Nasser al-Qudwa: “Se Trump si distrae, la tregua a Gaza non reggerà”
dal nostro inviato Fabio TonacciRAMALLAH – A decidere se ci sarà una seconda fase dell’accordo non è Israele, ma una persona di nome Donald Trump. Se lui continuerà a essere coinvolto e determinato nell’attuazione del piano, si realizzerà. Se, per qualsiasi motivo non lo farà, ci troveremo in pessime acque». Nasser al-Qudwa arriva dalla scuola dei pragmatici: più che discutere di massimi sistemi, è uso a rimanere sul concreto. Nipote di Yasser Arafat, nato a Gaza City 72 anni fa, al-Qudwa ha rappresentato l’Olp alle Nazioni Unite dal 1991 al 2005 e ha coperto la carica di ministro degli Esteri. È stato appena riammesso nel consiglio direttivo di Fatah. Il suo nome circola tra i papabili per il governo transitorio dei tecnocrati che dovrebbe governare Gaza.
Sarà nella prossima amministrazione della Striscia?
«Niente di ufficiale per ora. Se me lo chiederanno, accetterò, per senso di responsabilità. Comunque il termine tecnocrate non mi piace».
Perché?
«È importante scegliere i componenti sulla base della compete…
RAMALLAH – A decidere se ci sarà una seconda fase dell’accordo non è Israele, ma una persona di nome Donald Trump. Se lui continuerà a essere coinvolto e determinato nell’attuazione del piano, si realizzerà. Se, per qualsiasi motivo non lo farà, ci troveremo in pessime acque». Nasser al-Qudwa arriva dalla scuola dei pragmatici: più che discutere di massimi sistemi, è uso a rimanere sul concreto. Nipote di Yasser Arafat, nato a Gaza City 72 anni fa, al-Qudwa ha rappresentato l’Olp alle Nazioni Unite dal 1991 al 2005 e ha coperto la carica di ministro degli Esteri. È stato appena riammesso nel consiglio direttivo di Fatah. Il suo nome circola tra i papabili per il governo transitorio dei tecnocrati che dovrebbe governare Gaza.
Sarà nella prossima amministrazione della Striscia?
«Niente di ufficiale per ora. Se me lo chiederanno, accetterò, per senso di responsabilità. Comunque il termine tecnocrate non mi piace».
Perché?
«È importante scegliere i componenti sulla base della competenza, non dell’appartenenza politica. Ma se uno è politicamente attivo e competente, va bene».
A giudicare da quel che sta accadendo a Gaza, la tregua sembra già vacillare.
«Vediamo come andrà la seconda fase, che è molto più complessa della prima. Il problema è che non c’è chiarezza e unità».
A cosa si riferisce?
«Non esiste un centro palestinese, c’è una situazione in Cisgiordania e un’altra a Gaza. Anche tra i Paesi arabi non sembra esserci fiducia reciproca, forse a causa dell’assenza di un ‘maestro’ palestinese che diriga la scena».
Come valuta il Piano Trump?
«È difficile definirlo, ma è sul tavolo, è la realtà attuale, che ci piaccia o no. Enumera una serie di principi, diciamo 20, ma mancano molti dettagli fondamentali».
Quali?
«Non è chiaro sul futuro di Hamas, sulla governance della Striscia, sulla sicurezza. E, soprattutto, sul futuro politico della Palestina, ossia sulla soluzione dei due Stati».
Sulla governance indica un governo transitorio supervisionato da un “board of peace” guidato da Trump e con Tony Blair.
«Mettere il popolo palestinese sotto tutela internazionale o ripristinare una sorta di Mandato britannico è assurdo. Non si può costruire nulla senza i palestinesi, bisogna dialogare. Però non si può parlare con Hamas senza che prima faccia una trasformazione politica. Dire semplicemente “non faremo parte del governo di Gaza” non basta».
Cambiare come?
«Il suo controllo di Gaza — in campo politico, amministrativo e di sicurezza — deve finire. Per quanto riguarda le armi, non amo il termine “disarmo” perché evoca episodi dolorosi della nostra storia».
Quali?
«Ogni volta che ci siamo disarmati, sono avvenute stragi. Meglio dire che le armi devono essere poste sotto il controllo di un’entità ufficiale. Tuttavia ciò che Israele chiede, disarmo ed esilio, è ridicolo».
Hamas dice che siete voi dell’Anp che non parlate con loro.
«E io gli rispondo: chi vuole parlare con voi? Chiunque lo faccia perde politicamente. Devono fare anche loro dei passi nella giusta direzione, smettere di agire fuori dalla legge».
È davvero convinto che Hamas sia pronta a riformarsi? E che ciò sia sufficiente a Israele per negoziare direttamente?
«Non sarà facile, ma bisogna lavorare per questo. Non spetta agli israeliani decidere».
A suo zio Arafat sarebbe piaciuto il Piano Trump?
«Arafat era un leader storico, avrebbe agito diversamente. Ma la situazione è cambiata, e dobbiamo affrontarla per quella che è».