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John Bolton incriminato: è il terzo avversario di Trump a essere colpito

(afp)

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L’ex consigliere per la sicurezza nazionale rischia l’ergastolo. Ecco perché
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La vendetta di Donald Trump sui suoi avversari ha fatto un’altra vittima: una giuria federale ha incriminato l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Gli sono stati contestati diciotto capi d’accusa per aver illegalmente trattenuto o trasmesso informazioni sensibili di sicurezza nazionale. Le accuse, se provate tutte, potrebbero costare a Bolton una condanna equivalente all’ergastolo, visto che ogni reato prevede una pena massima di dieci anni. E’ il terzo avversario di Trump a finire incriminato, dopo l’ex direttore dell’Fbi James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James.

Dopo le prime perquisizioni a casa e nell’ufficio di Bolton, ad agosto, Trump aveva definito il suo ex consigliere “una brutta persona, troppo brutta, il mondo va così”, ma aveva escluso di aver ordinato al dipartimento di Giustizia di indagare su di lui. “Nessuno è al di sopra della legge”, aveva dichiarato la procuratrice generale Pam Bondi. L’incriminazione, presentata presso il …

La vendetta di Donald Trump sui suoi avversari ha fatto un’altra vittima: una giuria federale ha incriminato l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Gli sono stati contestati diciotto capi d’accusa per aver illegalmente trattenuto o trasmesso informazioni sensibili di sicurezza nazionale. Le accuse, se provate tutte, potrebbero costare a Bolton una condanna equivalente all’ergastolo, visto che ogni reato prevede una pena massima di dieci anni. E’ il terzo avversario di Trump a finire incriminato, dopo l’ex direttore dell’Fbi James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James.

Dopo le prime perquisizioni a casa e nell’ufficio di Bolton, ad agosto, Trump aveva definito il suo ex consigliere “una brutta persona, troppo brutta, il mondo va così”, ma aveva escluso di aver ordinato al dipartimento di Giustizia di indagare su di lui. “Nessuno è al di sopra della legge”, aveva dichiarato la procuratrice generale Pam Bondi. L’incriminazione, presentata presso il tribunale federale di Greenbelt, nel Maryland, accusa l’ex consigliere della Casa Bianca di aver inviato documenti riservati attraverso un account di posta elettronica personale su Aol (acronimo di America Online, in passato una delle prime aziende statunitensi di servizi internet) e di aver deliberatamente trasmesso materiali a contatti esterni mentre prestava servizio nella prima amministrazione Trump. L’avvocato dell’ex consigliere, Abbe Lowell, ha respinto le accuse e sostenuto che i documenti sono stati conservati in modo appropriato.

Bolton, 76 anni, è stato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump dall'aprile 2018 fino al suo licenziamento, nel settembre 2019. Da allora i rapporti tra i due sono stati gelidi. L’ex consigliere ha criticato più volte l’operato del tycoon, anche con interventi pubblici e sulle reti televisive. Considerato a lungo un falco dell’agenda trumpiana, al momento di lasciare l’incarico aveva garantito di non avere i documenti o appunti riservati. In realtà, secondo l’accusa, quelle comunicazioni, rimaste nel suo account Aol, sono state esposte all’attacco hacker, quando un’entità straniera ha violato la sua email, secondo il mandato di perquisizione.

Durante il blitz nella sua abitazione in Maryland e nell’ufficio a Washington, gli agenti Fbi avevano trovato documenti riguardanti armi di distruzione di massa, la missione Usa alle Nazioni Unite, comunicazioni strategiche del governo e promemoria di viaggi segreti. Anche se Bolton non avesse avuto l’intenzione di divulgare le informazioni, potrebbe essere ritenuto penalmente responsabile se i documenti sensibili fossero stati lasciati incustoditi o accessibili ad altri. Questo vincolo si applica anche agli account email personali.

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