NEW YORK – Dopo la pace a Gaza, l’Ucraina. È quello che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky spera dopo la telefonata con Donald Trump. I due leader si sono sentiti per trenta minuti. Trump, secondo l’agenzia Axios, ha parlato della possibilità di dare all’Ucraina i missili Tomahawk a lungo raggio, in grado di colpire all’interno del territorio russo, inclusa Mosca. La sola minaccia, secondo Zelensky, spingerebbe il presidente Vladimir Putin a sedersi al tavolo dei negoziati. Non è chiaro, però, se la Casa Bianca abbia preso una decisione definitiva, ma nei prossimi giorni a Washington arriverà una delegazione ucraina, guidata dal capo di gabinetto di Zelensky, Andriy Yermark, e dalla premier Yulia Svyrydenko, per parlare di cooperazione, sicurezza e sanzioni. Su X il presidente ucraino ha parlato di telefonata «molto positiva e produttiva». Zelensky ha fatto a Trump i complimenti per l’accordo di pace a Gaza, e aggiunto che «se quella guerra può essere fermata, allora sicurament…
NEW YORK – Dopo la pace a Gaza, l’Ucraina. È quello che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky spera dopo la telefonata con Donald Trump. I due leader si sono sentiti per trenta minuti. Trump, secondo l’agenzia Axios, ha parlato della possibilità di dare all’Ucraina i missili Tomahawk a lungo raggio, in grado di colpire all’interno del territorio russo, inclusa Mosca. La sola minaccia, secondo Zelensky, spingerebbe il presidente Vladimir Putin a sedersi al tavolo dei negoziati. Non è chiaro, però, se la Casa Bianca abbia preso una decisione definitiva, ma nei prossimi giorni a Washington arriverà una delegazione ucraina, guidata dal capo di gabinetto di Zelensky, Andriy Yermark, e dalla premier Yulia Svyrydenko, per parlare di cooperazione, sicurezza e sanzioni. Su X il presidente ucraino ha parlato di telefonata «molto positiva e produttiva». Zelensky ha fatto a Trump i complimenti per l’accordo di pace a Gaza, e aggiunto che «se quella guerra può essere fermata, allora sicuramente possono esserlo anche le altre, compresa quella russa». La telefonata è arrivata dopo l’ultimo violento attacco russo con missili e droni alle infrastrutture energetiche ucraine. I raid hanno provocato il blackout per molte ore in vaste aree di Kiev e nel sud del Paese. La Russia ha poi attaccato una chiesa ortodossa ucraina a Kostyantynivka e una raffineria a Kharkiv dove sarebbero morti alcuni britannici.
«Ho informato il presidente Trump — ha detto Zelensky — degli attacchi russi al nostro sistema energetico, e apprezzo la sua disponibilità a sostenerci. Abbiamo discusso le opportunità per rafforzare la nostra difesa aerea». «Ci sono buone opzioni e solide idee su come rafforzarci davvero — ha aggiunto — serve la disponibilità della parte russa a impegnarsi in una vera diplomazia e questo può essere ottenuto attraverso la forza». Lunedì Trump aveva confessato di aver «più o meno preso una decisione» sulla vendita di missili Tomahawk ai Paesi Nato, perché possano fornirli all’Ucraina, ma aveva aggiunto di voler capire bene come sarebbero stati impiegati. Nei giorni scorsi Putin ha reagito dicendo che la fornitura di missili «rappresenterebbe una fase completamente nuova dell’escalation».
Contro le armi è tornata ieri a farsi sentire la voce del Papa. «I potenti del mondo abbiano l’audacia del disarmo», è stato l’appello di Leone XIV al rosario a Piazza San Pietro convocato proprio per chiedere la fine dei conflitti nel mondo.