TUNISI – Andry Rajoelina, il presidente del Madagascar, è stato destituito. Il personaggio, ormai contestatissimo da tutti, dal movimento Gen Z, che ha scatenato le proteste a partire dal 25 settembre, e da quella parte dell'esercito, che da sabato è passata ad appoggiare i giovani manifestanti, non è più il capo di Stato in carica: oggi il Parlamento ha votato il suo impeachment con una quota di voti superiore ai due terzi, richiesta per decisioni di questo tipo. Subito dopo, la Copsat, l'unità d'élite dell'esercito, che per prima si è schierata dalla parte della piazza in rivolta, ha annunciato di "aver preso il potere", promettendo, però, di lasciare operativa la principale camera parlamentare.
Poche ore prima Rajoelina, che è già fuggito all'estero, aveva cercato di bloccare uno sviluppo di questo tipo, ormai scontato nella crisi malgascia. La presidenza aveva pubblicato sul suo sito un documento che stabiliva la dissoluzione dell'Assemblea nazionale: ma non c'erano neanche la sua…
TUNISI – Andry Rajoelina, il presidente del Madagascar, è stato destituito. Il personaggio, ormai contestatissimo da tutti, dal movimento Gen Z, che ha scatenato le proteste a partire dal 25 settembre, e da quella parte dell'esercito, che da sabato è passata ad appoggiare i giovani manifestanti, non è più il capo di Stato in carica: oggi il Parlamento ha votato il suo impeachment con una quota di voti superiore ai due terzi, richiesta per decisioni di questo tipo. Subito dopo, la Copsat, l'unità d'élite dell'esercito, che per prima si è schierata dalla parte della piazza in rivolta, ha annunciato di "aver preso il potere", promettendo, però, di lasciare operativa la principale camera parlamentare.
Poche ore prima Rajoelina, che è già fuggito all'estero, aveva cercato di bloccare uno sviluppo di questo tipo, ormai scontato nella crisi malgascia. La presidenza aveva pubblicato sul suo sito un documento che stabiliva la dissoluzione dell'Assemblea nazionale: ma non c'erano neanche la sua firma, né il timbro del suo ufficio. L'atto è stato ritenuto nullo dai deputati. Lunedì del presidente (ormai ex) erano state smarrite le tracce. Finché la sera aveva lanciato un appello a "rispettare la Costituzione".
Aveva detto di trovarsi in un "luogo sicuro", dopo "un tentativo di omicidio". Secondo Rfi (Radio France International), la radio pubblica francese, sarebbe stato esfiltrato dal suo paese con la complicità di Parigi. Su un elicottero Rajoelina avrebbe raggiunto la piccola isola di Sainte-Marie, una delle principali destinazioni turistiche del Madagascar, al nord-est. E di lì un aereo militare francese l’avrebbe portato con la sua famiglia all’isola della Réunion. Dopo, con un aereo privato avrebbe raggiunto Dubai. Emmanuel Macron avrebbe dato personalmente il via libera all’operazione. Nonostante gli alti e i bassi della relazione con l’ex potenza coloniale, il Madagascar resta (o, almeno, restava finora) uno dei paesi africani dove Parigi mantiene una certa influenza Ad Antanananrico, la capitale, questa ulteriore "ingerenza" di Parigi è molto criticata.
Intanto, il consigliere ombra di Tajoelina, Mamy Ravatomanga, vicino a lui dai tempi del colpo di stato del 2009, che lo aveva portato la prima volta al potere (fino al 2014, poi vi era ritornato a partire dal 2018), è fuggito domenica nell’isola di Mauritius. È stato destituito anche il presidente del Senato Richard Ravalomanana, ex comandante della gendarmeria, soprannominato “generale Bomba”, per il ricorso generoso ai lacrimogeni ai tempi della crisi del 2009, accusato anche stavolta di essere dietro alla repressione dura delle manifestazioni (secondo l’Onu, nelle ultime settimane ci sono stati 22 morti negli scontri tra gendarmi e manifestanti).
Adesso sono i militari ad avere le chiavi in mano di una possibile soluzione della crisi. O almeno la Copsat, che, ironia della sorte, è la stessa unità che nel 2009 aveva sostenuto l’ascesa al potere di Rajoelina. Ancora lunedì i blindati del Capsat sono apparsi nel centro di Antananarivo, la capitale, con i giovani del Gen Z che li applaudivano. Nel frattempo, anche la gendarmeria, il braccio esecutivo della repressione dei primi giorni, ha annunciato di non voler più rispondere agli ordini del potere in carica e ha lasciato libere le proteste. Per il momento, però, non è chiaro chi sia l’uomo forte oggi del Capsat. Sabato, a fianco, dei suoi blindati, si era materializzato il generale Lylison René de Rolland, senatore, uno degli autori del colpo di stato del 2009, che potrebbe avere di nuovo oggi un ruolo importante. In piazza si era visto anche l’ex presidente Marc Ravalomanana, che aveva dovuto lasciare il potere nel 2009 a Rajoelina. Gen Z resta, invece, un movimento partito dal basso, fatto spesso di diplomati e laureati, ma che non riescono a vivere decentemente, ai quali si sono poi aggiunti coetanei più marginalizzati. Il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo: almeno l’80% dei 32 milioni di abitanti vive con meno di 15mila ariary al giorno, come dire 2,8 euro, la soglia di povertà fissata dalla Banca mondiale.
Da domenica trattative tra il Capsat e la società civile, Gen Z compreso, erano già iniziate. Hony Rader, segretaria generale del Collettivo dei cittadini e delle organizzazioni civiche, una Ong, ha sottolineato che “i militari hanno sostenuto i manifestanti e questo è positivo, ma non devono governare. Bisogna creare un governo transitorio per porre le basi di una rifondazione del paese e andare verso nuove elezioni”. Il colonnello Michael Randrianirina, uno degli autori dell’ammutinamento del Capsat, aveva confermato al quotidiano Le Monde: “Il nostro obiettivo non è prendere il potere. È molto importante per il Madagascar non uscire da un contesto costituzionale. Il nostro paese ha bisogno del sostegno della comunità internazionale e dei suoi finanziamenti: non può permettersi di perderli. Dobbiamo trovare un’uscita onorevole a questa crisi sulla base della Costituzione”. Ora bisognerà vedere cosa succederà.