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Sharm, “Da Trump invito all’Iran”. Nella Striscia niente soldati Usa

(reuters)

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Witkoff e Cooper hanno ispezionato la situazione sul terreno, dove effettivamente è iniziato il riposizionamento delle truppe dello Stato ebraico
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NEW YORK – L’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il capo del Central Command Brad Cooper hanno visitato ieri Gaza, dimostrando come la prima fase dell’accordo a Gaza sia già in via di realizzazione. I pilastri su cui si basa il progetto di Donald Trump però sono tre, includendo la fase due e il nuovo paradigma per l’intero Medio Oriente, come conferma la notizia del sito Axios secondo cui anche l’Iran sarebbe stato invitato al vertice di Sharm el Sheikh. Questo nella speranza di allargare gli accordi di Abramo a Teheran. Il ministro degli Esteri Araghchi ha detto che è “wishful thinking”, ma ha ammesso di aver ricevuto da Mosca un messaggio di Israele «che esclude nuovi attacchi».

La prima fase prevede il ritiro israeliano, aiuti umanitari, la liberazione di tutti gli ostaggi di Hamas e il rilascio di centinaia di detenuti palestinesi. Witkoff e Cooper hanno verificato l’inizio del riposizionamento delle truppe dello Stato ebraico. Cooper ha chiarito che non verranno sc…

NEW YORK – L’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il capo del Central Command Brad Cooper hanno visitato ieri Gaza, dimostrando come la prima fase dell’accordo a Gaza sia già in via di realizzazione. I pilastri su cui si basa il progetto di Donald Trump però sono tre, includendo la fase due e il nuovo paradigma per l’intero Medio Oriente, come conferma la notizia del sito Axios secondo cui anche l’Iran sarebbe stato invitato al vertice di Sharm el Sheikh. Questo nella speranza di allargare gli accordi di Abramo a Teheran. Il ministro degli Esteri Araghchi ha detto che è “wishful thinking”, ma ha ammesso di aver ricevuto da Mosca un messaggio di Israele «che esclude nuovi attacchi».

La prima fase prevede il ritiro israeliano, aiuti umanitari, la liberazione di tutti gli ostaggi di Hamas e il rilascio di centinaia di detenuti palestinesi. Witkoff e Cooper hanno verificato l’inizio del riposizionamento delle truppe dello Stato ebraico. Cooper ha chiarito che non verranno schierati soldati americani a Gaza, ma 200 militari stanno già arrivando in Israele per costituire il centro di coordinamento della forza per monitorare la tregua.

Trump ha detto che sulla seconda fase «c’è accordo sostanziale, soprattutto perché le parti sono stanche di combattere». Questo è certamente vero, soprattutto se chiedi ai civili, ma la ricomparsa delle forze dell’ordine di Hamas a Gaza dimostra quanto sarà complicato sciogliere gli altri nodi dell’intesa, che prevedono il disarmo del gruppo responsabile dell’attacco del 7 ottobre, l’esilio dei suoi leader, la costituzione di un’autorità per il governo della Striscia, la prosecuzione del ritiro israeliano.

Il vertice convocato da Trump a Sharm el Sheikh per la firma dimostra però che i suoi obiettivi sono assi più ambiziosi. Lo ha ammesso lui stesso, dicendo che «la questione è più ampia di Gaza. È la pace in Medio Oriente». Il modo in cui vuole arrivarci è l’allargamento a tutti gli arabi degli Accordi di Abramo firmati da quattro paesi durante il primo mandato, partendo dall’Arabia, con la speranza che poi il completo isolamento e indebolimento dell’Iran lo convinca a considerare i vantaggi della collaborazione regionale. Anche Biden stava seguendo una strategia analoga, al punto che aveva discusso garanzie di sicurezza simili a quelle della Nato per Riad, se avesse riconosciuto Israele. Documenti di intelligence pubblicati dal New York Times dimostrano che Hamas aveva quanto meno cercato di coinvolgere l’Iran nel 7 ottobre, per l’interesse comune a bloccare questo progetto. La collaborazione militare tra Israele e sei paesi arabi è però continuata durante la guerra, come rivela il Washington Post. Incontri sono avvenuti in Qatar, Bahrein, Egitto e Giordania, coinvolgendo anche Arabia, Emirati, Kuwait e Oman. Esiste quindi una struttura militare su cui costruire il nuovo paradigma mediorientale, a cui adesso si aggiunge la base aeronautica che il Qatar costruirà in Idaho. Realizzare il progetto richiede la riapertura di un cammino per la soluzione dei due Stati, non facile finché il premier israeliano sarà Netanyahu.

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