Norvegia, la Chiesa luterana chiede scusa agli omosessuali da un bar simbolo della comunità gay
di Daniele Castellani PerelliNel London Pub, simbolo della comunità gay di Oslo, ieri la Chiesa luterana norvegese ha chiesto scusa. “Abbiamo inflitto vergogna, torti gravi e dolore agli omosessuali”, ha dichiarato il vescovo Olav Fykse Tveit, capo della Chiesa di Norvegia, che ha parlato di “discriminazioni, differenze di trattamento e molestie” che hanno spinto alcuni a perdere la fede. “Non sarebbe dovuto succedere e oggi sono venuto a dir loro: ‘Perdonateci’”, ha aggiunto Tveit, il primo capo della Chiesa norvegese a partecipare, nel 2023, a una marcia per i diritti della comunità Lgbtq. Il luogo scelto per l’occasione, il London Pub, è uno dei due bar presi di mira il 25 giugno del 2022 da una sparatoria avvenuta a margine del Pride, in cui Zaniar Matapour, un norvegese di origine iraniana affiliato all’Isis, fece due morti e nove feriti.
“Perversi e spregevoli”
Con i suoi 3,4 milioni di membri, ovvero più del 60 per …
Nel London Pub, simbolo della comunità gay di Oslo, ieri la Chiesa luterana norvegese ha chiesto scusa. “Abbiamo inflitto vergogna, torti gravi e dolore agli omosessuali”, ha dichiarato il vescovo Olav Fykse Tveit, capo della Chiesa di Norvegia, che ha parlato di “discriminazioni, differenze di trattamento e molestie” che hanno spinto alcuni a perdere la fede. “Non sarebbe dovuto succedere e oggi sono venuto a dir loro: ‘Perdonateci’”, ha aggiunto Tveit, il primo capo della Chiesa norvegese a partecipare, nel 2023, a una marcia per i diritti della comunità Lgbtq. Il luogo scelto per l’occasione, il London Pub, è uno dei due bar presi di mira il 25 giugno del 2022 da una sparatoria avvenuta a margine del Pride, in cui Zaniar Matapour, un norvegese di origine iraniana affiliato all’Isis, fece due morti e nove feriti.
“Perversi e spregevoli”
Con i suoi 3,4 milioni di membri, ovvero più del 60 per cento della popolazione, la Chiesa protestante norvegese è la più importante del Paese. Come le altre religioni, ha a lungo discriminato la comunità Lgbtq, impedendo ai suoi membri di diventare preti o di sposarsi in chiesa. Negli anni Cinquanta era arrivata a definirli “un pericolo sociale di portata mondiale” e aveva definito i loro atti “perversi e spregevoli”. Con il tempo però ha sposato poi un approccio più liberale. Dal 2007 ha autorizzato i sacerdoti omosessuali e dal 2017 le unioni religiose per le persone dello stesso sesso. Secondo un recente sondaggio, il 65 per cento dei norvegesi riteneva che fosse ormai arrivata l’ora che la Chiesa si scusasse, così come è già successo, da parte protestante, in Inghilterra e Canada.
Le reazioni
Le scuse della Chiesa sono “forti e importanti”, ma arrivano “troppo tardi”, ha replicato Stephen Adom, leader dell’Associazione per la diversità di genere e sessuale in Norvegia. Troppo tardi soprattutto, ha spiegato, “per quanti di noi sono morti di Aids, il cuore gonfio di angoscia perché la Chiesa riteneva che l’epidemia fosse la punizione di Dio”.
Per Hanne Marie Pedersen-Eriksen, presidente di una rete cristiana per le lesbiche e sacerdotessa omosessuale, queste scuse rappresentano invece “una riparazione importante e finalmente segnano la fine di un capitolo buio della storia della Chiesa”.