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La piccola Rasil, uccisa a 8 anni da un proiettile “vagante”: l’ultima vittima prima della tregua

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La bambina è stata dichiarata morta all’alba di ieri, sei ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. La madre: “Il colpo è partito dalla zona dove si trova uno dei centri della Ghf a Rafah”.
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GERUSALEMME – L’ultima vittima di Gaza è una bambina di 8 anni, di nome Rasil Kawarei, che non era mai andata a scuola. Lei avrebbe voluto, ma le scuole a Gaza o sono mucchi di detriti o sono rifugi per sfollati. Rasil, nata a Khan Younis, colpita in una tendopoli a nord di Rafah da un proiettile vagante. Forse vagante, così pare, ma sparato dalla zona dove si trova uno dei centri distribuzione cibo della Gaza humanitarian foundation, il cui perimetro è protetto dai soldati israeliani. Ora del decesso: le sei della mattina di ieri, sei ore prima del cessate il fuoco.

La fine della breve vita di Rasil è lastricata di se, che sua madre Noja Kawarei, 41 anni, ripete a sé stessa, fissando il buio di una tenda ad al-Mawasi in cui abita da tre mesi. «Se a Sharm el-Sheikh avessero fatto prima, se l’accordo fosse stato siglato subito, se Netanyahu avesse ritirato subito l’esercito non appena Trump ha detto che c’era la tregua, se non fossi passata in quel punto con Rasil...».

Erano insieme gi…

GERUSALEMME – L’ultima vittima di Gaza è una bambina di 8 anni, di nome Rasil Kawarei, che non era mai andata a scuola. Lei avrebbe voluto, ma le scuole a Gaza o sono mucchi di detriti o sono rifugi per sfollati. Rasil, nata a Khan Younis, colpita in una tendopoli a nord di Rafah da un proiettile vagante. Forse vagante, così pare, ma sparato dalla zona dove si trova uno dei centri distribuzione cibo della Gaza humanitarian foundation, il cui perimetro è protetto dai soldati israeliani. Ora del decesso: le sei della mattina di ieri, sei ore prima del cessate il fuoco.

La fine della breve vita di Rasil è lastricata di se, che sua madre Noja Kawarei, 41 anni, ripete a sé stessa, fissando il buio di una tenda ad al-Mawasi in cui abita da tre mesi. «Se a Sharm el-Sheikh avessero fatto prima, se l’accordo fosse stato siglato subito, se Netanyahu avesse ritirato subito l’esercito non appena Trump ha detto che c’era la tregua, se non fossi passata in quel punto con Rasil...».

Erano insieme giovedì, lei e Rasil, nel giorno in cui a Gerusalemme il governo era impegnato nella riunione fiume per approvare l’accordo e a Gaza la gente già festeggiava. «Stavamo andando verso una tenda dove avevano il pannello solare per ricaricare il telefono, all’improvviso un proiettile ha colpito mia figlia alla pancia. Proveniva dall’area del sito Ghf dove danno i pacchi col cibo, ne sono sicura. È già successo altre volte, mia sorella Lina è stata ferita così».

I parenti di Rasil mostrano dei proiettili che hanno colpito le tende negli ultimi giorni 

I vicini di tenda confermano, è capitato anche che piovessero schegge incandescenti. Rasil ha perso conoscenza, è stata portata in moto all’ospedale da campo della Croce rossa internazionale, ma la ferita era troppo profonda, troppo il sangue perso, quindi l’hanno trasferita in ambulanza al Nasser di Khan Younis. «Se resiste 48 ore ha buone possibilità di sopravvivere, anche se rimarrà disabile», mi hanno detto i medici. «Ieri mattina, mentre migliaia di persone erano in cammino per tornare a nord, dall’ospedale mi hanno chiamato per dirmi che Rasil era morta. Sul telefono vedevo persone felici, i preparavo la sepoltura della mia piccola. Bastavano poche ore e sarebbe ancora viva. Non lo so come funziona una tregua, non so nemmeno se durerà. So soltanto che è arrivata troppo tardi”.

Lo stesso pensiero dei parenti delle altre 16 vittime palestinesi, uccise dai razzi dell’aviazione israeliana nelle 24 ore precedenti all’entrata in vigore del cessate il fuoco. La stessa sensazione dei genitori del soldato riservista 26 enne Michael Nachamani, colpito da un cecchino e deceduto giovedì. Rasil ha resistito qualche ora di più, spegnendosi all’alba del venerdì in cui i cannoni hanno smesso di sparare.

Che siano loro gli ultimi morti della guerra di Gaza, che il sangue smetta davvero di scorrere.

(ha collaborato Sami Abu Salem)

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