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Scudo anti droni, la Nato accelera. Hegseth avverte: “Nessuno scrocchi”

(reuters)

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L’obiettivo è mettere in piedi una struttura militare in grado di tenere testa alla Russia. E soprattutto farlo senza contare esclusivamente sulle forze Usa
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BRUXELLES – Il muro di droni operativo entro il 2027 e poi cooperazioni rafforzate dei Paesi pronti a collaborare, ossia le «Coalizioni di capacità Collettive», per dare il via al progetto di sicurezza comune e quindi alla prima forma di esercito europeo. Oggi la Commissione Ue presenta la “Roadmap” per la difesa che dovrà essere esaminata la prossima settimana dai 27 leader e rendere «pronta» l’Europa ad affrontare le minacce militari entro il 2030.

L’obiettivo è mettere in piedi una struttura militare in grado di tenere testa alla Russia. E soprattutto farlo senza contare esclusivamente sulle forze Usa. Il disegno messo a punto da Ursula von der Leyen si basa su quattro pilastri: la European Drone Defence Initiative (ossia il muro di droni) la Guardia del fianco orientale (per bloccare il pericolo di Mosca), lo “Scudo aereo” e lo “Scudo” per la difesa spaziale. Il tutto si baserà sulla partecipazione volontaria e senza alcun vincolo comunitario: «Saranno gli Stati a guidare queste i…

BRUXELLES – Il muro di droni operativo entro il 2027 e poi cooperazioni rafforzate dei Paesi pronti a collaborare, ossia le «Coalizioni di capacità Collettive», per dare il via al progetto di sicurezza comune e quindi alla prima forma di esercito europeo. Oggi la Commissione Ue presenta la “Roadmap” per la difesa che dovrà essere esaminata la prossima settimana dai 27 leader e rendere «pronta» l’Europa ad affrontare le minacce militari entro il 2030.

L’obiettivo è mettere in piedi una struttura militare in grado di tenere testa alla Russia. E soprattutto farlo senza contare esclusivamente sulle forze Usa. Il disegno messo a punto da Ursula von der Leyen si basa su quattro pilastri: la European Drone Defence Initiative (ossia il muro di droni) la Guardia del fianco orientale (per bloccare il pericolo di Mosca), lo “Scudo aereo” e lo “Scudo” per la difesa spaziale. Il tutto si baserà sulla partecipazione volontaria e senza alcun vincolo comunitario: «Saranno gli Stati a guidare queste iniziative, concordando come ritengono opportuno gli obiettivi concreti, la distribuzione dei compiti, l’assegnazione dei fondi dei bilanci nazionali e il quadro più appropriato per realizzarli».

Il primo obiettivo, però, è edificare il “muro antidroni” entro due anni. Il piano complessivo dovrà essere definito entro la prossima primavera per poi iniziare con la realizzazione. E come aveva già spiegato la presidente della Commissione una parte degli acquisti bellici, «almeno il 40%» dovrà essere «congiunta».

In questo contesto, alcuni Paesi, come la Germania, già si candidano a guidare il primo progetto, quello dei droni. «Nei prossimi anni — ha spiegato il ministro della Difesa tedesco Pistorius al termine della riunione con i colleghi della Nato — investiremo 10 miliardi in droni di ogni tipo, di attacco e di difesa, a tutte le altitudini. La Germania si candida a guidare il progetto Air Defence Shield». Con un’avvertenza, ha sottolineato l’Alta Rappresentante Ue, Kaja Kallas: non si tratta di difendere solo il fianco est perché i droni «rappresentano un rischio pure per il sud». «Anche la Nato — ha assicurato il suo Segretario Generale, Mark Rutte — implementerà una serie di ulteriori misure anti-droni».

Ovviamente l’intera discussione si è basata sui pericoli che sempre più frequentemente arrivano dal Cremlino. Il sostegno all’Ucraina è quindi fondamentale. A questo proposito le parole del Segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth, sono state una ennesima scudisciata nei confronti degli alleati europei. «Un meccanismo fondamentale per raggiungere la pace in Ucraina — ha ricordato — è l’iniziativa di finanziamento Purl (il programma di finanziamento per l’acquisto delle armi americane da destinare a Kiev). Gli alleati affermano spesso che la sicurezza dell’Ucraina è sinonimo di sicurezza europea. Ebbene, tutti i Paesi della Nato traducano le parole in azioni concrete sotto forma di investimenti, senza scrocconi». A suo giudizio, «se c’è una cosa che abbiamo imparato sotto la presidenza Trump, è l’applicazione attiva della pace attraverso la forza. Si ottiene la pace quando si è forti, non quando si usano parole forti o si agita il dito». Questo, è il parere ministro britannico della Difesa, John Healey, consente anche di far capire a Vladimir Putin che «se minacciarti agiremo». Intanto Berlino rafforzerà la difesa aerea della Polonia schierando i suoi jet Eurofighter nella base di Malbork. Nella bozza del documento finale del prossimo Consiglio europeo si definisce «prioritaria» la sicurezza e sottolinea «l’importanza di garantire la difesa di tutte le frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Ue». A tal fine, «il lavoro dovrà concentrarsi su progetti concreti volti a rafforzare gli sforzi congiunti degli Stati membri nel potenziamento delle loro capacità di difesa aerea e anti-drone, facendo pieno uso del fondo Safe». I tempi di pace sono finiti pure nei documenti Ue.

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