PARIGI – Sébastien Lecornu è salvo. Per una manciata di voti, il premier francese è riuscito ieri a evitare la sfiducia, grazie all’astensione decisiva del partito socialista, che in cambio ha ottenuto la sospensione della contestata riforma delle pensioni. La mozione presentata dalla France Insoumise è stata respinta con 271 voti a favore, lontani dai 289 necessari per far cadere il governo. Insoumis, comunisti, ecologisti ed estrema destra hanno votato compatti, ma la destra dei Républicains e, soprattutto, i socialisti hanno scelto di non unirsi al fronte anti-Lecornu. Una seconda mozione, presentata dal Rassemblement National, si è fermata a 144 voti.
Uscendo a piedi dal Parlamento, il premier si è limitato a dire di essere «al lavoro», soddisfatto che «i dibattiti possano finalmente cominciare». Per ora Macron ha vinto la sua scommessa, riconfermando Lecornu alla guida dell’esecutivo, nono…
PARIGI – Sébastien Lecornu è salvo. Per una manciata di voti, il premier francese è riuscito ieri a evitare la sfiducia, grazie all’astensione decisiva del partito socialista, che in cambio ha ottenuto la sospensione della contestata riforma delle pensioni. La mozione presentata dalla France Insoumise è stata respinta con 271 voti a favore, lontani dai 289 necessari per far cadere il governo. Insoumis, comunisti, ecologisti ed estrema destra hanno votato compatti, ma la destra dei Républicains e, soprattutto, i socialisti hanno scelto di non unirsi al fronte anti-Lecornu. Una seconda mozione, presentata dal Rassemblement National, si è fermata a 144 voti.
Uscendo a piedi dal Parlamento, il premier si è limitato a dire di essere «al lavoro», soddisfatto che «i dibattiti possano finalmente cominciare». Per ora Macron ha vinto la sua scommessa, riconfermando Lecornu alla guida dell’esecutivo, nonostante le dimissioni di pochi giorni fa e l’assenza di sostegno da parte del leader dei Républicains, Bruno Retailleau. Il capo dello Stato riesce, almeno per il momento, a tenere in piedi un governo fragile e logorato. Il prezzo politico, però, è altissimo.
Nelle file di Renaissance monta il malumore per la sospensione della riforma che alzava l’età pensionabile da 62 a 64 anni, presentata come il simbolo del macronismo riformista. Ieri sera Macron ha riunito all’Eliseo gli artefici di quella legge, l’ex premier Élisabeth Borne e l’ex ministro del Lavoro Olivier Dussopt, ringraziandoli per il “coraggio” mostrato nel mezzo delle proteste del 2023. «So quanto vi è costata questa riforma. Era una battaglia giusta, ma serviva un compromesso per la stabilità», ha confidato davanti a una quindicina di deputati.
Ora il premier deve far approvare una manovra finanziaria da 30 miliardi in un parlamento senza maggioranza. «La nostra fiducia non è per sempre», ha avvertito il segretario socialista Olivier Faure. Il Ps ha annunciato battaglia sulla “legge Zucman”, la tassa sui super-ricchi.