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Il giorno della verità per Lecornu “Superare la crisi, unica missione”

(agf)

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Il primo ministro cerca un difficile equilibrio tra la gauche moderata e i Républicains. Ma incassa due mozioni di sfiducia
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PARIGI – Il governo Lecornu 2 è già in bilico e le prossime ore saranno decisive per la sua sopravvivenza. La nuova squadra, varata domenica, ha incassato due mozioni di sfiducia. La prima presentata dal Rassemblement National di Marine Le Pen, l’altra dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Oggi pomeriggio, quando il premier pronuncerà davanti ai deputati il suo discorso di politica generale, si capirà se arriverà una bocciatura in parlamento, aprendo la strada a nuove elezioni. Le due mozioni saranno discusse domani o al più tardi giovedì.

Per salvarsi, il premier Sébastien Lecornu dovrà trovare un impossibile equilibrio tra la gauche moderata, che chiede come condizione minima la «sospensione completa e immediata» della riforma delle pensioni, e i Républicains, che minacciano di far cadere il governo se quel pilastro della presidenza Macron dovesse essere toccato. Il presidente del partito lepenista, Jordan Bardella, ha accusato i socialisti di «lasciarsi comprare» sulla que…

PARIGI – Il governo Lecornu 2 è già in bilico e le prossime ore saranno decisive per la sua sopravvivenza. La nuova squadra, varata domenica, ha incassato due mozioni di sfiducia. La prima presentata dal Rassemblement National di Marine Le Pen, l’altra dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Oggi pomeriggio, quando il premier pronuncerà davanti ai deputati il suo discorso di politica generale, si capirà se arriverà una bocciatura in parlamento, aprendo la strada a nuove elezioni. Le due mozioni saranno discusse domani o al più tardi giovedì.

Per salvarsi, il premier Sébastien Lecornu dovrà trovare un impossibile equilibrio tra la gauche moderata, che chiede come condizione minima la «sospensione completa e immediata» della riforma delle pensioni, e i Républicains, che minacciano di far cadere il governo se quel pilastro della presidenza Macron dovesse essere toccato. Il presidente del partito lepenista, Jordan Bardella, ha accusato i socialisti di «lasciarsi comprare» sulla questione delle pensioni. Il segretario dei socialisti, Olivier Faure, ha replicato invitando il partito di estrema destra a chiarire la propria posizione sulla «tassazione degli ultraricchi». Ma nel voto i due estremi potrebbero raggiungersi. Le Pen ha già detto che è pronta a votare «qualsiasi mozione» per far cadere il governo, anche quella della sinistra radicale.

Durante l’ultima riunione all’Eliseo per le consultazioni con i partiti, Emmanuel Macron ha lasciato trapelare per la prima volta la possibilità di una concessione sulla riforma delle pensioni approvata nel 2023. L’idea sarebbe quella di ammorbidire il ritmo dell’aumento dell’età pensionabile, introducendo una progressività più lunga rispetto al passaggio graduale da 62 a 64 anni. Ma per la sinistra questo gesto resta insufficiente. I socialisti e gli ecologisti chiedono anche il blocco dell’incremento dei mesi di contribuzione necessari per accedere alla pensione piena.

Senza queste garanzie, la gauche potrebbe unirsi e votare la sfiducia, trascinando con sé anche i centristi dissidenti. Uno scenario che costringerebbe il capo dello Stato a un nuovo scioglimento anticipato dell’Assemblea nazionale e a convocare elezioni legislative dopo quelle organizzate nel luglio 2024.

Dall’Egitto, dove partecipava al vertice su Gaza, Macron ha scaricato la responsabilità della crisi sulle opposizioni, accusandole di «aver giocato con l’instabilità» e di «non essere all’altezza del momento che vive la Francia». Stamattina, con il rientro a Parigi del capo dello Stato, il governo Lecornu 2 si riunirà per la prima volta all’Eliseo per presentare la Finanziaria, già in ritardo sui tempi costituzionali. L’obiettivo è contenere il deficit al 4,7% del Pil, con circa 31 miliardi di tagli, quindi meno dei 44 miliardi previsti dalla manovra presentata nel luglio scorso dall’ex premier Bayrou. Lecornu punta ad avere circa 9 miliardi di euro per soddisfare alcune richieste delle opposizioni come una maggiore tassazione sui redditi più alti, escludendo però la cosiddetta «tassa Zucman» diventata una bandiera della sinistra. Ieri Lecornu ha chiesto ai ministri «di mettere da parte il proprio ego» e di «agire con sobrietà e umiltà». «La nostra unica missione – ha detto – è superare questa crisi politica e restituire stabilità al Paese». La composizione del governo appena formato mostra la fragilità della sua base politica. Degli oltre trenta membri, otto sono profili tecnici o esponenti della società civile e quasi metà dei politici appartengono invece al movimento macroniano. I sei ministri che vengono dalla destra dei Républicains, invece, sono già stati sospesi dal partito.

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