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Francia, ecco il nuovo governo Lecornu: confermati Barrot, Darmanin, Dati

(afp)

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Macron ha chiesto al premier di accelerare le nomine. Alla Difesa arriva Catherine Vautrin, agli Interni il prefetto di Parigi
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PARIGI – Un’altra domenica di attesa, un altro governo. Dopo una settimana di caos istituzionale, Emmanuel Macron ha convocato un’ennesima riunione di crisi all’Eliseo per nominare i ministri del governo Lecornu 2. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera poco prima di imbarcarsi per l’Egitto, lasciando al suo premier il compito di provare, ancora una volta, a stabilizzare un Paese allo stremo della pazienza politica. Questa volta l’esecutivo cambia tono. Più tecnico, con l’idea di nominare per esempio il capo delle Ferrovie francesi al ministero del Lavoro, il prefetto di Parigi all’Interno o per il ministero della Transizione ecologica chiamare la presidente del Wwf. Segnali di un governo costruito per rassicurare, più che per sedurre, e che riflette il progressivo isolamento del premier Sébastien Lecornu, privato in pochi giorni del sostegno diretto di molti alleati, a cominciare dai Républicains.

Il presidente del partito, Bruno Retailleau, che aveva innescato la crisi una se…

PARIGI – Un’altra domenica di attesa, un altro governo. Dopo una settimana di caos istituzionale, Emmanuel Macron ha convocato un’ennesima riunione di crisi all’Eliseo per nominare i ministri del governo Lecornu 2. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera poco prima di imbarcarsi per l’Egitto, lasciando al suo premier il compito di provare, ancora una volta, a stabilizzare un Paese allo stremo della pazienza politica. Questa volta l’esecutivo cambia tono. Più tecnico, con l’idea di nominare per esempio il capo delle Ferrovie francesi al ministero del Lavoro, il prefetto di Parigi all’Interno o per il ministero della Transizione ecologica chiamare la presidente del Wwf. Segnali di un governo costruito per rassicurare, più che per sedurre, e che riflette il progressivo isolamento del premier Sébastien Lecornu, privato in pochi giorni del sostegno diretto di molti alleati, a cominciare dai Républicains.

Il presidente del partito, Bruno Retailleau, che aveva innescato la crisi una settimana fa, lascia come previsto il Viminale francese, sostituito da Laurent Nunez, attuale prefetto di Parigi. Anche nel campo macronista si contano le defezioni. Agnès Pannier-Runacher, al governo sin dal 2017, ha scelto di non restare, segno di un partito presidenziale ormai logorato da fronde interne e malcontento diffuso. In uscita anche l’ex premier Elisabeth Borne, al ministero dell’Istruzione, che nei giorni scorsi aveva proposto la sospensione della riforma delle pensioni come segnale dialogante con la sinistra. Via pure l’ex premier socialista Manuel Valls. Alla Difesa, dove la nomina di Bruno Le Maire aveva provocato l’ira della destra, arriva Catherine Vautrin, figura storica della tradizione neogollista. Restano invece Jean-Noël Barrot agli Esteri, Roland Lescure all’Economia, Gérald Darmanin alla Giustizia e Rachida Dati alla Cultura.

Rispetto al primo governo Lecornu, durato appena quattordici ore, difficile fare pronostici. Il premier, che guida per la seconda volta un governo di minoranza, ha confidato ieri di non escludere nuove dimissioni. «Se le condizioni dovessero venir meno di nuovo, me ne andrei», ha spiegato. «Non intendo restare a ogni costo». La scommessa del premier è scaricare sui partiti la colpa dell’instabilità. Grazie a questa linea comunicativa, secondo un sondaggio Ipsos, Lecornu ha guadagnato undici punti in una settimana, toccando il 27% di opinioni favorevoli. Ma oltre la metà dei francesi (55%) conserva di lui un’immagine negativa, associandolo a Macron la cui popolarità è crollata al 14%, minimo storico.

Nelle prossime ore Lecornu presenterà la Finanziaria e già domani pronuncerà il discorso di politica generale davanti a un’Assemblea nazionale pronta alla sfiducia. La France Insoumise presenterà la mozione per far cadere il governo e il Rassemblement National di Marine Le Pen potrebbe unire i suoi voti. Il fronte della sfiducia si aggira intorno a 264 deputati. Significa che se metà dei deputati socialisti decidono di non astenersi e «censurare» il governo si riaprirà la crisi politica. Il segretario del partito socialista, Olivier Faure, ha escluso «qualsiasi accordo» con il premier in assenza di garanzie su sospensione di riforma delle pensioni e tassazione dei ricchi. Faure accusa Macron di essere preda a una «forma di follia politica» e incapace di cambiare rotta. Non sembrano le premesse per siglare un patto di non sfiducia con il nuovo esecutivo.

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