✕

Klymenko: “Elettricità e acqua nel mirino dei missili russi, ora reagire è un nostro diritto”

Il ministro Ihor Klymenko

 

Ascolta l'audio

Intervista al ministro degli Interni ucraino: “Da inizio anno abbiamo subito 17mila attacchi, noi resistiamo e ricostruiamo”
3 minuti di lettura

Venerdì mattina missili e droni hanno sventrato le centrali ucraine, e il ministro degli Interni Ihor Klymenko ha affrontato la crisi. Ieri ci ha dedicato un’ora.

Emergenza superata?

«È stato uno dei peggiori bombardamenti. Un terzo degli abitanti di Kiev era senza elettricità e acqua, ma la maggior parte della fornitura è stata ripristinata e sono tornati a vivere normalmente».

Analisti e deputati consigliano di lasciare le città come Kiev per trascorrere l’inverno al sicuro.

«Kiev è abitata da più di 3 milioni di persone. Ci siamo adattati. Stiamo costruendo rifugi, siamo più consapevoli, più cauti. Chi ancora vive in città contribuisce perché il Paese resista contro un nemico potente. L’economia gira, i bambini continuano a frequentare gli asili e le scuole, gli studenti le università».

Gli attacchi saranno neutralizzati o si può solo mitigarne gli effetti?

«L’unico prezzo troppo alto da pagare sarebbe perdere sovranità e indipendenza: servirebbero altri cento anni per riconquistar…

Venerdì mattina missili e droni hanno sventrato le centrali ucraine, e il ministro degli Interni Ihor Klymenko ha affrontato la crisi. Ieri ci ha dedicato un’ora.

Emergenza superata?

«È stato uno dei peggiori bombardamenti. Un terzo degli abitanti di Kiev era senza elettricità e acqua, ma la maggior parte della fornitura è stata ripristinata e sono tornati a vivere normalmente».

Analisti e deputati consigliano di lasciare le città come Kiev per trascorrere l’inverno al sicuro.

«Kiev è abitata da più di 3 milioni di persone. Ci siamo adattati. Stiamo costruendo rifugi, siamo più consapevoli, più cauti. Chi ancora vive in città contribuisce perché il Paese resista contro un nemico potente. L’economia gira, i bambini continuano a frequentare gli asili e le scuole, gli studenti le università».

Gli attacchi saranno neutralizzati o si può solo mitigarne gli effetti?

«L’unico prezzo troppo alto da pagare sarebbe perdere sovranità e indipendenza: servirebbero altri cento anni per riconquistarle. Questi attacchi incessanti infliggono danni e dolore. Sì, siamo stanchi ed esausti. Da inizio anno il nemico ha sferrato più di 17.000 attacchi contro infrastrutture energetiche e critiche. Eppure siamo noi che li stiamo lentamente indebolendo e facciamo di tutto per garantire una vita normale».

Qual è la strategia?

«I droni contro le nostre città sono sestuplicati, aumentando pressione sulla difesa aerea. I missili balistici sono difficili da intercettare, eppure abbattiamo il 90% di missili, droni e bombe guidate o convenzionali. E consolidiamo le posizioni anche al fronte».

Il sindaco di Kiev ieri ha definito la situazione “disastrosa” e prevede un attacco imminente.

«Beh, dov’è la notizia? Ci attaccano ogni 5 o 7 giorni, in base alla loro capacità di ricostruire il potenziale missilistico. Invece di dichiarare, invito l’amministrazione della capitale e delle altre città a costruire rifugi e proteggere le infrastrutture energetiche».

Bombardare gli interessi energetici russi è stato azzardato?

«L’Ucraina ha pieno diritto di rispondere adeguatamente e colpire obiettivi equivalenti».

La deputata Bezugla della maggioranza dice che Mosca potrebbe distruggere qualunque obiettivo concentrando l’attacco. È vero? Potete scongiurarlo?

«Alcune affermazioni dei nostri parlamentari si basano su fatti concreti. Ma non lasceremo che il nemico ci domini o distrugga le infrastrutture. Sostituiamo rapidamente i trasformatori elettrici colpiti, ripristiniamo la fornitura di gas e ne garantiamo la distribuzione. I cittadini sono pronti a usare fonti alternative di energia. Il Paese sta subendo perdite enormi, ma la Russia fa lo stesso percorso. Non ci arrendiamo. Abbiamo perso l’indipendenza nel XVIII e nel XX secolo, e oggi paghiamo il prezzo più alto per non doverla perdere mai più. Migliaia di vite sono cadute. Cittadini o politici possono essere pessimisti, ma nessuna guerra può essere combattuta senza sacrifici».

Le ferrovie sono nel mirino?

«Hanno preso di mira stazioni, depositi e veicoli per energia e riscaldamento. Ma ricostruiamo rapidamente le capacità. Il ripristino richiede da uno a sette giorni, e la rete ferroviaria è sicura. Quando l’alimentazione elettrica viene danneggiata, utilizziamo altri mezzi di trazione. Le aree di cambio sono lontane da fronte o confine».

A Kramatorsk c’è evacuazione parziale: il Donbass sta cedendo?

«Nella regione di Donetsk vivono 200mila persone sotto controllo ucraino. Metà sono a Kramatorsk e Sloviansk, con vite relativamente normali se non paragoniamo la loro quotidianità a quella delle aree più tranquille. Se la situazione peggiora abbiamo protocolli di evacuazione come a Kostantinivka».

Quali sono le aree più calde?

«Pokrovsk e Myrnograd; ma anche Toretsk, Kostantinivka, Chasiv Yar e Ilovaisk. E Udachne, nella regione di Dnipro. Provano a tagliare le vie logistiche, ma non definirei catastrofica la situazione. L’avanzata è lenta e costosa. Visito il fronte di Pokrovsk e Myrnograd ogni due settimane. Lì c’è la brigata Azov guidata dall’ex prigioniero di guerra Denis Prokopenko (eroe di Azovstal, ndr). I russi vogliono raggiungere Druzhkivka passando per Kostantinivka. Noi adeguiamo le capacità alla situazione: per esempio abbiamo creato unità speciali per i droni collegati con fibra ottica, che raggiungono distanze notevoli».

I soldati dicono che il guaio è la mancanza di uomini. E ci sono accuse di arruolamenti forzati.

«La coscrizione è sufficiente a coprire le perdite. Canali Telegram amplificano singoli casi e la propaganda influisce sulle famiglie. È conseguenza della guerra, una tragedia enorme per ogni famiglia».

Trump ha fermato la guerra a Gaza ma non in Ucraina. Ci riuscirà?

«Siamo grati, ma cerchiamo una pace giusta. La Russia non sta vincendo: non sfonda lungo la linea di contatto, non fa avanzate rapide. Se l’economia ucraina soffre, anche quella russa subisce gravi danni. Dobbiamo essere autosufficienti e produrre qui la maggior parte delle armi. Dobbiamo creare un esercito efficiente, la garanzia più affidabile nel dopoguerra; servono servizi d’intelligence forti e un sistema di sicurezza interna solido. Stiamo fortificando i confini con Russia e Bielorussia, e restiamo uniti per resistere e sopravvivere».

Leggi i commenti