Il suicidio di Roei, scampato al 7 ottobre: “In me tutto è finito”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – Due anni dopo, i ragazzi del Nova festival muoiono ancora. Ieri i media israeliani hanno riportato la notizia del suicidio di Roei Shalev, sopravvissuto alla peggiore fra le stragi del 7 ottobre 2023, quella del festival musicale che si stava svolgendo vicino a Re’im quando gli uomini di Hamas hanno lanciato il loro attacco. Shalev aveva 30 anni: la sua fidanzata Mapal e un altro amico erano stati uccisi quel giorno mentre cercavano di fuggire. Shalev era stato colpito dai proiettili, ma si era salvato fingendosi morto per sette ore. Nonostante fosse seguito dal team di specialisti che sin dalle prime settimane (grazie a un’iniziativa privata) ha preso in carico i sopravvissuti, non era riuscito a riprendersi. Poche settimane dopo il 7 ottobre 2023 si era suicidata anche sua madre che, secondo i media israeliani, era molto vicina alla fidanzata del figlio.
Shalev ha affidato ai social il suo testamento. «Sono vivo ma dentro sono morto. Non sono più in grado di sopportare il…
TEL AVIV – Due anni dopo, i ragazzi del Nova festival muoiono ancora. Ieri i media israeliani hanno riportato la notizia del suicidio di Roei Shalev, sopravvissuto alla peggiore fra le stragi del 7 ottobre 2023, quella del festival musicale che si stava svolgendo vicino a Re’im quando gli uomini di Hamas hanno lanciato il loro attacco. Shalev aveva 30 anni: la sua fidanzata Mapal e un altro amico erano stati uccisi quel giorno mentre cercavano di fuggire. Shalev era stato colpito dai proiettili, ma si era salvato fingendosi morto per sette ore. Nonostante fosse seguito dal team di specialisti che sin dalle prime settimane (grazie a un’iniziativa privata) ha preso in carico i sopravvissuti, non era riuscito a riprendersi. Poche settimane dopo il 7 ottobre 2023 si era suicidata anche sua madre che, secondo i media israeliani, era molto vicina alla fidanzata del figlio.
Shalev ha affidato ai social il suo testamento. «Sono vivo ma dentro sono morto. Non sono più in grado di sopportare il dolore. Perdonatemi», ha scritto. Il corpo è stato trovato in un’auto bruciata a Netanya, al centro di Israele.
I membri della comunità dei sopravvissuti Nova tribe avevano dato l’allarme e iniziato a cercarlo dopo aver letto il messaggio, ma era troppo tardi, secondo il Times of Israel. «Chiediamo di ricordarlo nei suoi momenti più belli», è il messaggio diffuso sugli account social del gruppo Nova tribe.
Un’altra sopravvissuta, Shirel Golan, di 22 anni, si era suicidata qualche mese fa: l’associazione che riunisce i sopravvissuti del Nova nei giorni prima dell’anniversario aveva denunciato che la situazione dei suoi membri non stava migliorando. Anzi. In diverse occasioni Shalev si era definito «un caso ambulante di disturbo post-traumatico» e aveva raccontato di sentirsi in colpa per essere sopravvissuto al massacro.
La sua morte è stata l’occasione per i leader dell’opposizione di attaccare il governo, colpevole a loro dire di non aver offerto assistenza alle vittime della strage. «È tempo che lo Stato di Israele tratti coloro che soffrono di problemi di salute mentale come eroi, non come statistiche», ha scritto Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista Yisrael Beiteinu. «Roei non ha potuto sopportare il dolore, ma altri sono ancora là fuori, a lottare, a reagire, a cercare di vivere. Dobbiamo dare loro tutto l’aiuto possibile, affinché non si sentano soli», gli ha fatto eco Yair Golan, leader dei Democratici di sinistra.