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Hamas promette altri corpi, ma denuncia la violazione della tregua da parte dell’Idf

(afp)

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Il passaggio alla fase due è “in salita”. Pronti 15 tecnici per la transizione. Per l’Onu “è un’altra Nakba: la ricostruzione richiederà generazioni”
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«Che momento storico», scrive Donald Trump celebrando il vertice di Sharm el Sheikh che ha suggellato l’avvio della tregua a Gaza e lo scambio degli ostaggi. Ma il nuovo Medio Oriente profetizzato dal presidente americano è lontano, e la fase due del piano si annuncia tutta in salita. I qatarini fanno sapere che le discussioni sono iniziate, ma si tratta di negoziati “difficili” perché le questioni cruciali sul disarmo di Hamas, il nuovo governo di Gaza, la forza di stabilizzazione araba che dovrebbe subentrare ai miliziani per gestire l’ordine pubblico non sono state affrontate per non far saltare la liberazione dei rapiti israeliani. La prima montagna da affrontare riguarda la devastazione: la Striscia affoga sotto una quantità di macerie che equivalgono a «13 piramidi giganti», calcolano le Nazioni Unite. Oltre l’80% degli edifici sono andati distrutti o danneggiati, nella sola Gaza City la percentuale arriva al 92%: la seconda invasione della città voluta da Netanyahu a settembre …

«Che momento storico», scrive Donald Trump celebrando il vertice di Sharm el Sheikh che ha suggellato l’avvio della tregua a Gaza e lo scambio degli ostaggi. Ma il nuovo Medio Oriente profetizzato dal presidente americano è lontano, e la fase due del piano si annuncia tutta in salita. I qatarini fanno sapere che le discussioni sono iniziate, ma si tratta di negoziati “difficili” perché le questioni cruciali sul disarmo di Hamas, il nuovo governo di Gaza, la forza di stabilizzazione araba che dovrebbe subentrare ai miliziani per gestire l’ordine pubblico non sono state affrontate per non far saltare la liberazione dei rapiti israeliani. La prima montagna da affrontare riguarda la devastazione: la Striscia affoga sotto una quantità di macerie che equivalgono a «13 piramidi giganti», calcolano le Nazioni Unite. Oltre l’80% degli edifici sono andati distrutti o danneggiati, nella sola Gaza City la percentuale arriva al 92%: la seconda invasione della città voluta da Netanyahu a settembre e sostenuta da Trump ha raso al suolo il poco che restava in piedi, rendendola inabitabile. La distruzione fisica e l’impatto psicologico della guerra avranno effetti «per generazioni», un trauma paragonabile a quello «provocato dalla ‘Nakba’», dice Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale Onu per il diritto alla casa. La stessa tregua è appesa a un filo sottile.

Ieri Hamas ha restituito altre salme dei 28 ostaggi morti, dopo le prime 4 consegnate lunedì (una non è ancora stata identificata con certezza). Troppo poche, sostiene Israele, che ha accusato il gruppo di violare gli accordi e ha deciso, in risposta, di dimezzare gli aiuti che entrano nell’enclave rinviando la prevista riapertura del cruciale valico di frontiera di Rafah. Il movimento islamista ha denunciato che le Idf “violano la tregua uccidendo civili”.

Trump ha intimato ad Hamas di consegnare tutti i corpi degli ostaggi morti, anche se il gruppo islamista aveva avvertito che il recupero di tutte le salme avrebbe richiesto più tempo. Squadre di esperti egiziani sono al lavoro per aiutare a individuarle, mentre i palestinesi provano a contare i loro, di morti. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, le squadre di soccorso hanno recuperato più di 250 corpi per strada o sotto le macerie, scrive l’agenzia palestinese Wafa, ma i funzionari devono fare i conti con la carenza di mezzi e personale. Il sindaco di Gaza City non ha neppure le scavatrici per ripulire le strade della città e consentire ai convogli con gli aiuti di raggiungerla, quando riusciranno ad entrare.

Non tacciono nemmeno le armi. Ieri, secondo al Jazeera, ci sono stati nove morti in tutta la Striscia uccisi da fuoco israeliano, sei a Gaza City, altre tre in un attacco di droni a Khan Younis, nel sud. Fonti palestinesi raccontano che almeno tre persone tra quelle uccise a Gaza City stavano cercando di tornare nelle loro case. Gli israeliani sostengono che avessero superato la linea gialla oltre la quale si sono ritirati i soldati e costituivano una minaccia: l’Idf occupa ancora il 53% dell’enclave palestinese.

Nella confusione del dopo-Sharm, si prova a dar vita almeno a una qualche forma di nuova amministrazione. Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha rivelato che «15 tecnocrati palestinesi sono già stati selezionati» per far parte della squadra che governerà l’enclave, i nomi sarebbero già stati vagliati da Israele e approvati da tutte le fazioni palestinesi, compresa Hamas. «Dobbiamo schierarli per prendersi cura della vita quotidiana della popolazione di Gaza, e il Consiglio per la Pace dovrebbe sostenere e supervisionare il flusso di finanziamenti e denaro destinati alla ricostruzione di Gaza», ha spiegato Abdelatty.

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