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Minc: “Un governo senza futuro, Macron farebbe bene a dimettersi”

Alain Minc 

 (afp)

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È stato consigliere di grandi capitani d’industria ma anche di diversi presidenti della Repubblica francesi, tra cui Macron, che adesso attacca
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PARIGI – Alain Minc apre la conversazione con un paragone tra la politica francese e quella italiana. «Alla Francia manca la finezza del trasformismo, quella capacità di adattamento politico che l’Italia ha sempre dimostrato per superare le crisi» osserva Minc, intellettuale e consigliere ombra di grandi capitani d’industria ma anche di molti presidenti della Repubblica, tra cui Macron, di cui era stato mentore ormai quasi dieci anni fa.

Il governo Lecornu 2 è appena nato. Qual è la sua previsione?

«Non credo andrà lontano. La mozione di sfiducia si giocherà su pochi voti, soprattutto all’interno del gruppo socialista, molto diviso. Anche se Lecornu dovesse sopravvivere, non resisterà al dibattito sulla Finanziaria. Tutte le forze politiche cosiddette responsabili sembrano essersi messe d’accordo per accelerare l’arrivo al potere del Rassemblement National. Macron è indegno, e i dirigenti dei grandi partiti sono ridicoli».

PARIGI – Alain Minc apre la conversazione con un paragone tra la politica francese e quella italiana. «Alla Francia manca la finezza del trasformismo, quella capacità di adattamento politico che l’Italia ha sempre dimostrato per superare le crisi» osserva Minc, intellettuale e consigliere ombra di grandi capitani d’industria ma anche di molti presidenti della Repubblica, tra cui Macron, di cui era stato mentore ormai quasi dieci anni fa.

Il governo Lecornu 2 è appena nato. Qual è la sua previsione?

«Non credo andrà lontano. La mozione di sfiducia si giocherà su pochi voti, soprattutto all’interno del gruppo socialista, molto diviso. Anche se Lecornu dovesse sopravvivere, non resisterà al dibattito sulla Finanziaria. Tutte le forze politiche cosiddette responsabili sembrano essersi messe d’accordo per accelerare l’arrivo al potere del Rassemblement National. Macron è indegno, e i dirigenti dei grandi partiti sono ridicoli».

Perché, secondo lei, Macron sarebbe “indegno”?

«Perché ha accumulato errori politici insensati, a cominciare dallo scioglimento dell’Assemblea. Macron non ha capito che, per sopravvivere, deve cedere un po’ del suo potere. Continua a pensare di essere migliore di tutti. È una fine shakespeariana».

Lei sostiene addirittura che sia “il peggior presidente della Quinta Repubblica”. Non è esagerato?

«Lo credo davvero. François Hollande, al confronto, è stato più onorevole. Macron è il peggiore. E non so se le istituzioni francesi si riprenderanno da questa crisi».

La Francia assomiglia sempre di più all’Italia?

«All’Italia di un tempo, non a quella di oggi. L’Italia oggi ha un potere stabile, incontestabile. Noi invece viviamo un iper-parlamentarismo senza averne la cultura. Ci manca la finezza del trasformismo, quella capacità di adattamento politico che l’Italia ha sempre dimostrato per superare le crisi».

Ha smesso di dare consigli a Macron?

«Non gli rispondo più. Ma se dovessi dargli un consiglio, gli direi di fare un passo indietro o di andarsene».

È favorevole alle dimissioni del capo dello Stato, come chiede l’ex premier Édouard Philippe?

«Philippe ha sbagliato a chiedere le dimissioni di Macron perché non si indebolisce la funzione alla quale si aspira. Ma, visto lo stato di non-governo in cui siamo finiti, l’unico modo per rimettere in piedi le istituzioni sarebbe un’elezione presidenziale anticipata».

Se il governo Lecornu dovesse cadere, cosa farà Macron?

«Avrà due opzioni: la dissoluzione o le dimissioni. Purtroppo deciderà un nuovo scioglimento dell’Assemblea e sarebbe un dramma. A quel punto, Macron potrebbe sopravvivere istituzionalmente con un governo del Rassemblement National, in una forma di coabitazione. Ma la prospettiva mi terrorizza».

L’estrema destra vincerà le prossime elezioni?

«Ha più probabilità alle legislative che alle presidenziali, a patto che nella corsa all’Eliseo le forze moderate abbiano un unico candidato comune. Se la crisi francese dovesse aggravarsi, sarebbe l’intera Ue a essere destabilizzata fino al giorno in cui passeremo sotto la tutela della Bce e della Commissione, com’è accaduto all’Italia. È uno scenario possibile, e direi persino auspicabile».

Auspicabile?

«Abbiamo il sistema bancario più solido del continente. La disoccupazione è in calo. I servizi pubblici, nonostante le lamentele, funzionano. La sostanza del Paese è sana. Ma rispetteremo le regole economiche solo quando una crisi finanziaria ci costringerà a farlo, com’è successo all’Italia con il governo Monti».

Vede un parallelo con quell’esecutivo?

«Quando dovremo chiedere alla Bce una linea di sostegno, ci verranno chieste delle contropartite. Sarà un ritorno allo spirito del governo Monti, non a quello di Draghi. Draghi governava per ricevere denaro. Monti per imporre sacrifici. Molti sperano che una potenza come la Francia possa evitare quel destino. Non lo credo più».

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