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Forse la guerra è davvero finita, ma il dolore no

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Poter tornare a Gaza City può sembrare una vittoria, ma è stata una delle esperienze più tristi che la nostra gente abbia mai vissuto. Interi quartieri erano stati completamente demoliti e ridotti in macerie
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DEIR EL-BALAH – «La guerra è finita», dicono. Ma perché non riusciamo a sentirlo o almeno a crederci un po’? Ogni volta che qualcuno ci chiede cosa ne pensiamo, la risposta è quasi sempre la stessa: «Non proviamo nulla». Non sappiamo cosa pensare. Non ci fidiamo ancora del tutto. A un certo punto ci è sembrato pure surreale. È successo all’improvviso e qualcosa non ci torna.

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Il fatto che la guerra stia finendo per la seconda volta quest’anno ci rende difficile fidarci di questa fragile illusione di sicurezza. Ora sappiamo che un cessate il fuoco può crollare in qualsiasi momento e che il genocidio può sempre ripresentarsi in forme più brutali. Rimaniamo cauti e scettici. L’unica cosa da apprezzare è che si ferma il flusso di morte. Ma sentiamo che questo cessate il fuoco è solo una pausa per il genocidio e che la sofferenza rimarrà.

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DEIR EL-BALAH – «La guerra è finita», dicono. Ma perché non riusciamo a sentirlo o almeno a crederci un po’? Ogni volta che qualcuno ci chiede cosa ne pensiamo, la risposta è quasi sempre la stessa: «Non proviamo nulla». Non sappiamo cosa pensare. Non ci fidiamo ancora del tutto. A un certo punto ci è sembrato pure surreale. È successo all’improvviso e qualcosa non ci torna.

(afp)

Il fatto che la guerra stia finendo per la seconda volta quest’anno ci rende difficile fidarci di questa fragile illusione di sicurezza. Ora sappiamo che un cessate il fuoco può crollare in qualsiasi momento e che il genocidio può sempre ripresentarsi in forme più brutali. Rimaniamo cauti e scettici. L’unica cosa da apprezzare è che si ferma il flusso di morte. Ma sentiamo che questo cessate il fuoco è solo una pausa per il genocidio e che la sofferenza rimarrà.

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Poter tornare a Gaza City può sembrare una vittoria, ma è stata una delle esperienze più tristi che la nostra gente abbia mai vissuto. Interi quartieri erano stati completamente demoliti e ridotti in macerie. Avendo già perso la mia casa più di due anni fa non avevo più nulla a cui tornare. Non ha più senso fare avanti e indietro, Gaza City è irriconoscibile e non sarà mai più la stessa. Quando ai miei amici è stato finalmente concesso di tornare, hanno dovuto anche affrontare l’orrore di trovare centinaia di cadaveri per le strade: persone uccise e lasciate senza soccorso né sepoltura. Di fronte a tanta perdita e distruzione e all’assenza di un riparo, molte persone hanno preferito fare ritorno alle tende nel sud.

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Un cessate il fuoco non riporterà indietro i 67.686 morti e le migliaia di dispersi. Non riporterà i bambini alle loro madri, né i genitori di migliaia di orfani. Non riporterà indietro i nostri amici, i nostri colleghi e i nostri cari. Non farà ricrescere gli arti di centinaia di migliaia di amputati. Non riporterà indietro le nostre case. E non guarirà mai i nostri traumi. Non è qualcosa da cui ci si può riprendere. Non può essere dimenticato o perdonato.

La sofferenza durerà per sempre. Le persone continueranno a morire per le complicazioni delle loro ferite e malattie. Il trauma non elaborato immagazzinato nei nostri corpi si manifesterà in seguito in forme fisiche e psicologiche, rendendoci ancora più difficile vivere una vita normale.

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Ci vorranno decenni e sforzi immensi per rimuovere le macerie delle nostre abitazioni, e ancora di più per ricostruirle.

Certo, spero che la mia gente possa ora respirare un po’. Ma porterò sempre nel profondo del mio cuore le cicatrici invisibili della nostra esistenza. La mia anima soffrirà sempre per tutta la crudeltà a cui ha assistito.

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