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Kepel: “L’accordo su Gaza un colpo mediatico che non fermerà la violenza”

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Gilles Kepel, tra i più importanti studiosi occidentali del mondo arabo: “Con Barghouti in carcere, e le milizie distrutte, non c’è più interlocutore dal lato palestinese. È grave”
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Una vittoria simbolica che, al momento, non costruisce una vera pace». Gilles Kepel, tra i più importanti studiosi occidentali del mondo arabo, guarda con scetticismo al vertice di Sharm el-Sheikh.

Siamo all’alba di un nuovo Medio Oriente, come ha detto il presidente americano?
«Di sicuro siamo al tramonto del vecchio. Trump è riuscito a fare una cosa che sembrava impossibile, ha ottenuto la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, ma manca il prigioniero più importante: Marwan Barghouti, l’unico in grado di incarnare una Palestina nuova. Nel 2011 Netanyahu fece liberare Sinwar perché voleva un dittatore islamofascista che controllasse Gaza e che lui pensava di poter controllare con i soldi del Qatar, in modo che non ci fosse una sola Palestina, ma due. Come disse Mauriac dopo il 1945: amo tanto la Germania che sono felice che ce ne siano due».

Eppure Trump parla già di un nuovo assetto regionale: gli iraniani sconfitti, gli arabi pronti a entrare negli…

Una vittoria simbolica che, al momento, non costruisce una vera pace». Gilles Kepel, tra i più importanti studiosi occidentali del mondo arabo, guarda con scetticismo al vertice di Sharm el-Sheikh.

Siamo all’alba di un nuovo Medio Oriente, come ha detto il presidente americano?
«Di sicuro siamo al tramonto del vecchio. Trump è riuscito a fare una cosa che sembrava impossibile, ha ottenuto la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, ma manca il prigioniero più importante: Marwan Barghouti, l’unico in grado di incarnare una Palestina nuova. Nel 2011 Netanyahu fece liberare Sinwar perché voleva un dittatore islamofascista che controllasse Gaza e che lui pensava di poter controllare con i soldi del Qatar, in modo che non ci fosse una sola Palestina, ma due. Come disse Mauriac dopo il 1945: amo tanto la Germania che sono felice che ce ne siano due».

Eppure Trump parla già di un nuovo assetto regionale: gli iraniani sconfitti, gli arabi pronti a entrare negli accordi di Abramo.

«L’abbiamo già visto in passato: Israele che trionfa, i palestinesi che non esistono più. Poi le conseguenze sono arrivate nel sangue, con il terrorismo palestinese in Medio Oriente e in Europa. Questo è il rischio più importante oggi: se non si costruisce un accordo che salvi entrambi i popoli si creerà nuova instabilità in Medio Oriente con il rischio di una recrudescenza del terrorismo anche qui in Europa. Abbiamo bisogno di una soluzione che non sia solo un colpo mediatico o per aiutare la famiglia Witkoff e quella Trump-Kushner a vendere progetti immobiliari a Gaza».

Perché Netanyahu ha scelto di non andare al vertice di Sharm?

«A lui non frega nulla del vertice di Sharm, vuole l’allargamento degli accordi di Abramo, cioè mettere la Palestina sotto il tappeto».

Ma è ipotizzabile che i sauditi normalizzino le relazioni con Israele senza uno stato palestinese?

«Per i sauditi il riconoscimento di Israele presuppone la creazione di uno Stato di Palestina».

Il piano Trump fa un vago accenno a un percorso che porti a uno Stato palestinese.

«Serviva a far ingoiare l’amara pillola dell’accordo, ma in realtà con Tony Blair, che in un certo modo è il lord Balfour di questo secolo, si ricostruisce un “mandato britannico” sulla Palestina. Il Piano Trump poi non parla della Cisgiordania, dove i coloni sono liberi di fare ciò che vogliono. Siamo molto felici di vedere gli ostaggi con le loro famiglie e i prigionieri palestinesi rilasciati, ma quello di Trump è un colpo politico e mediatico che non pensa al futuro. Al momento è così. È un punto a favore della sua popolarità in patria, ma lascia il Medio Oriente in una situazione non migliore di quanto fosse prima, se non per il fatto che l’Iran non è più in grado di giocare un ruolo come leader dell’asse della Resistenza».

Si parla di una forza di stabilizzazione araba a Gaza: che forma potrebbe avere?

«I paesi arabi non vogliono inviare soldati per fare la polizia di Israele come faceva l’autorità palestinese. È totalmente nebulosa».

E Hamas? È possibile che rinunci alla lotta armata?

«Tutta la vecchia guardia di Hamas è stata eliminata dagli israeliani, quelli che rimangono a Gaza sono giovani senza coscienza politica o capacità di fare accordi, più esposti alla violenza. Con Barghouti in carcere, Hamas distrutta, non c’è più interlocutore dal lato palestinese: una catastrofe, perché ciò che rimane è la violenza. Il piano saudita-francese puntava a riconoscere lo Stato di Palestina per costruire un futuro a due Stati, ma Netanyahu non è interessato a questa soluzione».

Che futuro attende Israele?

«Bibi voleva gli ostaggi liberi perché adesso forse questo gli consente di sbarazzarsi dei partiti legati ai coloni e ricostruire una coalizione con il centro-destra o centro-sinistra. Ma Israele dovrà giudicare Netanyahu e le persone che hanno avuto responsabilità il 7 ottobre. Il Paese deve ricostruirsi in una fase post-Netanyahu».

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