà prevalere nel gioco parlamentare. Il presidente del partito minaccia di votare la sfiducia se ci fosse un "deal" con i socialisti sulla controversa riforma delle pensioni. Ed è proprio la sospensione di questa riforma approvata nel 2023 che sposta l'età pensionabile da 62 a 64 anni, la richiesta principale della gauche. Il segretario dei socialisti, Olivier Faure, ha ribadito la minaccia di una mozione di sfiducia “immediata” se non verrà sospesa la riforma delle pensioni. All’Eliseo si lascia intendere che Emmanuel Macron sarebbe disposto a riaprire il dibattito parlamentare, prendendo in esame diverse ipotesi, tra cui quella della Cfdt, il sindacato riformista, che propone di rinviare di un anno, dal 2027 al 2028, l’applicazione della legge. «Qualsiasi dibattito è possibile, non ci sono tabù» ha confermato Lecornu senza dare ulteriori dettagli.
Il rischio per Lecornu è anche mantenere salda la base centrista. Un'altra riunione è prevista nel partito Horizons, guidato dall'ex premier Edouard Philippe, per decidere la partecipazione al nuovo governo. Philippe si è clamorosamente smarcato dal capo dello Stato, suggerendo che le sue dimissioni sono l'unica soluzione alla crisi politica. Intanto il leader di Renaissance, il partito presidenziale, ha rotto con Macron, accusandolo di essere «incapace di condividere il potere» e di «rifiutare ogni compromesso politico». Attal era favorevole a un accordo di governo con la sinistra, escluso invece dalla scelta di Macron di riconfermare Lecornu.